Gazzetta di Modena

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Scuola 2030

Nel campo scuola della Protezione civile: «Esperienza unica per i giovani volontari»

di Cecilia Brocchetto*
Nel campo scuola della Protezione civile: «Esperienza unica per i giovani volontari»

Protagonisti i ragazzi delle superiori: «Aiutare i senzatetto apre gli occhi»

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MODENA. Spesso, nel voler entrare nel mondo del volontariato, i giovani si trovano a dover affrontare l’imbarazzo di non saper come approcciare le associazioni. Il Gruppo Comunale Volontari di Protezione Civile di Modena apre le porte ai ragazzi grazie al Campo scuola. Ne parlano tre ragazze volontarie nel corpo: Matilde Porri, Licia Fregni e Beatrice Miselli.

«L’esperienza ti apre gli occhi»

«Ci siamo avvicinate alla Protezione Civile nello stesso modo. A tutte e tre è stato proposto di partecipare al campo estivo e noi inizialmente abbiamo accettato con leggerezza, prendendolo un po’ come uno scherzo». Il Campo Scuola viene organizzato ogni anno tra fine agosto e inizio settembre, per i ragazzi tra la seconda e la quarta superiore, ed offre ai giovani 4 giornate e 3 notti in cui, divisi in squadre, vengono introdotti alle attività della Protezione Civile e provano in prima persona cosa vuol dire operare come volontario. Qui, da una parte i ragazzi imparano come comportarsi in caso di emergenze legate al territorio, dall’altra creano legami sinceri, forti dell’esperienza condivisa.

«Al campo montiamo le tende, facciamo orienteering, andiamo in piscina a provare i salvataggi in acqua…sono attività che ci coinvolgono, e che lo stare assieme rende ancora più divertenti». Il Campo Scuola permette ai ragazzi interessati di mettersi nei panni dei volontari, ma questo non basta per essere considerati tali. «Prima di tutto c’è il corso base, ma anche con quello non puoi fare tutto. Alcuni ambiti richiedono una preparazione specifica».

«Noi, da quando siamo volontarie, ci siamo occupate dell’ accoglienza invernale, ovvero della distribuzione di abbigliamento adeguato e cibo a lunga durata a persone senza fissa dimora». «È una delle attività più d’impatto» aggiunge Beatrice «Ti apre gli occhi su aspetti della società a cui normalmente non fai caso».

«Lo spirito di squadra è il primo valore»

Proprio riguardo ai lavori svolti dai volontari, emergono luoghi comuni e fraintendimenti. «Confrontandomi con i miei compagni mi sono accorta che, spesso, le persone associano alla Protezione Civile il concetto di sacrificio umano, come se appena ci fosse un problema ti mandassero a morire» dice Licia. «Non è assolutamente così. La prima cosa che ti insegnano quando diventi volontario è che non sei un eroe e non devi metterti in posizioni di rischio. Non è un caso se si lavora sempre in gruppo».

In Protezione Civile l’aiuto di tutti è ben accolto, ma non tutti agiscono direttamente sul campo. Si può anche aiutare “da lontano”. Comunque, essere volontari in Protezione Civile insegna molto, e le ragazze non fanno fatica a trovare qualcosa che questa esperienza gli ha dato e gli sta ancora dando: «Lo spirito di squadra è il primo valore che inevitabilmente interiorizzi. Mai da soli» è un pilastro fondante dell’azione dell’associazione. «Devi saper collaborare con i tuoi compagni e agire come un tutt'uno. Nel momento in cui metti la casacca, quella è una divisa, e quando la indosso non sono io Beatrice Miselli, sono io Protezione Civile».

Dall’empatia verso coloro che vivono disagi quotidiani, ad una maggiore conoscenza del territorio e dei suoi pregi e pericoli: questo emerge dall’esperienza di tre ragazze che hanno deciso di dedicare il proprio tempo ad assistere il prossimo. Fare il volontario vuol dire mettersi in gioco e imparare ad affrontare le difficoltà insieme. Vuol dire fare parte di una comunità che ti sostiene e che a tua volta aiuti a crescere con il tuo impegno. Ad ogni età, se vuoi aiutare la tua città, la Protezione Civile potrebbe essere la giusta strada da intraprendere.
*studentessa del Liceo Muratori-San Carlo, classe 5A