I primi dieci anni di Gibi: «Dalle felpe alle telecronache»
Il giovane imprenditore modenese Mario Biondo incontra gli studenti: «Il boom sui social? Bisogna studiare tanto, provare e anche sbagliare»
MODENA. L’azienda GIBI è ormai diventata una certezza nel campo imprenditoriale della moda e proprio quest’anno il marchio festeggia i suoi 10 anni dalla fondazione. Per celebrare questo traguardo Mario Biondo, CEO fondatore, si è raccontato alla Gazzetta.
«Ho sempre voluto fare l’imprenditore»
«Sin da bambino ho sempre voluto fare l’imprenditore, era una cosa che ammiravo e a cui ho sempre aspirato», racconta Mario Biondo. Il progetto GIBI nasce proprio all’interno del contesto scolastico: «Ho iniziato mentre ero a scuola a fare questo lavoro e ho portato un po' la moda della felpa della scuola in Italia».
Il progetto imprenditoriale nasce un po’ per gioco ma con una chiara idea alla base: voler portare qualcosa di nuovo nello stile di tutti i giorni degli studenti: «Quando facevo il San Carlo abbiamo fatto la prima felpa d'istituto di Modena, una cosa che si vedeva probabilmente solo nei college americani. Da lì è nata GIBI due anni dopo».
Come in ogni progetto l’inizio è sempre la parte più complicata, ci si trova alle prime armi senza esperienza: «GIBI il primo anno fece 35.000 euro di fatturato, guadagnavamo cinquecento euro al mese, avevamo costi di produzione alti e dovevamo pagarci anche le tasse naturalmente».
Aprire un’azienda da zero è sempre difficile, ci si trova ad entrare in un mondo tutto nuovo nel quale bisogna stare sempre al passo: «Il nostro era un business semplice all'inizio perché non avevamo costi di base, il mio ufficio era camera mia. Il primo progetto prevedeva la produzione di Felpe per la scuola ed ebbe un gran successo perché nessuno prima ci aveva mai pensato». La pandemia nel 2020 e la chiusura delle scuole ha rappresentato uno dei primi veri momenti difficili per l’azienda:
«Come vendere le maglie di calcio quando la squadra non gioca»
«Sicuramente il Covid è stato un momento molto complicato. In una situazione del genere devi sperare che gli studenti comprino i prodotti quando sono a casa. È come vendere le magliette di una squadra di calcio quando non gioca». La gestione di un’azienda dal lato marketing è un punto fondamentale per chi vende prodotti: «Trovare le persone giuste è stato determinante. Chi era appassionato di marketing o moda ci contattava. Ho conosciuto i miei principali collaboratori così».
Nell’ultimo periodo anche i social sono diventati molto importanti, sono ciò che permette di dare un’immagine al brand e all’azienda: «Un giorno un ragazzo mi scrisse: "Guarda, i social di GIBI fanno schifo". Io mi sono illuminato e ho detto: "Beh, allora fammi vedere come li faresti te"». Il marketing cambia alla velocità della luce. Riuscire a capire le dinamiche che evolvono su tutte le piattaforme oggi è veramente un lavoro. Bisogna studiare tanto, provare e anche sbagliare. Ma quando poi riesci a trovare qualcosa che funziona bisogna essere pronti a cavalcare l’onda del successo: «Su GIBI Merch abbiamo beccato il trend della telecronaca sulle maglie, però devi riuscirti a reinventare, perché se ti aggrappi al trend è finita: quando va bene bene, quando va male va male»,spiega ancora Mario. Il successo in Italia e la base aziendale di GIBI è ormai ben costruita e consolidata, l’esportazione estera però, resta un obiettivo da poter raggiungere e sviluppare ulteriormente: «Oggi in e-commerce vendiamo già un 15% all'estero, soprattutto in Europa e Stati Uniti. Il nuovo trend “Dillo in dialetto" penso lo faremo solo in Italia, ma mi piacerebbe tanto fare qualcosa anche col catalano, infatti stiamo cercando di capire qualche possibile collaborazione estera».
Dai banchi di scuola al successo in Italia, Mario Biondo è riuscito a far diventare un sogno il proprio vero lavoro, il liceo è stato sicuramente il periodo fondamentale della sua vita: «Al liceo mi sono divertito tantissimo. Non ero uno studente modello, sono uscito con 64. In quel periodo ho capito che poteva esserci un business: feci le felpe il primo anno, l'anno dopo le rifeci e la gente le ricomprava anche se le avevano prese l’anno prima». Per molti il liceo è il periodo dove si capisce veramente quello che si vuole fare nella vita: «Il nostro liceo aveva tantissimi progetti che ti aiutano a capire quello che vuoi fare fuori o quello che non vuoi fare. Io sono riuscito ad avere un’intuizione, quella di portare una nuova moda quando nessuno ci aveva mai provato. Se potessi tornare indietro, tornerei domani mattina, perché fuori è tutto un altro mondo. Il mio consiglio è di godersi questi momenti fino alla fine, perché poi non ritorneranno più», conclude Mario.
*studente del Liceo Muratori-San Carlo, classe 5CL
