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Un’azienda da... Favola: «Storia di oltre un secolo»

di Michele Summo*
Un’azienda da... Favola: «Storia di oltre un secolo»

La Palmieri di San Prospero fa rima con mortadella: «Carni italiane e cura per un prodotto che è davvero unico e di qualità»

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SAN PROSPERO. Punto fermo nel settore alimentare italiano ed internazionale da diversi anni, l’azienda Palmieri di San Prospero si riserva un posto d’onore nelle tavole di tutto il mondo.

Il marchio di fabbrica è la mortadella Favola, prodotto pluripremiato e che ha fatto le fortune dei proprietari dell’impresa. Nel solco della tradizione portata avanti da nonno Carlo, il nipote Francesco, consigliere delegato del CdA, racconta la storia dell’azienda e il loro prodotto.

Come è nata l’azienda?

«Tutto è iniziato dal mio bisnonno, Emilio, che nel 1919 ha aperto una piccola salumeria in centro a Modena. Circa quarant’anni dopo, nel 1961, il figlio Carlo, mio nonno, è andato a lavorare col papà, e ha deciso, negli anni successivi, di aprire una vera e propria attività. All’inizio producevamo tutti i salumi. Dopodiché mio nonno, a fronte dei cambiamenti di mercato, ha scelto di abbandonare questo tipo di produzione più ampia. L’impresa ha iniziato a specializzarsi nella soluzione preferita dal nonno: la mortadella. Il suo obiettivo era quello di superare il pensiero comune che la mortadella fosse di qualità inferiore rispetto agli altri salumi».

Il vostro marchio di fabbrica è la mortadella Favola: come si è evoluto il prodotto e come è diventato un punto di riferimento nel settore alimentare?

«Al fine di creare la mortadella perfetta, il nonno decise di utilizzare solo carni italiane, eliminare completamente i dolcificanti e introdurre il miele nella ricetta. Inoltre, per conservare gli aromi e la dolcezza, che sarebbero andati persi con un involucro artificiale, ha avuto l’intuizione di creare un sacco cucito artigianalmente. Assaggiando la mortadella, disse in dialetto che era una “favola”: da qui, nel 1997, è nato il nome del marchio. Tuttavia, costando il doppio rispetto ad una mortadella normale, inizialmente la Favola non era considerata in supermercati e salumerie. Negli ultimi vent’anni, però, il cibo è passato da necessità quotidiana a status symbol. I consumatori hanno iniziato a cercare sempre più prodotti di qualità. E’ in questo contesto che la Favola è esplosa».

Cosa differenzia la vostra dalle aziende che operano nel settore?

«Mentre gran parte delle aziende cercano di creare sempre qualcosa di nuovo pur di aumentare il profitto, noi rimaniamo legati al nostro prodotto e puntiamo fortemente su quest’ultimo. Tutti qui dentro ragioniamo così: poco ma buono. Il nostro principale obiettivo è quello di trasmettere i nostri valori a chi lavora nell’azienda. Per questo abbiamo tanti ragazzi che hanno una grande passione per il loro lavoro e il fatto di avere una famiglia intera che crede nel progetto è sicuramente un valore aggiunto».

Come si relazionano l'azienda, in particolare i vostri prodotti, con il territorio modenese?

«La leggenda narra che la mortadella sia nata a Bologna. Noi siamo in provincia di Modena: il nostro prodotto è sempre stato un po' screditato, considerato dai consumatori come “la mortadella di Modena”. Noi, invece, siamo molto affezionati al prodotto e al fatto che sia differente dalla mortadella storica bolognese. Abbiamo cercato di portare novità e progresso nella storia secolare del salume. Oggi posso dire con orgoglio che la Favola funge da ispirazione per molti nel settore e viene spesso anche copiata. Siamo fieri, poi, di portare avanti la tradizione modenese per quanto riguarda zamponi e cotechini».

L’azienda ha affrontato nel corso della sua storia diversi ostacoli, come il terremoto del 2012. Come siete stati in grado di uscirne?

«Sicuramente la più grossa difficoltà è stata quella del terremoto, una vera e propria catastrofe. L’azienda crollò completamente. In quei momenti io non facevo ancora parte dell’azienda, ma cercavo di dare supporto psicologico. Mi rendevo conto di come tutta la storia di mio papà e di mio nonno fosse andata in frantumi. Dovevamo ripartire da capo. In quella situazione hanno fatto molto la differenza la nostra voglia di ripartire unita al sostegno e alla solidarietà del territorio, comprese le autorità locali. Anche durante il Covid non è stato facile: c’è stato per noi un grande blocco di consumi a causa della chiusura delle salumerie. Bisogna essere resilienti. Le aziende devono sapersi adattare alle situazioni, è necessario essere estremamente flessibili. Per farlo occorre tenere le persone motivate. Noi in Italia siamo bravi in questo».

*studente del Liceo Muratori-San Carlo, classe 5G