Gazzetta di Modena

Modena

Scuola 2030

Sport e benessere, la storia di Rebecca: «Il ritiro a 24 anni dopo 16 ori mondiali»

di Elisa Bruzzi e Angelica Barbieri*
Sport e benessere, la storia di Rebecca: «Il ritiro a 24 anni dopo 16 ori mondiali»

La pattinatrice Tarlazzi: «La salute mentale deve essere una priorità»

3 MINUTI DI LETTURA





MODENA. «Non avevo intenzione di mettere i pattini neanche morta perché ero dell’idea che i pattini avessero tolto la mia luce, quando in realtà non era così». A parlare è l’azzurra Rebecca Tarlazzi, 24 anni e 16 ori mondiali, ormai ritirata dal mondo agonistico del pattinaggio, che racconta il motivo di questa scelta: «Io mi ero rinchiusa in casa e dopo un periodo molto difficile ho capito che dovevo chiedere aiuto, perché non si poteva andare avanti così».

Il rovescio della medaglia

La campionessa solleva il tema del benessere psicologico dell’atleta: «Tutti vedono il bello della medaglia ma nessuno immagina cosa ci sia dietro». Rebecca racconta infatti della pressione di dover realizzare performance di altissimo livello per soddisfare le aspettative del pubblico e di come questa tensione non sia spesso seguita da specialisti in ambito sportivo: «Credo che a livello sportivo ci debba essere uno psicologo che segua gli atleti in preparazione delle gare agonistiche: tutti vedono gli atleti come delle macchine, non come degli esseri umani, ma anche loro possono sbagliare». Dopo il mondiale del 2022 in Argentina racconta: «Mi sono sentita veramente tanto amata che le cose sono andate benissimo là. Ho vissuto praticamente un sogno, poi sono tornata a casa ed è stato un incubo». Rebecca, infatti già dalla preparazione per questo mondiale afferma di «aver perso consapevolezza del suo corpo» e, dopo la vittoria conseguita, ha scelto di intraprendere un percorso con una psicologa che l’ha aiutata a rimettere i pattini per l’ultimo mondiale in Colombia. L’ultima vittoria ha segnato profondamente l’atleta: «Ho deciso di rimettermi in gioco dopo sei mesi di stop: penso di aver fatto una delle preparazioni più belle anche dal punto di vista della serenità. Ho vinto: ero terza a 14 punti dalla prima e a 10 dalla seconda dopo il primo programma di gara, ma ero contenta perché finalmente avevo pattinato per me stessa, col cuore, avevo fatto quello che mi piaceva fare».

«Di minore non c’è niente»

Rebecca ha quindi deciso di riprendere in mano la sua vita e dedicarsi l’ultima medaglia per superare il record dei 15 titoli mondiali. Il suo discorso riguardo il benessere psicofisico dell'atleta verte anche sul tema dei social media: «Noi viviamo in un’epoca in cui apriamo un’applicazione e ci vediamo davanti persone perfette che non hanno problemi ed è tutta una realtà immaginaria che noi e chiunque, vuole far vedere di se stesso». La pressione dei media si fa quindi sentire anche tra gli atleti, contribuendo a far nascere in loro un senso di inadeguatezza. Altrettanto importante per Rebecca è valorizzare il pattinaggio, considerato uno sport minore: «Di minore non c'è niente. Noi non siamo neanche inferiori al calcio o a qualsiasi altro sport, il nostro problema è che non abbiamo le grandi nazioni vicine a noi, come Russia, Cina, o Stati Uniti. Spero che un giorno, anche se ci vorrà tanto tempo, si riesca ad arrivare alle Olimpiadi».

Infine Rebecca si rivolge anche ai giovani atleti: «Un messaggio per le future promesse nello sport? Fatelo per voi stessi e vivete il percorso con degli obiettivi ,ma senza mai demoralizzarvi, perché il traguardo è nel lungo e non nel breve termine».

*studentesse del Liceo Muratori San Carlo, classe 5FL