Gazzetta di Modena

Modena

Scuola 2030

Luciano Pavarotti oltre l’artista

di Caterina Olivieri*
Luciano Pavarotti oltre l’artista

Il tenore modenese nelle parole di chi gli era vicino e il viaggio nella “sua” Casa Museo

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MODENA. Ormai da più di dieci anni è aperta al pubblico la Casa Museo Pavarotti, in cui il Maestro ha trascorso l'ultimo periodo della sua vita insieme alla seconda moglie Nicoletta e la figlia Alice.

Dall’atmosfera accogliente ed intima della tenuta nella campagna modenese, città altamente amata dall’artista, emerge non solo l’indole di uomo ambizioso e realizzato, ma soprattutto una personalità calorosa, appassionata ed entusiasta. Stefania Verzoni, operatrice museale a cura di organizzazione e gestione di eventi, accoglienza turistica, relazioni pubbliche e tanto altro, ricorda Luciano come «una persona allegra, piena di gioia di vivere, ospitale come il tipico emiliano e sempre con il sorriso stampato sul viso».

Cosa contraddistingue questa casa da quella di un qualsiasi artista?

«E’ una casa molto preziosa, con una ricchezza molto raffinata ma per niente ostentata. Lui stesso ha scelto l’arredamento, creando un ambiente sicuramente molto personale: rispecchia l’uomo che Luciano era dietro al grande artista Pavarotti, una persona a cui piaceva la comodità e il colore, che cercava sempre di guardare all’altro lato della medaglia senza fare polemica».

Quando ha iniziato a fare parte della quotidianità di Pavarotti?

«Il primo anno in cui ho avuto contatti con Luciano è stato nel 1993 in occasione del concerto a Modena, sotto la ghirlandina e poi per il concorso ippico. Ho espresso il desiderio di essere nuovamente coinvolta in eventi e così è stato».

Qual è uno dei ricordi più belli con del Maestro?

«Certamente nel 2002, quando mi ha invitata insieme ad altri organizzatori e staff a Londra al concerto di Covent garden in cui ha rappresentato Tosca per l’ultima volta e, molto generosamente, ci ha ospitati per tre giorni nella sua suite».

Quali sono alcune parole in grado di far emergere la grande personalità che era Pavarotti?

«Generosità, accoglienza, affetto e sorriso. Luciano è stato una forza trainante per portare la lirica fuori dai teatri e farla diventare patrimonio di tutti, riuscendoci ampiamente tramite i concerti Pavarotti & Friends».

Proprio riguardo ai concerti Pavarotti & Friends, quali sono stati gli aspetti più belli di aver preso parte a questi concerti?

«Aver vissuto il senso di unità e di calore durante i concerti è stato un’esperienza incomparabile e straordinaria. Per 10 anni Pavarotti ha chiamato artisti italiani e stranieri a cantare con lui, per raccogliere fondi volti ad aiutare i più sfortunati. Tutti gli artisti erano ospitati in questa tenuta, che prima era una semplice casetta rossa, e la loro partecipazione era totalmente retribuita. Voleva portare il mondo a Modena così come voleva portare Modena nel mondo, e ci è riuscito».

Ci racconti la trasformazione da casa a Casa Museo.

«E’ stata Nicoletta Mantovani, seconda moglie, a creare la fondazione per tenere viva la sua memoria e dare opportunità ai giovani nella musica. La casa, dopo l’EXPO del 2015, si prestava a diventare Casa Museo: molti oggetti, come i quadri da lui dipinti, sono stati lasciati mentre altri rimossi per esporre una parte dei suoi premi più importanti».

*studentessa del Liceo Muratori-San Carlo, classe 5 G