Che cos’è oggi la fotografia? La mostra tra AI, presente e futuro
L’esposizione targata Fondazione AGO a Palazzo Santa Margherita
MODENA. Cosa è oggi la fotografia? Un’immagine che nasce dalle parole. È ciò che l'artista originario di Bruxelles Mishka Henner illustra nella sua mostra, in esposizione fino al 3 maggio a Palazzo Santa Margherita promossa da Fondazione AGO: una richiesta all'intelligenza artificiale che determina il risultato fotografico.
«Portatrici di messaggi»
«Oggi le fotografie sono percepite come le immagini sacre nel Medioevo, sono portatrici di messaggi, raccontano storie, parlano attraverso dei simboli, e, soprattutto, rivelano la cultura, i sistemi di potere e di credenza di un’epoca». Secondo l'artista, nei secoli precedenti le opere sacre e i dipinti religiosi comunicavano significati complessi attraverso dei simboli leggeri e riconoscibili e l'osservatore era pronto a fidarsi; questo meccanismo è ancora presente oggi perché l'uomo contemporaneo tende a credere alle “fotografie” antiche perché siamo convinti che siano pure e non manipolate come quelle attuali. L’allestimento presenta 25 opere inedite divise in quattro sezioni. Il percorso parte da una riflessione sul linguaggio e su cosa sia oggi la fotografia. Prosegue con quattro sezioni dedicate a immagini create con l’intelligenza artificiale.
Nella prima sezione “The Word. La Parola” vengono proiettate varie definizioni trovate sui motori di ricerca italiani per “La fotografia è”, «Prima di incontrare qualsiasi immagine iniziamo dal linguaggio stesso…», dice Henner. Nella seconda area “The Relic. La reliquia” sono esibite una serie di fotografie Polaroid create con L'IA che illustrano eventi biblici tratti dall’Antico e Nuovo Testamento come se fossero scattate. L’artista afferma: «L'oggetto-reliquia diventa una lente per esaminare il fragile confine tra fede in ciò che vediamo, finzione e documentazione fotografica».
Il legame tra foto e luce
La terza sezione “The Icon. L'icona” presenta un ordine di ritratti fotografici di santi generati dall’IA dalla base di immagini e icone medievali che ricordano le opere realizzate nel XIII e XIV secolo. Questi ritratti illustrano i santi nell’attualità come uomini riconoscibili, non differenziati come di norma si ritrae la sacralità. La serie di fotografie connette l'osservatore e il protagonista, lasciandoci associare i santi come uomini comuni e non idealizzati. La mostra si conclude con l'ultima parte, l'artista le diede il nome “The New Light. La nuova luce” per la presenza di un grande schermo in una stanza buia che espone progressivamente 16 milioni di sfumature dell'intera gamma dei colori digitali. Una sezione immersiva di riflessione sull'elemento fondamentale per la creazione delle immagini, sia su carta sia sugli schermi.
«La luce. Che sia creata dall'uomo o dalla macchina, la fotografia resta legata alla luce, quella che entrando nell'obiettivo impressiona la pellicola o il sensore digitale, così come quella emessa dallo schermo che ci mostra l'immagine», spiega Chiara Dall'Olio. La mostra riflette sul sistema di credenze al giorno d'oggi: «Si crede più in ciò che vediamo che a quello che leggiamo o ci viene raccontato», commenta Dall'Olio. Le opere riflettono il significato del titolo della mostra “Vedere per credere”, in un periodo in cui le immagini sono facilmente manipolabili e in cui la fotografia non è più un lavoro umano ma può essere generata artificialmente. In questa presentazione le opere rallentano il nostro tempo conducendo alla risposta: vedere non basta ma bisogna imparare a guardare.
*Liceo Muratori-San Carlo, classe 5FL
