Gazzetta di Modena

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Rossella Piana e Gianluca Re: «Essere modenesi alimenta la passione»

di Ait El Bachir Anwar e Boudjella Zakaria*

	Gli arbitri modenesi Rossella Piana e Gianluca Re
Gli arbitri modenesi Rossella Piana e Gianluca Re

Gli arbitri modenesi di pallavolo si raccontano agli studenti

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MODENA. Modena, città simbolo della pallavolo: due arbitri raccontano il dietro le quinte delle partite, tra emozioni, regole e responsabilità invisibili ma decisive. Dietro ogni partita c’è un lavoro spesso sottovalutato: quello degli arbitri. In campo, ogni decisione arriva in pochi istanti, tra tensione, proteste e pubblico.

Rossella Piana, arbitro internazionale con oltre 100 gare in serie A1 dal 2014 e Gianluca Re, giovanissimo arbitro nazionale di ruolo B dal 2020, spiegano cosa significa vivere una partita da bordo campo, offrendo uno sguardo diverso sullo spettacolo che tutti vedono in campo.

Esiste una regola che il pubblico fa ancora fatica a capire?

Piana: «Non credo ci sia una regola precisa: la pallavolo è fatta di tante regole, alcune molto tecniche, con la relativa casistica».

Come descriverebbe il tuo ruolo come arbitro in tre parole?

Piana: «Un arbitro deve essere empatico, leggere il contesto e comprendere le reazioni dei giocatori. Deve essere autorevole nella gestione della gara e preparato, conoscendo il regolamento e arrivando pronto a ogni scelta».

Che significato ha per voi Modena, città simbolo della pallavolo, nel vostro percorso arbitrale?

Piana: «Modena ha una storia importante nella pallavolo. Chiunque sia cresciuto qui ha respirato questo sport. Il mio percorso nasce anche dal fatto che ho giocato a pallavolo e guardavo le partite al PalaPanini prima di diventare arbitro. Sono le mie radici pallavolistiche», conclude Piana.

Dopo le parole di Rossella Piana, ecco invece le parole di Gianluca Re.

Questa la sua opinione sul mondo degli arbitri che lo vede tra i protagonisti. Arbitrando in un territorio così legato a questo sport, si sente una responsabilità diversa?

Re: «Modena è una città ricca di pallavolo – inizia così le di cui tutti conosciamo la storia. Per me è fondamentale: è la città in cui sono nato come arbitro e in cui continuo a crescere. È un grande onore respirare quest’aria di pallavolo fin da giovane e poter dirigere gare di alto livello, anche nel settore giovanile».

Quale ruolo è più difficile tra primo e secondo arbitro?

Re: «Secondo me non esiste un ruolo più facile o più difficile: sono entrambi impegnativi. Non a caso il regolamento prevede due arbitri, proprio per dividersi i compiti. Una buona coppia riesce a lavorare meglio, collaborando, e questo contribuisce anche a rendere la partita più piacevole».

Come si prepara un arbitro di livello nazionale a una partita?

Re: «La preparazione è fondamentale e comincia dal momento della designazione. Dal punto di vista tecnico si cercano informazioni utili, si studiano le squadre e ci si concentra su ciò che può servire davvero in gara. È importante anche curare l’alimentazione, perché, come gli atleti, anche noi dobbiamo essere nelle condizioni migliori per rendere al massimo», termina l’intervista Re.

Con le loro parole, Rossella Piana e Giovanni Re, emerge quanto sia complesso e delicato il ruolo dell’arbitro: invisibile agli occhi del pubblico, ma essenziale per garantire equilibrio, regole e rispetto in ogni partita.

*studenti del Liceo Tassoni, classe 4E