Gazzetta di Modena

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Scuola 2030

Famiglie e bimbi che cambiano: la sfida del pediatra nel 2026

di Sofia Soldo, Alaa El Adaoui e Gabriele Lugli*
Famiglie e bimbi che cambiano: la sfida del pediatra nel 2026

Il dottor Mangialavori: «L’asilo nido fondamentale per la crescita, superare gli stereotipi di genere è positivo nei primi anni di vita»

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MODENA. Le preoccupazioni dei genitori non cambiano nel tempo: la salute, la crescita, il benessere dei figli restano al centro. Eppure, il contesto in cui queste preoccupazioni si sviluppano è oggi profondamente diverso. A raccontarlo è il dottor Claudio Mangialavori, pediatra dello studio “Il Piccolo Principe” di Modena, che ogni giorno osserva da vicino l’evoluzione delle famiglie e dei bisogni dell’infanzia. «Oggi vediamo una grande varietà di modelli familiari – spiega –. Non esiste più una sola idea di famiglia, ma tante forme diverse, ognuna con le proprie risorse e fragilità. Per noi pediatri è una continua occasione di apprendimento».

«I primi mille giorni sono fondamentali»

Un cambiamento che riguarda anche i ruoli tradizionali: sempre più spesso sono i padri ad accompagnare i figli alle visite. «C’è un’evoluzione negli stereotipi di genere – sottolinea – e questo ha un impatto positivo soprattutto nei primi mille giorni di vita, dal concepimento ai due anni, una fase fondamentale per lo sviluppo del bambino».

Proprio in questa fase iniziale, ciò che conta davvero sono le relazioni. «Le esperienze affettive, se calde e coinvolgenti, stimolano lo sviluppo del cervello. Non è la quantità del tempo trascorso con i figli a fare la differenza, ma la qualità: anche momenti brevi, se autentici, sono estremamente preziosi».

Accanto a queste consapevolezze emergono però nuove fragilità. La prima è la solitudine delle famiglie: sempre più nuclei vivono lontani dai contesti di origine, senza il supporto di nonni e parenti. E i servizi territoriali non sempre riescono a raggiungere chi ne avrebbe più bisogno. «Se non ci sentiamo parte di una comunità – osserva il pediatra – tendiamo a vivere il diritto alla cura come qualcosa di individuale. In realtà la salute è un bene collettivo, che va condiviso e custodito insieme».

«Il nido è una ricchezza impagabile»

Tra i fattori che incidono maggiormente sullo sviluppo dei bambini c’è anche l’accesso alle esperienze educative precoci. In Italia, però, persistono forti disuguaglianze: mentre nel Nord circa il 30-35% dei bambini frequenta il nido, nel Sud la percentuale scende al 10-15%. «Eppure – sottolinea – il nido è una grande opportunità: permette ai bambini di confrontarsi con realtà diverse, sviluppare empatia e vivere emozioni nuove. È una ricchezza impagabile». Un altro elemento sempre più raro è la noia. «Oggi i bambini sono costantemente stimolati, ma la noia è fondamentale: aiuta a sviluppare creatività, immaginazione e capacità di pensiero». Il tema delle tecnologie è altrettanto centrale.

«Esiste una solida letteratura scientifica che evidenzia i rischi di un uso non corretto degli strumenti digitali, dagli smartphone ai videogiochi. Il problema non è demonizzare questi strumenti, ma educare le famiglie a un uso consapevole. Sono diventati uno status sociale, quasi un feticcio post-industriale». «Noi non lavoriamo solo con i bambini, ma con le famiglie. L’ascolto e la relazione sono fondamentali: per questo preferisco parlare di pediatra di famiglia».

Un approccio che si riflette anche nell’organizzazione del lavoro. Lo studio “Il Piccolo Principe” è una pediatria di gruppo, un modello che permette di offrire servizi più completi grazie alla collaborazione tra professionisti. «Significa avere più risorse, ma anche confrontarsi continuamente. È più impegnativo, ma migliora la qualità dell’assistenza». Tra i progetti più significativi a cui il dottor Mangialavori partecipa c’è “Nati per leggere”, promosso anche dall’Ausl di Modena.

«Effetti positivi anche sui genitori»

«È un’iniziativa nata in Italia nel 1999 dalla collaborazione tra pediatri, bibliotecari e il Centro per la salute del bambino. La lettura condivisa nei primi anni di vita ha effetti straordinari: sviluppa le capacità cognitive, rafforza l’autostima e migliora la relazione tra genitore e figlio. La cosa più importante è la lettura a bassa voce, condivisa: il libro diventa uno strumento per dialogare con il bambino, per costruire una relazione. E questo ha effetti positivi anche sui genitori, rafforzando le loro competenze educative, soprattutto nei contesti più fragili». Infine, uno sguardo ai giovani che sognano di intraprendere la professione medica.

«Essere un medico non significa solo essere un bravo scienziato. Serve essere persone complete. Per capire gli altri non basta la scienza: servono anche il cuore e l’anima. E queste qualità si sviluppano soprattutto attraverso le materie umanistiche». Una visione che restituisce alla medicina la sua dimensione più profonda: quella di una cura che passa, prima di tutto, dalla relazione. Perché crescere un bambino, oggi più che mai, è una responsabilità condivisa.

*studenti del Liceo Muratori-San Carlo, classe 5CL