Gazzetta di Modena

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Scuola 2030

Baby gang e rieducazione: «Prevenzione fondamentale»

di Gabriele Dotti e Serena Gaetti*
Baby gang e rieducazione: «Prevenzione fondamentale»

Susanna Beltrami, comandante della polizia locale di Formigine: «Negli ultimi anni norme più rigide, molti illeciti sono diventati reati»

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FORMIGINE. In televisione e sui giornali si sente parlare sempre più spesso di “baby gang”, ma è davvero corretto questo termine per indicare quei gruppi di giovani ragazzi in tuta nera con il cappuccio alzato che si incontrano per le strade della nostra città?

A parlare di questo tema è Susanna Beltrami, Comandante della Polizia locale di Formigine.

Il fenomeno delle cosiddette “baby gang” è effettivamente un problema così grave come può sembrare dalle notizie in TV e sui giornali?

«Poco tempo fa ho partecipato a due convegni, uno a Milano e l’altro a Bologna, dove due università nelle rispettive città hanno esposto uno studio sull’andamento di questi “gruppi giovanili”. Questi studi hanno dimostrato che dalla fine del Covid la criminalità giovanile si è stabilizzata, sebbene negli ultimi tempi ci sia un aumento di reati compiuti da giovani contro altri giovani. Spesso finiamo per utilizzare il termine “baby gang” in modo improprio, infatti non tutti i gruppetti di ragazzi in giro per la città compiono atti illeciti, anche se, all’apparenza, possono sembrare quei giovani che la televisione ci presenta quasi ogni giorno».

C’è più attenzione da parte della comunità nei confronti di questi gruppi di ragazzi?

«Sicuramente dalle persone anziane c’è davvero tanta apprensione verso le condotte dei giovani, anche perché al giorno d’oggi gli anziani sono in numero maggiore rispetto al passato e inevitabilmente la loro voce si fa sentire molto di più rispetto agli anni passati, e questo fenomeno non può che inasprirsi sempre di più, anche perché mettere d'accordo giovani e anziani è sempre stata impresa ardua. Quindi c’è sicuramente più attenzione riguardo la condotta dei giovani, soprattutto se parliamo dell’aumento di sostanze stupefacenti e alcol, che sono un problema, e ciò, ovviamente, non aiuta la visione che gli anziani e gli altri membri della comunità hanno dei ragazzi, che magari non mantengono una condotta integerrima durante le ore notturne».

Per quanto riguardo le normative riguardo la microcriminalità, c’è stato un incremento della severità negli ultimi anni?

«Ultimamente la normativa si è molto irrigidita, basti pensare che numerosissimi illeciti che fino a qualche tempo fa non erano reati, ora lo sono. Per esempio, adesso, portare in tasca un coltello con una lama lunga otto centimetri o più, oppure un coltello a scatto con una lama di qualsiasi dimensione, è reato penale, quindi è prevista la reclusione».

Che cosa si potrebbe fare per migliorare la condotta di quei ragazzi che hanno compiuto illeciti e che desiderano ricominciare dopo aver compiuto crimini?

«Io penso che, fino a 10 anni fa, era ancora possibile capire se c’era la possibilità di reinserire il ragazzo all’interno della comunità sfruttando famiglia, amici, interessi e tutto ciò che avrebbe potuto aiutarlo ad allontanarsi dal mondo della criminalità. Perciò se il ragazzo era veramente pentito, si poteva rilasciare senza infangare la sua fedina penale, dal momento che la Procura arrivava in tempo per svolgere una funzione rieducativa anche dopo che il crimine era stato commesso. Tuttavia adesso il numero di ragazzi che compiono crimini è sicuramente aumentato, e non si riesce più ad arrivare in tempo per svolgere una funzione rieducativa dopo che l’illecito è stato commesso. Perciò l’azione fondamentale ora è la prevenzione, e ciò deve essere sostenuto principalmente dalla famiglia, che invece è sempre meno presente. Anche la scuola è fondamentale come anche l’informarsi riguardo a ciò che si può e che non si può fare, per non incorrere in pene senza conoscerne il motivo».

*studenti del Liceo Muratori-San Carlo, classe 5G