TribalNeed, un ritorno alle origine allontanandosi dalla musica tecnologica
Il percorso artistico di Riccardo Moretti, da Modena a Cape Town
MODENA. Abbiamo intervistato Riccardo Moretti, musicista professionista e solista, in arte “TribalNeed”, letteralmente bisogno tribale. È proprio su questo che si basa il suo progetto, cioè sul tentativo di tornare alla produzione di una musica antica nella realtà odierna in cui, al contrario, la produzione musicale si basa soprattutto sull’uso di strumenti tecnologici e digitali come ad esempio l’autotune.
Dalla Ghirlandina al Sudafrica
Riccardo nasce a Modena nel gennaio del ’72 e fin da subito viene indirizzato verso il mondo della musica. Finiti gli studi di Economia e Commercio, decide di staccarsi completamente dalle sue radici e di trasferirsi a Cape Town, in Sudafrica, città nella quale è ancora residente. A Cape Town ha arricchito il suo stile con influenze tribali e underground. Continua la sua carriera viaggiando frequentemente per diffondere la sua idea di musica tribale sia attraverso tour che spettacoli di strada. Riccardo rifiuta completamente il computer facendo uso solo di strumenti come loop station, giocattoli per bambini e soprattutto il didgeridoo; quest’ultimo è uno strumento a fiato originario delle popolazioni aborigene dell’Australia, ricavato dal ramo di eucalipto che viene scavato naturalmente dalle termiti.
La sua musica si basa principalmente su suoni malinconici sovrapposti e ritmi antichi, creati esclusivamente durante la sua performance improvvisata, quindi se commette un errore, non può essere corretto e diventa segno distintivo di ogni concerto, rendendoli tutti irripetibili. Le sue performance sono un modo per riconnettersi fisicamente a se stessi, attraverso il suono, in un’esperienza che definisce “magica” e “romantica” nella quale si crea un’energia potente che unisce le persone con l’ambiente circostante. Riccardo ci ha anche rivelato di preferire la vendita dei suoi album su piattaforme come Bandcamp al posto di Spotify, spiegandoci come: «Spotify è più uno strumento di diffusione che di vendita, in quanto l’artista non ricava alcun contributo. L’artista, a causa del mondo dello streaming, guadagna più dai live e questo è un bene per gli artisti già affermati con un pubblico ampio, ma un male per i piccoli artisti che, non riuscendo a vendere gli album da soli, fanno fatica a vivere della loro musica».
Il pubblico e la “bolla”
Nonostante la prevalenza oggi della vendita online, Riccardo continua a vendere i suoi album principalmente dal vivo, anche se con qualche eccezione, come abbiamo visto. Ha realizzato diversi album, dei quali l’ultimo uscito è “Shamanica” realizzato nel 2019. Abbiamo già spiegato che Riccardo diffonde la sua musica sia attraverso grandi concerti sia in piccoli spettacoli di strada, ma quale tra questi due preferisce?
Riccardo dichiara di amare entrambi, ma che tra i due predilige sicuramente il secondo: sui grandi palchi c’è più distacco con il pubblico e spesso si sente come se fosse in una “bolla”; le esibizioni per strada sono invece più genuine e inaspettate: è impossibile sapere il pubblico con il quale si ha a che fare, ma la vicinanza con le persone permette una sinergia maggiore tale che il pubblico entra a far parte dello spettacolo. Riccardo richiama, come artista, la figura antica della guida che intrattiene e crea legami tra le persone. Ad oggi TribalNeed è conosciuto in molti Paesi nel mondo oltre all’Italia, come in Sud Africa, in Austria, in Germania, nei Paesi Bassi, ma anche in India, Thailandia, Messico e molti altri.
*studentesse del Liceo Artistico A. Venturi, classe 3R
