Gazzetta di Modena

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Scuola 2030

“Tradurre” i manga giapponesi: «Vi svelo segreti del mio lavoro»

di Stella Borghi, Mattia Vaccari, Alice Franchini e Jessica Gasparini*
“Tradurre” i manga giapponesi: «Vi svelo segreti del mio lavoro»

Simona Stanzani, dall’Italia all’Oriente, si racconta agli studenti

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MODENA. Per “Cultura Pop” si intende l’insieme di idee, gusti, oggetti e fenomeni diffusi da una grande parte della società. E noi abbiamo avuto l’occasione di intervistare Simona Stanzani residente in Giappone che lavora come traduttrice di prodotti giapponesi: scritti, animati e film, un esempio recente delle sue traduzioni, il manga “Sakamoto Days” scritto e disegnato dal mangaka (fumettista giapponese, ndr) Yuto Suzuki.

«Essendo molto diverso dall'italiano sia a livello grammaticale che sintattico e, se vogliamo, anche filosofico, il giapponese presenta delle difficoltà abbastanza ingenti rispetto ad altre lingue più simili alla nostra». Ci ha spiegato Simona riguardo alla lingua, per poi proseguire dicendo che gli ideogrammi basilari sono più di 2000, tutti indispensabili per padroneggiare la lingua; se si fa una veloce ricerca possiamo scoprire che oltre a quelli sopra citati ce ne sono altrettanti secondari. L’interesse per i prodotti animati scritti è una passione che viene direttamente dalla sua famiglia.

Come nasce la passione

Simona era già appassionata di fumetti ancora prima che il manga, arrivato grazie ai cartoni animati giapponesi così chiamati negli anni 70, (ora comunemente chiamati Anime), iniziasse ad essere venduto nelle edicole italiane. Affascinata dai prodotti animati giapponesi provò a diventare fumettista, peccato che ai tempi, affermarsi era veramente difficile soprattutto in Italia. Nel 1992 dopo anni di studi diventò traduttrice e si trasferì in Giappone. Simona spiega che indicarla come una traduttrice non è del tutto corretto in quanto il suo lavoro consiste nella localizzazione di un prodotto.

Localizzare un prodotto significa rendere fruibile il prodotto nella lingua in cui viene tradotto in modo che sia il più vicino possibile all’originale nel significato; per esempio un gioco di parole o una rima in giapponese è molto probabile che non faccia ridere o non sia comprensibile in italiano, quindi si cercano rime e giochi di parole che possano essere adatti agli avvenimenti scritti nel prodotto, ma in italiano, in modo da non intaccarne l’esperienza di lettura con parole solamente tradotte che non renderebbero la lettura godibile. Un prodotto viene localizzato da più persone. Per prima cosa si hanno due figure distinte l’editor e il traduttore che creano una specie di “rete di sicurezza” che assicura una traduzione naturale e scorrevole. I passaggi successivi sono il letterista e l’adattatore grafico, dopodiché il fumetto passa al proofreader (il correttore di bozze) una volta finalizzato il prodotto si manda in tipografia e, se il responsabile valida il prodotto, può essere mandato in stampa.

Simona resta fedele al testo originale e all'intenzione dell'autore che hanno la precedenza assoluta, spiega che ogni prodotto scritto è diverso, sia per genere che per target, ritrovandosi davanti a mille scelte e al difficile lavoro di calibrare "fedeltà al testo originale" e "fedeltà delle intenzioni dell'autore". Un altro aspetto che ci ha detto molto importante è quello di tentare di suscitare la stessa reazione nel lettore italiano a quella che avrebbe il fruitore giapponese. Forse, molti appassionati e curiosi potrebbero chiedersi com’è vivere in estremo oriente. Per Simona vivere in Giappone non è mai stato un problema , visto la grande conoscenza della lingua, ma per chi non padroneggia sia lo scritto che il parlato potrebbe avere difficoltà con la burocrazia. Ci è stato detto che in questo momento con la nuova camerata gli stranieri, sia turisti che non, non sono del tutto ben accetti.

*studenti del Liceo Venturi, classe 3I