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Il dolore diventa impegno: «Nel ricordo di Paolo Pittalis»

di Zoe Pittalis*
Il dolore diventa impegno: «Nel ricordo di Paolo Pittalis»

L’associazione “Amici di Pitta P.D.M” in memoria del 46enne scomparso: «Sensibilizzare, soprattutto tra i più giovani, tutte le patologie cardiache»

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MODENA. Nel ricordo di Paolo Pittalis, scomparso a 46 anni per una patologia cardiaca non diagnosticata in vita, è recentemente nata un’associazione che trasforma il dolore in impegno concreto.

Fondata dai familiari e dagli amici più stretti, l’associazione si è posta l’obiettivo di promuovere la prevenzione cardiovascolare e di sostenere la sanità locale. Grazie all’organizzazione di un evento solidale tenuto lo scorso giugno, il Pitta day, e alla collaborazione del cardiologo Francesco Melandri, i fondi raccolti hanno permesso l’acquisto e la donazione di un elettrocardiografo all’Ars Medica di Sassuolo, offrendo uno strumento prezioso per la diagnosi precoce e la tutela della salute di molti cittadini.

Un gesto che dà nuovo valore alla memoria di Paolo, rendendola testimonianza viva di solidarietà e speranza. Grazie all’associazione recentemente fondata, ogni anno verrà istituito un evento in suo ricordo. Quello per l’anno corrente è previsto il 6 giugno 2026; un gesto che dà nuovo valore alla memoria di Paolo, rendendola testimonianza viva di solidarietà e speranza. Per l’occasione è stata intervistata Ermentina Bagni, cardiologa e primario del reparto di Sassuolo, sull’importanza della prevenzione alle patologie cardiache.

Come si può fare per migliorare la sensibilizzazione e la conoscenza generale di questi argomenti e di queste patologie?

«L’insieme delle patologie cardiache per una serie di motivi devono essere abbastanza sensibilizzate anche tra i giovani che non si sentono molto toccati da queste problematiche, perché si sentono molto protetti. Nella realtà non è sempre così perché c'è tutta una serie di patologie di base genetica che si possono riscontrare anche nelle persone più giovani. Questa consapevolezza di per sé ci permette di prevenire la serie di problematiche che potrebbero avere la necessità di essere affrontate in seguito».

Quali sono i rischi principali di queste patologie, perché è importante la prevenzione di esse e soprattutto come attuarla al meglio?

«I rischi principali sono le aritmie che, in casi più generali, rappresentano avvisaglie di una lunga serie di problematiche già in età giovanile. Quindi è fondamentale tutta una serie di esami di secondo livello che possono aiutare ad inquadrare al meglio la patologia in atto. Vorrei sottolineare che anche dai dati della provincia di Modena si evince che le condizioni nei giovani sono drasticamente cambiate: si comincia a fumare da giovanissimi, l’alcol è molto diffuso già a 13, 14, 15 anni e il sovrappeso sta diventando un problema sempre più preoccupante».

Quindi sarebbe importante anche attuare prevenzione specialmente su quelli che possono essere i vizi?

«Assolutamente, questa è la cosa più importante in assoluto: le nostre abitudini possono cambiare radicalmente il nostro stato di salute. Associazioni di questo tipo nascono, purtroppo, spesso da esperienze familiari, e dimostrano, però, una grande sensibilità. Noi, e con noi intendo tutti i cittadini, diamo sempre molto per scontato che la sanità sia un diritto, lo è, però anche la consapevolezza, che noi comunque facciamo parte di una società civile, e possiamo fare qualche cosa anche per gli altri, è un aspetto che dà assolutamente valore alla causa».

Viene quindi data la parola a Giulio Cesare Pittalis, padre di Paolo Pittalis e presidente dell’associazione recentemente fondata, Amici di Pitta P.D.M.

Come è nata l’idea dell’associazione?

«Subito dopo quello che è successo a Paolo ho riunito i suoi amici e ho iniziato a pensare a come si poteva sensibilizzare la gente; quello che è successo a Paolo è una cosa brutale, morire così senza sapere che fosse malato. Allora ho pensato che mi sarebbe interessato vedere se ci fosse uno strumento che potesse aiutare, specialmente i giovani, e tutti i lavoratori a sapere che tipo di malattia ha ognuno di noi, soprattutto quelle del cuore. E così questi ragazzi hanno risposto subito iniziando a organizzare iniziative in suo ricordo. Progetti, tra cui concerti, per mantenere viva la sua memoria e non rendere vana questa disgrazia. Era un grande appassionato di musica, è stato organizzato un grande evento musicale per reperire fondi col nome di Pitta day, inizialmente per l’elettrocardiografo e successivamente per la ricerca. Siamo arrivati fino ad oggi ad un punto nel quale non si possono fermare: abbiamo istituito, ormai è pronta, un’associazione. Vogliamo andare avanti. Loro sono più forti di me, hanno un coraggio estremo».

*studentessa del Liceo Muratori-San Carlo, classe 5G