Gazzetta di Modena

Modena

Scuola 2030

Il coccodrillo come fa? La proposta di Tommaso Taddei e la lettura di giovani spettatrici

di Giulia, Vittoria, Margherita, Letizia e Sabrin*
Il coccodrillo come fa? La proposta di Tommaso Taddei e la lettura di giovani spettatrici

Cinque studentesse del Cattaneo Deledda raccontano il retroscena dello spettacolo al Teatro Drama

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MODENA. Un sabato sera diverso? A teatro, come fossimo Elèna, per vedere “Il coccodrillo”: uno spettacolo diretto e interpretato da Tommaso Teddei, ispirato al racconto satirico e surreale di Fëdor Dostoevskij del 1865.

Il racconto incompiuto prende vita

La storia è ambientata nella Russia zarista e racconta del funzionario russo Ivan Matveic, amante del progresso, che insieme alla moglie Elèna Ivanovna ottiene l’autorizzazione a visitare le capitali dell’Europa occidentale. Prima di partire, Elèna esprime il desiderio di vedere lo strano animale esposto alla galleria Il Passage a San Pietroburgo. Elèna rimane inorridita alla vista del coccodrillo e insieme all’amico Semën Semënyc preferisce spostarsi verso l’armadio delle scimmie e dei pappagalli che trova più divertenti. Nel frattempo, Ivan, in modo sciocco e infantile, stuzzica lo strano animale che, per tutta risposta, lo inghiotte. Ivan chiede alla moglie di liberarlo ad ogni costo, ma il coccodrillaio tedesco non intende privarsi della sua fonte di denaro e invoca “il principio economico”, più importante della stessa vita umana. Con il passare del tempo Ivan si accorge che nella pancia del coccodrillo ci sta proprio bene: riceve, finalmente, tutte quelle attenzioni che non ha mai avuto e si mette in testa che, proprio da lì, parlando al suo pubblico, può cambiare le sorti dell’umanità.

Lo spettacolo, tratto da un racconto incompiuto, si conclude invece in modo potente: due giornalisti, uno conservatore e uno progressista, racconteranno la vicenda di Ivan, ma nessuno dei due dirà la verità. È proprio così che, finalmente, si disvelerà la chiave di lettura di tutto il racconto: il rapporto tra finzione teatrale, verità e menzogna. Lo spettacolo è del genere “teatro d'attore”, incentrato sulla recitazione, la fisicità e l'espressività dell'interprete con tutto il suo corpo, compresa la voce, il “corpo sottile” dell’attore. Per interpretare i tanti personaggi egli si avvale di pochi elementi, in particolare della voce e dello stile sofisticato di Ivan Matveič.

Questo è ciò che aiuta lo spettatore a distinguere il funzionario progressista, che parla in modo forbito e con tono basso, da Semën Semënyc, il narratore e amico di famiglia, che ha un tono più grezzo e uno stile meno rifinito. Un altro elemento che rende movimentata la narrazione e i dialoghi tra i vari personaggi è quello dei costumi: il coccodrillaio, oltre ad avere un ruvido accento tedesco, indossa una giacca e un cappello rossi di scintillanti paillettes che rompono l’oscurità; i funzionari Semën e Timotej infilano la stessa triste giacca marroncina, ma, oltre che dallo spiccato accento russo di Timotej, si distinguono perché il funzionario anziano ha un berretto in testa. Infine, anche la gestualità e la postura del corpo definiscono i personaggi e il loro carattere. Questo è particolarmente evidente in Elèna Ivanovna, la bella e intrigante moglie, che parla più “con le mani” che con la bocca.

Cronaca del retroscena

La scena è scarna: sul palco ci sono solo tre sgabelli e l’appendiabito sul quale troneggia la giacca rossa per tutto lo spettacolo. Invece, le luci e le musiche, gestite dalla direttrice tecnica Antonella Colella, che ha curato tutta la partitura dello spettacolo, hanno un ruolo molto importante: dividono lo spazio nelle varie scene e sono sempre puntate sull’attore, mettendone in evidenza ogni piccola smorfia o gesto. Il palcoscenico è diviso in tre ambienti scenici: due laterali definiti da un proiettore di luce diffusa, dove agiscono Semën Semënyc e Timotej Semënovic; uno centrale, definito da un sagomatore che delinea il centro commerciale “Il Passage” dove tutti i personaggi si incontrano.

Infine, anche i suoni, come il gorgoglio del coccodrillo che mastica Ivan Matveic, o le flatulenze del funzionario anziano, rigorosamente e burocraticamente contante, esprimono la presenza dei corpi immaginari. Per trasformare il racconto in drammaturgia è stato necessario eliminare delle parti, ad esempio quella della mutter, presunta moglie o madre del coccodrillaio. Ma perché Taddei ha scelto proprio questo libretto di Dostojevskij? Probabilmente perché l’opera può aiutare ancora oggi a comprendere la relazione tra Russia ed Europa occidentale. Di certo, per rispondere a questa difficile domanda, l’attore-regista si è avvalso degli studi di Paolo Nori, scrittore emiliano, e in particolare del testo Sanguina ancora. L'incredibile vita di Fëdor M. Dostojevskij. Lo spettacolo è stato difficile da seguire, ma interessante per la bravura dell’attore che ha saputo interpretare più personaggi e per la complessità stessa della messa in scena che ci ha fatto capire quanto uno spettacolo teatrale non è soltanto intrattenimento, ma anche un’esperienza di crescita.

*studentesse dell’IPSSCA Cattaneo-Deledda, classe 2Q