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Scuola 2030

Dare del tu all’Intelligenza artificiale: «Porta vantaggi, ma va regolamentata»

di Imaani Fatima Mohamed*
Dare del tu all’Intelligenza artificiale: «Porta vantaggi, ma va regolamentata»

Cosa ne pensano i modenesi? Ecco le loro risposte, dall’arte alla sanità

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MODENA. È un dato di fatto: l’Intelligenza Artificiale si sta insediando sempre di più nella nostra vita. Perché? È utile, comoda e rapida. Diventa naturale, quindi, per un lavoratore chiedersi se il proprio mestiere verrà mai sostituito dalla macchina, che si dimostra apparentemente “migliore”. Ma cosa ne pensano i cittadini modenesi di questa tematica?

Tra favorevoli e contrari

«L’AI è già addestrata per scrivere brani di musica. È riuscita a scrivere una decima sinfonia di Beethoven. - afferma Mariachiara, giovane flautista incontrata - Lo spazio che l’AI può prendere nel mondo della musica è molto ampio. Può essere impiegata in termini di composizione, ma solo nei lavori che non richiedono la “fantasia umana”. Non potrà mai sostituirsi alla didattica, per esempio». «Porta grandi vantaggi a chi è capace di usarla. - continua la musicista - È uno strumento in cui bisognerebbe investire per cercare di trovare una relazione un po’ sana. Allora ci potrebbe essere davvero utile». In alcuni casi l’AI sembra perfino sostituire l’uomo nelle relazioni affettive. Sono sempre di più i giovani che si confidano con la macchina, spesso sperando di ottenere suggerimenti sulla gestione di affari personali. Ecco che la macchina sostituisce l’uomo assumendo il ruolo di amico. Queste le parole Mariachiara: «Non credo sia opportuno chiedergli consiglio. L’Intelligenza Artificiale può intervenire nel momento in cui ci sono già dei disagi, ma all’interno di rapporti umani solidi, basati su certi principi, valori e scambi non accade. Mi sembra che sia un po’ un falso problema».

Commenta Rita, un’altra giovane: «Ci sono due lati dell’AI: sia positivi che negativi. Può aiutare molto, ma dipende da come la si sfrutta». Forse è avventato perdere le speranze, ci fa notare la ragazza: «Magari in futuro si tornerà a svolgere lavori manuali. L’artigianato rimane un esempio di mestiere che l’AI non potrebbe svolgere. Spero che non possa sostituire del tutto l’umano».

«L’uomo è insostituibile»

Tre studentesse di infermieristica, Ilaria, Alessia e Linda, si esprimono sulla questione: «Il mestiere di infermiere non può essere svolto dall’AI. Per noi è fondamentale l’empatia e entrare in rapporto con il paziente. È, dunque, insostituibile con una macchina». Cosa pensano, invece, i giovani originari dall’estero? Risponde Michael, uno studente universitario statunitense e aspirante insegnante: «Credo fermamente che l'AI non potrebbe sostituire l’uomo nel ruolo di insegnante. Certo, l’Intelligenza Artificiale può essere usata per imparare qualcosa di specifico senza l’intervento di una persona esterna. Ma quando si lavora in una classe si usano le soft-skills (assenti in una macchina). - aggiunge - L’utilizzo di AI comporta sicuramente delle sfide. Può portare problemi ma può anche facilitare il lavoro degli insegnanti e degli studenti. Penso che il sistema dell’istruzione dovrebbe essere rimodellato: l’implemento di AI potrebbe rivoluzionare il processo di insegnamento in quanto funge da ulteriore supporto». Michael riguardo la questione affettiva si esprime così: «L’AI potrebbe cambiare i rapporti tra umani. Stiamo ancora imparando ad usarlo eticamente nella sfera delle relazioni. Per quanto bizzarro ci sarà sempre chi passerebbe giorni a dialogarci. Ma alla fine l’uomo ha bisogno di relazionarsi con un suo simile», conclude l’americano.

*Liceo Muratori San Carlo, classe 5FL