Cadetti, determinazione per un percorso impegnativo
Sophia: «La mia vita è cambiata tantissimo, però solo in meglio». Carlo: «Qui sono cresciuto, ogni giorno bisogna dare il massimo»
MODENA. Oltre la divisa, chi sono davvero i Cadetti? Per rispondere a questa domanda abbiamo intervistato Sophia Messina e Carlo Bonan, allievi del 206º corso presso l’Accademia Militare di Modena.
Che percorso avete effettuato per entrare in Accademia?
Messina: «Ho deciso di entrare in Accademia poco dopo aver finito il liceo. Non è stato semplice, però con grande disciplina e concentrazione si possono superare le prove del concorso, che prevedono una preselettiva, prove fisiche, visite mediche e psicoattitudinali, un tema di lingua italiana e una prova orale di matematica. Non sono entrata subito: ho provato per il 205º corso e non sono passata. Dopo non essere riuscita al primo tentativo, ho riprogrammato il mio stile di preparazione, ho iniziato ad allenarmi circa 6 volte a settimana, ho iniziato a studiare moltissimo per l'orale di matematica e ho preparato particolarmente il tema, e questo mi ha dato la possibilità di affrontare le prove con convinzione».
Bonan: «Alla fine della seconda liceo sono entrato alla scuola militare, dunque ho affrontato il percorso con consapevolezza. In quinta liceo ho deciso di fare il concorso per l’ammissione all’Accademia di Modena e sono passato al primo tentativo».
Com’è cambiata la vostra vita quotidiana da quando siete entrati in Accademia?
Messina: «Indubbiamente la vita dell’allievo cambia drasticamente, ma è una cosa che si mette in conto. Cambiano la compagnia, le abitudini, la routine. Per quanto mi riguarda, non è stato tanto il cambiamento a livello quotidiano a incidere sulla mia persona, quanto piuttosto un cambiamento caratteriale, nel modo in cui ho iniziato ad approcciare tutte le situazioni che mi presenta la vita. Io sono cresciuta tanto in Accademia e ho capito quali sono le mie priorità, i miei obiettivi, chi voglio essere nella vita come persona, e, un giorno, come comandante. Ho scoperto più di tutto l'affetto che si può creare tra persone che vivono la stessa realtà così intensamente come la viviamo noi, perché noi condividiamo letteralmente tutto. Il modo in cui ci leghiamo tra di noi è qualcosa di estremamente solido e duraturo. Quindi la mia vita è cambiata tantissimo, però solo in meglio».
Si sono realizzate le aspettative che avevate prima di entrare in Accademia?
Bonan: «Quando non avevo ancora iniziato il mio percorso, non avevo particolari aspettative e penso che questa cosa mi abbia aiutato molto. I miei colleghi invece sono partiti da dei pregiudizi, delle idee, magari di amici o parenti, che possono rendere il percorso più complesso».
Quali sono le regole più importanti che avete e quali sono le più difficili da rispettare?
Messina: «Le più importanti sono il rispetto degli orari e il decoro con il quale indossare quotidianamente l’uniforme. Riguardo ai compiti da portare a termine, è importante che ognuno dia sempre il 100% delle proprie capacità. Inoltre gli impegni che abbiamo vanno sempre rispettati, come anche le procedure previste per ogni attività, quindi svolgere una determinata attività in un certo modo».
Bonan: «Non penso che sia una regola precisa la cosa che costituisce la difficoltà dell’Accademia. La parte difficile è dare il massimo, sempre. Il resto viene da sé; quindi non è una regola singola, ma il loro complesso che costituisce la difficoltà del percorso».
Come si svolge la vostra vita quotidiana?
«Abbiamo una routine ferrea. La sveglia suona alle 6:45 del mattino, poi c'è il momento della colazione, e segue l'alzabandiera, che è il momento più solenne della giornata. Ci poniamo di fronte alla nostra bandiera e ci ricordiamo tutti insieme che cosa vuol dire essere militari. Durante l'alzabandiera viene letta la motivazione di una medaglia d'oro al Valor Militare che ci ricorda chi prima di noi anche con il sacrificio della propria vita, ha fatto per questo Paese. Poi iniziano le attività giornaliere, lezioni universitarie o sport, che qui pratichiamo moltissimo. A seguire ci sono momenti di studio o di altre attività militari; per esempio, se siamo in prossimità di cerimonie, ci sono periodi di istruzione formale. Dopo cena abbiamo del tempo da dedicare allo studio o in cui possiamo chiamare i nostri affetti».
*studentesse del Liceo Wiligelmo, classe 3E
