Gazzetta di Modena

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Scuola 2030

Tortellante, una realtà preziosa: «Importante è vedere i ragazzi felici»

di Alessandro Politano, Greta Lombardo, Riccardo Valenti e Leonardo Ternelli*
Tortellante, una realtà preziosa: «Importante è vedere i ragazzi felici»

La presidente Coppelli agli studenti: «Le situazioni di autismo affrontate attraverso produzione e progetti di vita»

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MODENA. Erika Coppelli, presidente dell’associazione Tortellante, racconta i “segreti” di questa splendida realtà modenese.

Qual è oggi il ruolo principale de “Il Tortellante” per i ragazzi affetti da autismo?

«Il Tortellante nasce per rispondere al vuoto sociale che molti ragazzi autistici rischiano di vivere dopo la fine della scuola, grazie all’idea di un gruppo di mamme che si sono interrogate sul futuro dei propri figli. Qui i ragazzi apprendono competenze lavorative, domestiche e legate all’igiene, oltre a sviluppare integrazione e relazioni sociali».

Come riesce il laboratorio a integrare dimensione terapeutica, formativa e produttiva?

«Il laboratorio garantisce una produzione reale e un lavoro utile e dignitoso, affiancati però da un percorso terapeutico e abilitativo. Lo spettro autistico è molto vario e richiede il supporto di operatori formati e di un’equipe scientifica che costruisce per ogni ragazzo un progetto di vita individualizzato. Per ottenere risultati, lavoro e terapia devono procedere insieme, senza che uno prevalga sull’altro. Grazie a questo percorso, i ragazzi hanno mostrato miglioramenti significativi, soprattutto nella manualità. Chi non riesce a fare i tortellini svolge altre attività più semplici, ma tutti acquisiscono competenze riconosciute dall’equipe scientifica».

In che modo “Il Tortellante” sostiene le famiglie nella transizione all’età adulta e nel “dopo di noi”?

«Il team è composto da persone della stessa fascia d’età dei ragazzi, così da accompagnarli nel tempo. Il tema del “dopo di noi” è centrale: l’obiettivo è costruire un futuro in cui, quando i genitori non ci saranno più, i fratelli non debbano farsi carico dei ragazzi, ma solo vigilare sul loro benessere».

Quali sono i risultati più importanti raggiunti?

«Il risultato principale è vedere i ragazzi felici. Per sostenere i costi sono stati avviati diversi progetti, tra cui una collaborazione con l’azienda “Celestino” dove i ragazzi producono tortellini che vengono poi venduti nei supermercati».

Quanto è importante il rapporto con la comunità e la collettività?

«È fondamentale, perché la comunità ha compreso che il progetto non è un’idea improvvisata, ma si basa su solide fondamenta scientifiche, sanitarie e formative. Per i ragazzi, inoltre, la socializzazione è importante quanto il lavoro: partecipano a cene, cinema, vacanze insieme e a progetti significativi come lo stage annuale nelle cucine del Quirinale».

Quali sono oggi le principali problematiche?

«La maggiore preoccupazione resta il futuro e il completamento del progetto legato al “dopo di noi”, che richiede il supporto di enti, comunità e mondo scientifico».

Il modello è stato replicato in altri territori?

«Sì, in molte regioni, anche se spesso solo dal punto di vista lavorativo, senza la presenza di un’equipe scientifica, e quindi trascurando numerosi ambiti come quello relazionale, penalizzando quindi i casi più gravi di autismo. Nel caso del Tortellante, ciò che rende unico il progetto è l’unione tra nonne e ragazzi autistici: le nonne trasmettono un’arte tradizionale che rischiava di andare persa e ritrovano un ruolo attivo. Oggi sono 128 le nonne volontarie».

Che messaggio vuole lasciare ai lettori?

«Un messaggio a tutte le mamme di ragazzi autistici: non abbattersi. E un invito a conoscere i ragazzi senza paura e ad assaggiare i tortellini della bottega».

*studenti del Liceo Wiligelmo, classe 3E