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Fuga di cervelli, il dibattito: «L’Italia trattenga i suoi tanti talenti»

di Hanae El Hiti e Sofia Mascia*
Fuga di cervelli, il dibattito: «L’Italia trattenga i suoi tanti talenti»

Le opinioni dei cittadini modenesi su tema sempre di grande attualità

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MODENA. Ogni anno oltre 77.000 studenti decidono di intraprendere una carriera universitaria e lavorativa all’estero. Questo fenomeno prende il termine di “fuga di cervelli”, ormai sempre più diffuso in Italia. La considerate un’esperienza positiva o ne siete contrario? Dalle interviste che abbiamo effettuato sono emerse delle problematiche comuni.

In generale si ritiene l’atto un rischio per il futuro del paese, come afferma Claudio Tavanti: «È un fenomeno di perdita di risorse per il Paese». D’altro canto molti giovani lo ritengono quasi necessario per la propria carriera lavorativa, a causa di pochi incentivi come spiegano Emma Tardini e Maria Laura Zanni «a differenza dell’Italia, all’estero ci sono più corsi e laboratori, vi è una valorizzazione del laureato e del lavoratore alle prime esperienze. Le università estere sono bene allestite e regolate».

Un dibattito che infiammma

Oltre il 40 per cento dei giovani laureati che scelgono di emigrare, un dato in aumento, presenta una laurea in ambito Informatica, Linguistico e Artistico. Come ci testimoniano Leonardo e Luca, «non c’è possibilità per l’arte in Italia perché non ci sono fondi». E ancora: «È un problema economico perché non ci sono abbastanza opportunità». Molti affermano che il problema non è temporaneo ma strutturale. Per migliorare la situazione odierna del Paese, Claudio Tavanti propone come soluzione: «Stipendi e figure più adeguate, far fare allo studente più pratica all’interno di aziende in modo da riuscire a capire cosa vuole fare e se gli piace».

In più Agnese Ciuffreda afferma: «La visione del lavoro è cambiata: il lavoro non è più un obbligo ma un piacere». Altri intervistati suggeriscono l’attenzione ai giovani al mercato di lavoro giovanile e alla valorizzazione di tutti i titoli di studio. Circa il 30 per cento degli espatriati ha intenzione di tornare in Italia, come viene menzionato da diversi universitari tra cui Emma Tardini. La fuga di cervelli resta quindi una delle sfide più importanti per l’Italia. Senza investimenti e prospettive di crescita, il rischio è che sempre più talenti scelgano di costruire il proprio futuro lontano dal paese. Rinnovare il sistema di istruzione, il mercato del lavoro e le opportunità professionali potrebbe aiutare a trattenere le future generazione.

*Liceo Muratori-S.Carlo, classe 5FL