Gazzetta di Modena

Modena

Scuola 2030

Unire lavoro e volontariato: «Moninga e la fotografia»

di Alice Luppi, Felicia Anghel, Giorgia Florindo, Giorgia Casolari ed Edoardo Tedeschini*
Unire lavoro e volontariato: «Moninga e la fotografia»

Filippo Florindo ha raccontato l’Africa con i suoi scatti

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MODENA. È possibile coniugare lavoro e volontariato? Per Filippo Florindo la risposta è sì.

E’ una domanda che noi studenti dell’Istituto Venturi ci siamo posti e al nostro quesito ci ha dato risposta il ventinovenne modenese con la sua passione per la fotografia e il suo entusiasmo verso il prossimo. Filippo ha fatto della sua passione un lavoro e ha deciso di partire per il Congo in collaborazione con l’associazione “Moninga Onlus”, la quale si impegna a sostenere le comunità in Congo e in Etiopia realizzando progetti umanitari e di sostenibilità, in particolare rivolti a bambini.

“Distanze educanti”

L’associazione è nata dieci anni fa da Gabriele Goldoni, dopo un viaggio in Congo ha deciso di sostenere la causa organizzando dei festival musicali e diverse attività, con l’obiettivo di donare il ricavato. Dal viaggio di Filippo è nata la collezione di foto “distanze educanti” che è stata esposta al festival della filosofia a Modena dopo due mesi di esperienza in Congo. «Fin da bambino la fotografia è stata una presenza costante nella mia vita, grazie a mio nonno e mia mamma che mi hanno trasmesso questa passione». Ottiene il suo primo lavoro a 18 anni come fotografo ad una festa e da quel momento comprende cosa voleva fare nella sua vita. Dopo le superiori intraprende un anno sabbatico in Australia, decide al suo ritorno di frequentare l’Accademia delle Arti Visive Bauer di Milano e successivamente un corso intensivo di sei mesi a Rotterdam. Anche la passione per il volontariato è stata trasmessa dai racconti della madre. La prima esperienza di volontariato è stata proposta dall’associazione “Moninga Onlus”, la quale gli chiese di svolgere un viaggio in Congo per documentare le abitudini e lo stile di vita di una comunità congolese.

«Viviamo nella parte del mondo fortunata»

Coglie questa opportunità, per la prima volta, nel 2024: «La comunità in cui vivevo ospitava 39 bambini sia orfani che disabili, noi volontari svolgevamo svariate attività, tra cui cucinare, lavare i vestiti, lavori manuali e aiutare i bambini a fare i loro compiti scolastici». Un progetto che i volontari hanno realizzato con i bambini è stato quello di scannerizzare gli oggetti a cui erano affezionati e realizzarne copertine per i loro quaderni. Abbiamo chiesto a Filippo cosa è cambiato in lui dopo questa esperienza: «Consapevolezza che viviamo nella parte del mondo fortunata».

Ha poi aggiunto: «Voglio stabilire un rapporto duraturo con i bambini». Infatti lui decide di tornarci a Dicembre del 2025 e di continuare a rivivere la stessa esperienza ogni anno. Il viaggio ha ribaltato la sua percezione del tempo, si è reso conto che viviamo costantemente di corsa, mentre in Congo ha riscoperto il valore della vita. Ogni istante vissuto ha reso Filippo sempre più consapevole e maturo, gli ha permesso di migliorarsi. La sua storia adesso è ispirazione per altri giovani sognatori come lui.

*studenti del Liceo Venturi, classe 3I