Gazzetta di Modena

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Scuola 2030

Tecnologia a servizio del business: «Ecco il modello vincente di Quix»

di Sara Bonini e Samharsam Castillo Teclemariam*
Tecnologia a servizio del business: «Ecco il modello vincente di Quix»

L’intervista ad Andrea Prandini, uno dei fondatori: «L’AI spiegata bene»

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MODENA. Andrea Prandini, uno dei fondatori, racconta le origini di Quix e riflette sulle sfide dell’intelligenza artificiale.

Di cosa vi occupate?

«Noi ci occupiamo di tecnologia ma lo slogan chiarisce l’obiettivo principale: applicare la tecnologia per migliorare i processi di business. Proprio per questo i nostri clienti non sono singoli individui, ma aziende intere. Nel nostro ambito si definisce business-to-business, un’azienda che lavora con altre imprese o con la pubblica amministrazione, come nel nostro caso».

Andiamo alle origini: come è nata l'idea di fondare l’azienda e la scelta del nome?

«L’azienda è nata nel 2000 con molta leggerezza: avevo 22 anni ed erano i primi anni in cui c’era internet; questa rivoluzione avanzava velocemente e l’azienda di informatica per cui lavoravo non era così all'avanguardia; perciò insieme ad altri amici, che avevano fatto il mio stesso percorso di studio, ho intrapreso questa avventura. La sfida maggiore non l’abbiamo riscontrata in ambito informatico, ma in ambito burocratico, imprenditoriale e umano: gestire e lavorare con tante persone richiede grande responsabilità. Attualmente circa 105 persone lavorano in azienda insieme ad una ventina di collaboratori, inoltre, ultimamente ci siamo uniti ad un gruppo di Bologna per continuare il percorso di crescita. Per quanto riguarda il nome, invece, ne volevamo uno breve, originale e che ricordasse la velocità (quick)».

Com’è il vostro rapporto con i giovani?

«Noi puntiamo molto sui giovani. Infatti, l’età media in azienda è circa di 34 anni e, proprio per questo, finanziamo spesso eventi riguardanti l’intelligenza artificiale e la tecnologia, in quanto secondo noi è un dovere sociale che ogni azienda dovrebbe svolgere. Soprattutto in un'azienda come la nostra, in cui la fonte principale sono le persone e, in particolare, i giovani, è fondamentale che ci sia un tessuto anche intorno che aiuti la crescita culturale e l’avvicinamento alla tecnologia».

Visto il recente sviluppo dell’intelligenza artificiale, qual è l’aspetto più innovativo di questa rivoluzione?

«Quella dell’AI è forse una delle rivoluzioni più importanti che affronteremo data la sua rapida evoluzione e pervasività, ogni settimana escono nuovi tool e nuovi modelli che ti costringono al cambiamento. Potete già vedere alcuni degli aspetti positivi, anche nella vita quotidiana, ma l’altro lato della medaglia è che è un cambiamento e, in quanto tale, scardinerà i sistemi presenti. La nostra capacità di adattamento è messa a dura prova: la grande differenza rispetto alle altre tecnologie, è che questa non è nata per sopperire le mancanze fisiche dell’ uomo, come la macchina, ma per imitarne i ragionamenti. Sicuramente tanti mestieri verranno rimpiazzati dall’AI: secondo alcune stime, infatti, si perderanno 92 milioni di posti di lavoro entro il 2030, ma se ne creeranno 170 milioni di nuovi. Nel nostro ambito, ad esempio, l’intelligenza artificiale generativa ha portato a compiere diversi progetti in poco tempo, con molta velocità e costi bassi. In ogni ambito sarà comunque importante la componente umana di supervisione e controllo e rimanere aggiornati anche con delle tecnologie meno conosciute, come la blockchain o il quantum computing, che a mio parere diventeranno fondamentali».

Un consiglio ai giovani?

«Imparare ad adattarsi e ad essere pronti a cavalcare questo cambiamento: le capacità umane, le soft skills, come l’empatia, il pensiero critico e la curiosità dovranno essere potenziate per non entrare in competizione con l’AI».

*studentesse del Liceo Muratori-San Carlo, classe 5A