Gazzetta di Modena

Modena

Scuola 2030

Sotto il ponte della speranza: «Il volto della marginalità»

GCANOVI
Sotto il ponte della speranza: «Il volto della marginalità»

La cooperativa Caleidos da quarant’anni lavora nel Modenese «Avvicinare chi è rimasto indietro senza pretendere soluzioni rapide»

3 MINUTI DI LETTURA





«Avete una grossa responsabilità nel raccontare fenomeni sociali complessi. È davvero arduo perché dare la complessità delle cose che trattiamo è complicata». Con queste parole Franco Boldini, presidente della cooperativa sociale Caleidos, introduce il tema di quarant’anni di lavoro sul territorio modenese. In un’epoca in cui problemi sociali complessi vengono spesso semplificati o ridotti a slogan, Caleidos rappresenta sia un osservatorio sia una realtà operativa che interviene ogni giorno su fragilità come la tossicodipendenza e la migrazione. Temi che come dice Boldini, spesso «fanno arrabbiare la gente», ma che richiedono invece comprensione, tempo e interventi concreti. La storia della cooperativa inizia circa quarant’anni fa a Sassuolo. All’inizio non si occupava di dipendenze, ma dell’accoglienza dei lavoratori che dal meridione arrivavano nel distretto della ceramica. Con il tempo la realtà è cresciuta insieme ai cambiamenti sociali del territorio adattando i propri servizi e ampliando gli ambiti di intervento. Oggi Caleidos accoglie circa 500 persone attraverso un sistema di “accoglienza diffusa”. «La logica è gestire piccoli appartamenti di massimo sei persone per preservare la dignità umana ed evitare i grandi centri da cento persone» spiega Boldini. Anche il nome scelto nel 2008 richiama questa idea: il “caleidoscopio” cioè la possibilità di guardare dentro una realtà e coglierne le molte sfaccettature. Il punto più immediato di contatto con la marginalità è l’Unità di Strada, attiva a Modena e operativa tutto l’anno. Elena, responsabile dell’area dipendenze, parla di un lavoro di frontiera basato sulla riduzione del danno. «Le persone accedono ai nostri servizi senza barriere – racconta Elena – può arrivare chiunque». In una clinica mobile messa a disposizione dall’AUSL gli operatori distribuiscono beni di prima necessità ma anche siringhe sterili e Narcan, farmaco salvavita utilizzato contro le overdose da oppiacei e la minaccia del Fentanyl. L’approccio della cooperativa è non giudicante. L’obiettivo non è soltanto portare le persone all’astinenza, ma ridurre i rischi immediati legati al consumo. «Riduzione del danno significa anche spiegare che si rischia meno fumando o inalando una sostanza piuttosto che iniettandola». Un lavoro che aiuta anche a limitare la diffusione di malattie come HIV ed Epatite C. Negli ultimi anni il profilo delle persone incontrate è cambiato: se negli anni ’80 il problema principale era l’eroina, oggi la sostanza più diffusa è il crack spesso accompagnato da un uso crescente di psicofarmaci. L’intervento non si ferma alla strada. Tra i percorsi di uscita dalla marginalità c’è il progetto Housing First, che ospita alcune persone in appartamenti diffusi con l’idea che avere una casa sia il primo passo per ricostruire stabilità. Accanto a questo esiste il laboratorio L’OP, dedicato all’orientamento professionale e attività lavorative come la gestione di canili e gattili comunali dove persone fragili svolgono tirocini. I risultati arrivano lentamente. Alcuni ragazzi partiti dall’Unità di Strada oggi vivono in autonomia e lavorano. Ma per gli operatori il successo è spesso anche un piccolo passo: accettare un colloquio con i servizi, prendersi cura della propria salute, tornare a immaginare un futuro diverso. È da qui che può ricominciare una storia. In una città attraversata da nuove fragilità sociali, dove passano anche minori stranieri non accompagnati e persone vittime di sfruttamento, il lavoro della cooperativa continua a muoversi dentro una rete di servizi, associazioni e istituzioni. L’idea di fondo resta la stessa: avvicinare chi è rimasto indietro senza pretendere soluzioni rapide. Perché dietro ogni dipendenza, ogni storia di strada o di emarginazione, c’è sempre una biografia complessa che chiede tempo, ascolto e relazioni. È in questo spazio spesso invisibile che Caleidos prova ogni giorno a costruire piccoli percorsi di dignità e possibilità. Un lavoro silenzioso e quotidiano, che raramente fa notizia. l Kawtar Abbal Liceo Muratori-S. Carlo Classe 5FL