La Croce Rossa in prima linea: «Il volontariato si fa tutti i giorni»
Lola Fabbri, delegata allo Sviluppo del Volontariato e dell’Innovazione: «Umanità, imparzialità, neutralità, indipendenza, universalità e unità»
MODENA. «I giovani non sono solo il futuro ma sono il presente». Alla Croce Rossa lo dimostrano i numeri e l’organizzazione interna, dove le nuove generazioni partecipano attivamente alla vita dell’associazione. A raccontarlo è Lola Fabbri, delegata allo Sviluppo del Volontariato e dell’Innovazione.
Tra obiettivi globali, principi e una presenza giovanile sempre più forte, il volontariato si costruisce ogni giorno con organizzazione e valori condivisi. «Lo sviluppo si occupa in particolare di due grandi obiettivi strategici: organizzazione e volontariato, ed è un’area organizzativa di servizio per lo sviluppo degli ambiti più tipici della Croce Rossa», spiega Fabbri, sottolineando come il rafforzamento interno sia essenziale per rendere più efficaci le attività sul territorio.
I sette obiettivi strategici
L’azione della Croce Rossa si muove all’interno di un quadro più ampio, definito dalla Strategia Decennale da cui discendono sette obiettivi strategici: organizzazione, volontariato, inclusione sociale, emergenze, salute, cooperazione internazionale e principi e valori. «Gli obiettivi servono a mettere a terra i progetti e le azioni», afferma Fabbri. Ancora prima degli obiettivi vengono i principi fondamentali della Croce Rossa, condivisi in tutto il mondo: umanità, imparzialità, neutralità, indipendenza, volontarietà, universalità e unità. Sono i «capisaldi in cui i volontari si devono riconoscere», come spiega Fabbri. Un ruolo sempre più importante all’interno della Croce Rossa è quello dei giovani, questa visione si riflette anche nella governance dell’associazione: nel Consiglio Direttivo è previsto che tra i consiglieri ce ne sia almeno uno giovane.
I dati mostrano che circa il 35% dei volontari ha tra i 14 e i 32 anni. Un segnale forte di partecipazione e di continuità, che conferma come il volontariato resti uno spazio in cui i giovani possono avere un ruolo concreto nella società. «Dopo il tirocinio, una volta che sono stato qualificato come soccorritore, ho fatto una esperienza che ha cambiato la scelta della mia professione del futuro», afferma Matteo Rosignoli, volontario e soccorritore in Croce Rossa. «Lavorando a stretto contatto con professionisti del 118 mi sono particolarmente innamorato della figura dell’infermiere, che mi ha portato a riflettere sulla natura di questa mia passione. Mi sono chiesto se si trattasse di una passione passeggera o che avrei esercitato per il resto della vita. Il risultato? L'esame di coscienza mi portò ad iscrivermi al corso di infermieristica! E tuttora, più vado avanti nel tempo più mi innamoro, e tutto ciò lo devo alla Croce Rossa».
«La scelta giusta»
«È stata la scelta giusta. L'attività sanitaria in tutte le sue forme: l'umanizzazione del paziente, l'attività di rianimazione e quella dell'assistenza base mi sono talmente piaciute che ne voglio fare il lavoro della mia vita», risponde Matteo. «Il tema da ricordare è quello della volontarietà, cioè offrire il proprio tempo all'associazione senza avere una retribuzione. All'inizio è dura bilanciare attività privata e di associazione ma con il tempo si riesce a dare il meglio di se stessi in entrambe le parti», conclude Matteo.
Anita Pascali, volontaria da due anni, si occupa di Sociale ed è attiva in diversi servizi e, solo per fare un esempio nei Senior (over 70), e nella distribuzione di viveri a persone in difficoltà. La parte più difficile di fare volontariato in quest’area è l’esperienza emotivamente importante che può influenzare la vita privata dei volontari. Anita spiega: «Per salvaguardare me stessa in primis, vivendo certe emozioni durante il servizio devo fare una sorta di reset a casa. Ovvio, è umano pensare anche alle esperienze negative, bisogna fare le proprie considerazioni però non portarne il peso nei giorni successivi». «Quello che ricevo indietro facendo servizio a contatto con le persone è la gratitudine. Ad esempio nel servizio senior, sapendo che vivono in certe condizioni di solitudine, vedere che sono sorridenti, si divertono, danno una stretta di mano, dicono che sono contenti di essere qui e fare le attività con noi; è quello per cui siamo qua noi volontari. È impagabile», conclude Anita Pascali.
*studentesse del Liceo Muratori-San Carlo, classe 5FL
