Gazzetta di Modena

Modena

Scuola 2030

Aiutiamo il Madagascar: «In campo per gli altri»

di Omar Joel Plessi e Marianna Rossi*
Aiutiamo il Madagascar: «In campo per gli altri»

Gli studenti del Venturi intervistano i volontari modenesi

4 MINUTI DI LETTURA





MODENA. Molto spesso quando sentiamo parlare di Madagascar pensiamo subito alle sue meravigliose spiagge tropicali o alla magnifica biodiversità naturale e mai all'estrema povertà e deforestazione che hanno portato il popolo malgascio a vivere in penuria di cibo, istruzione e infrastrutture.

Abbiamo dunque deciso di intervistare due volontari che, a più riprese, si sono recati in questa terra devastata per prestare soccorso a bambini e bisognosi, per farci raccontare la loro esperienza di servizio, coscienti del fatto che siamo stati fortunati ad aver conosciuto due storie differenti.

Perché andare in missione

La prima è quella di Maria Grazia Soli, una giovane studentessa di Scienze della Formazione di 21 anni, recatasi in Madagascar nel 2024 per tre settimane: «Non so perché ho deciso di andare in Madagascar, ma ho sempre avuto il desiderio di partire per una missione» ci spiega durante l’intervista.

La seconda storia è quella di Luigi Ballestrazzi: un elettricista - ad oggi in pensione - di 69 anni recatosi in Madagascar ogni anno dal 2016: «Ho iniziato a fare volontariato in parrocchia, allenando la squadra di calcio dei bambini; poi una mia collega mi ha proposto di partire per il Madagascar e per me è stato quasi naturale accettare. Mi ritenevo fortunato e desideravo dare una mano» ci racconta.

«Io ero sempre a contatto con bambini e suore» dice Maria Grazia: «Assieme alle altre volontarie la mattina dipingevo i muri delle scuole mentre i nostri pomeriggi li passavamo insieme ai bambini che, di solito, erano quasi un centinaio». Molto diversa è invece la mansione di Luigi: «Ho iniziato il mio servizio nelle Case della Carità» racconta: «Poi ho seguito la realizzazione di un ospedale in una foresta ad Ampasimanjeva dove, io e i miei colleghi, abbiamo rinnovato gli impianti elettrici della struttura installando pannelli fotovoltaici».

«Un’esperienza che cambia la vita»

Ovviamente il volontariato non è solo lavoro, ma anche approccio con il prossimo. «Il popolo malgascio è povero» dice Luigi: «Ma molto più felice del nostro. Ricordo che lavorai con un tecnico molto competente e preparato e rimasi parecchio sorpreso quando scoprii che era analfabeta». Mentre Maria Grazia racconta: «Il popolo malgascio è estremamente accogliente e vive la dimensione religiosa in maniera diversa da noi. Loro ringraziano Dio ogni giorno per tutto ciò che hanno e questa è una cosa che mi ha colpita molto perché vivono nella miseria e nella fame».

Nelle zone rurali, però, rimane ancora traccia di superstizione: «In alcuni villaggi capita spesso che, quando nascono due gemelli, il più debole dei due venga abbandonato nella foresta. È stato raccapricciante scoprirlo» ha raccontato Luigi. Ma ovviamente, durante esperienze di questo genere, i sentimenti personali incidono molto. «Stare assieme ai bambini e aiutarli era soddisfacente, si realizzava un sogno» dice Maria Grazia: «È un’esperienza che mi ha cambiato la vita: mentre mi trovavo in Madagascar sentivo di non voler essere in nessun altro luogo al mondo. L’unica amarezza è stata quella di sapere di non poter fare nulla di più per quelle persone; di non essere in grado di aiutarle a tempo indeterminato. Sono fiera dell’aiuto che ho portato, ma spesso la paura di non star facendo abbastanza è stata un peso che, sia io che le mie compagne, ci siamo portate appresso durante questo servizio».

«Un esempio per i giovani»

Mentre Luigi racconta: «Ero curioso di conoscere un nuovo popolo e di affrontare questa sfida». Poi continua: «Ho avuto molti momenti di sconforto ma ho sempre avuto una spalla su cui contare: ogni notte pregavo il Signore e gli affidavo le mie paure; puntualmente ogni problema svaniva e io mi sentivo sereno». In conclusione: consigliate questa esperienza ai giovani di domani? Secondo Luigi: «Questa esperienza mi ha lasciato tanto e deve essere d’esempio ai giovani perché sono pieni di potenzialità» dice: «Dovete solo provare». Mentre per Maria Grazia: «Solo chi è disposto a partire con la mente e il cuore aperti può fare questo tipo di servizio: il volontariato non è una vacanza».

*studenti del Liceo Venturi, classe 3R