Marco Nosotti dal Sassuolo a Sky Sport: «Sono uno spettatore privilegiato»
Gli studenti del Tassoni intervistano il noto giornalista: «L’importante è prepararsi»
MODENA. Come studenti del liceo scientifico Tassoni, grazie al progetto di giornalismo sportivo abbiamo avuto l’occasione di intervistare il giornalista e bordocampista modenese che da anni lavora a Sky Sport, Marco Nosotti. Nell’occasione si è dimostrato una persona molto professionale e disponibile nel rispondere alle nostre domande.
Lei ha uno stile di narrazione molto distintivo, quasi poetico. È stato uno sviluppo naturale o una scelta stilistica consapevole per differenziarsi?
«Inizialmente ho pensato ad essere pulito per farmi comprendere al meglio, per rispettare la notizia ed il pubblico e trasmettere al massimo la mia passione e col tempo ho cercato di sviluppare un metodo che fosse il più personale possibile e che mi rappresentasse al meglio. La cosa più importante è non avere un piano di narrazione che sia omologato a quello degli altri».
Nel concreto cosa significa essere bordocampista?
«Il bordocampista è un ruolo che nasce negli anni ’90 ed è una sorta di spettatore privilegiato che racconta la parte più intrigante ed emozionante dell’evento. La cosa più preziosa che ti dà questo lavoro è l’occasione di conoscere luoghi, persone e situazioni diverse il che, senza dubbio, arricchisce molto. Se dovessi descriverlo in parole probabilmente lo definirei emozionante, concreto e utile, ma anche rapido: a fine giornata quello che hai fatto è fatto e devi subito buttarti nei prossimi incarichi, questo ti dà la possibilità di rinnovarti facendo comunque tesoro di quello che hai fatto precedentemente».
La sua passione per lo sport è legata al fatto di aver giocato nelle giovanili del Sassuolo?
«Ho giocato nelle giovanili del Sassuolo e la mia passione per lo sport nasce da lì: mi sono divertito molto e, nonostante non fossi un campione, ho sempre cercato di metterci impegno per esaltare la parte ludica dello sport, che viene prima della competizione, cosa importante da ricordare a tutti i livelli. Lo sport ti dà l’opportunità di confrontarti con gli altri e di competere con te stesso; a me ha dato un senso del dovere e del rigore che, ancora oggi, mi è molto utile. Inoltre, grazie alla mia “carriera” nel mondo del calcio, ho capito quali sono le cose giuste da chiedere alle persone che intervisto ma, soprattutto, ho capito quali sono le cose da non chiedere, filtrando così tutto il lavoro che ho preparato».
Qual è il consiglio che vorrebbe dare ai giovani?
«Un consiglio che mi sento di dare a chi vuole fare questo lavoro è quello di riconoscere la propria passione e prepararsi al meglio, per avere conoscenza delle cose che si raccontano e degli strumenti che si usano. Prepararsi non per fare una bella figura, ma per conoscere al meglio le persone e gli ambienti che frequentiamo. La cosa in assoluto più importante in questo mestiere, però, è la curiosità: avere voglia di andare in fondo alle cose, non fermarsi alle apparenze, essere onesti con sé stessi e con le persone. Noi giornalisti, infatti, siamo testimoni dei fatti e ci poniamo come intermediari tra le notizie e le persone. Per ultima cosa, direi di avere pazienza e rispetto, non con l’idea di avere la verità in tasca, ma di provare ad avvicinarsi ad essa il più possibile. Quando ti chiedi il perché delle cose, direi che in quel momento sei già a buon punto».
*studenti del Liceo Tassoni
