Gazzetta di Modena

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Scuola 2030

Metal detector all’ingresso delle scuole: la scelta non convince i modenesi

di Giacomo Monelli, Alessandro Bononi, Lorenzo Cattabriga e Giulio Ballotta*
Metal detector all’ingresso delle scuole: la scelta non convince i modenesi

Unanimità invece nel ritenere decisiva l’educazione dei ragazzi

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MODENA. Negli ultimi tempi si è acceso un dibattito sulla possibile introduzione dei metal detector e dei cosiddetti “tutor” all’ingresso delle scuole italiane. La proposta nasce dall’esigenza di aumentare la sicurezza negli istituti scolastici, soprattutto in seguito ad alcuni episodi di violenza tra cui risse, rapine ed accoltellamenti (ricordiamo quello all'istituto Einaudi-Chiodo di La Spezia) che hanno coinvolto studenti molto giovani.

La parola ai modenesi

Per capire meglio cosa ne pensa l’opinione pubblica, abbiamo raccolto le impressioni di alcuni passanti nel centro storico di Modena, precisamente tra piazza Roma e piazza Grande. Alcuni cittadini si dichiarano favorevoli a questa misura, considerandola una forma di prevenzione necessaria. «Sono molto d’accordo con la proposta, se uno non ha niente da nascondere il problema non si pone», afferma la signora Giulia Leoni.

«Vista la quantità di armi da taglio che si trovano in giro, anche tra i ragazzi, io credo che in tutte le scuole farebbe molto bene; se un controllo all’ingresso può impedirne o limitarne la circolazione negli Istituti Scolastici, allora è giusto introdurlo», continua la signora sottolineando come la sicurezza debba essere una priorità in questi contesti. «I tutor credo che facciano quello che possono. Nel senso, dipende da che cosa gli è permesso fare o non fare. Poi chiaro che è un discorso molto complesso, non credo che i tutor e il metal detector risolvano il problema, forse possono limitare un po’ i rischi, ecco, più che altro i rischi».

Un tema divisivo

Accanto a queste opinioni positive, emergono però anche molte perplessità da parte di altri passanti. Alcuni pensano che l’idea sia sbagliata in principio: «Bisogna insegnare alle persone a stare in mezzo agli altri in maniera civile e rispettosa, quindi ad evitare di munirsi di coltelli o armi potenzialmente pericolose», sostiene Vincenzo, «Misure di questo tipo rischiano di far sentire gli studenti sotto sorveglianza continua» aggiunge. Sebbene le opinioni siano discordanti, un po’ tutti si ritrovano in un punto importante: la necessità di educare ed istruire i ragazzi sin dall’età pre-adolescenziale con corsi specializzati quando possibile, oppure coinvolgendo direttamente i genitori dei ragazzi. «Rendere partecipi tutti i papà e tutte le mamme di una situazione potenzialmente complessa, in modo che sappiano qual è il contesto in cui vivono i figli, sì, può essere importante», afferma ancora la signora Leoni.

«L’istruzione di base deve partire dalla famiglia, la scuola ha il compito di segnalare quelli che potrebbero essere soggetti pericolosi», dice la signora Odetta.

In conclusione, il tema divide in parte l’opinione pubblica, ma suggerisce anche l’importanza di istituire corsi o lezioni dedicate al tema della sicurezza a partire dalla giovane età, e di una maggiore istruzione delle famiglie ai propri figli su questo argomento; la sfida resta quella di garantire scuole sicure senza snaturarne il ruolo educativo e formativo. E i cittadini modenesi – ma non solo – si dividono quando sentono parlare di proposte come quella dei metal detector perché non risolverebbe del tutto il problema.

*studenti del Liceo Wiligelmo, classe 3E