Ammagamma, un’eccellenza: «Dal posto fisso al sogno AI»
Il modenese Fabio Ferrari e la sua azienda di Intelligenza Artificiale «Nel 2013 ho scommesso su un’idea che era folle e visionaria»
MODENA. «Meglio fallire con passione che un successo mediocre». È questa la filosofia che ha spinto il modenese Fabio Ferrari, fondatore di Ammagamma, a lasciare la sicurezza del posto fisso nel 2013 per scommettere tutto su un’idea all'epoca quasi visionaria: portare la matematica e applicarla all'interno delle aziende per migliorarne i processi.
È stato grazie al suo percorso di studi universitari e la sua voglia di progettare qualcosa di proprio che includesse la sua passione per la matematica superiore, che l’ha portato a buttarsi con coraggio in un mondo a lui sconosciuto pieno di incertezze, e a realizzare il suo sogno: dare vita ad un progetto imprenditoriale, concretizzando il suo attaccamento verso le competenze ingegneristiche.
Una sfida vincente
Ammagamma non si occupa di semplici software, ma utilizza il Machine Learning e il Deep Learning per analizzare una grande mole di dati in ambito industriale, sanitario e legale. Nello specifico, l'azienda sviluppa algoritmi capaci di prevedere cosa accadrà nei processi aziendali, permettendo alle imprese di ottimizzare i costi e migliorare l’efficienza concreta. Le applicazioni sono molteplici: si va dall’estrazione di informazioni cruciali da flussi video e immagini attraverso il Deep Learning, fino alla gestione di dati complessi per il mondo della medicina. L’obiettivo finale è fornire strumenti che potenzino la capacità umana di leggere la realtà, arrivando dove la matematica classica o il pensiero intuitivo non riuscirebbero a giungere. In un’epoca in cui l’intelligenza artificiale non era ancora un tema di dominio pubblico, Ferrari e il suo team sono stati dei pionieri, o come dice lui stesso, «un po' dei nerd che volevano fare un progetto astruso».
Per dieci anni, la sfida principale di Fabio è stata spiegare agli imprenditori che l’AI non era solamente un concetto futuristico, cambiare quindi la loro “forma mentis”, spiegando come la matematica potesse tradursi in soluzioni concrete per ottimizzare la gestione e la produzione aziendale. Oggi, con l'esplosione dell'AI generativa, quella scommessa è diventata il centro di una rivoluzione globale che coinvolge l'industria, la sostenibilità e l'intero mondo del lavoro. Uno dei temi centrali affrontati da Ferrari e il suo team è il rapporto tra tecnologia e ambiente. L'intelligenza artificiale è uno strumento estremamente potente per la sostenibilità: permette di ridurre drasticamente gli scarti di produzione, ottimizzare i costi e rendere l’agricoltura molto più efficiente. Tuttavia, «l’AI richiede una potenza di calcolo enorme che avviene nei data center, strutture che consumano moltissima energia e acqua per il raffreddamento».
«Tenere duro durante le delusioni»
Ad oggi, il bilancio ecologico è complesso da definire, con un fabbisogno energetico che rischia di superare i benefici immediati. Oggi l'AI rappresenta un incredibile acceleratore per l'imprenditorialità. «Quello che tredici anni fa richiedeva dieci persone, oggi si può fare in due», spiega Ferrari, sottolineando come la tecnologia permetta di costruire business plan, piani di marketing o siti internet in pochissimo tempo, anche senza competenze tecniche di codice. Tuttavia, lo strumento rimane un potenziatore, non un sostituto dell'ingegno umano. Il vero rischio non è l'AI in sé, ma il rifiuto di comprenderla: chi la utilizza per potenziarsi, anche se parte da una posizione mediocre, crescerà molto più velocemente di chi non lo fa. Fabio ha inoltre lanciato un messaggio ai giovani: «Seguite le vostre passioni perché saranno quelle a farvi tenere duro durante le inevitabili delusioni». In un mondo dove la tecnologia cambia a una velocità imprevedibile, l'unica costante resta la capacità umana di appassionarsi a un progetto e portarlo avanti con coraggio.
*studentesse del Liceo Muratori-San Carlo, classe 5FL
