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Twinkly e il teatro che unisce: 22 anni di emozioni e inclusione

di Alaa El Adaoui e Margherita Malagoli*
Twinkly e il teatro che unisce: 22 anni di emozioni e inclusione

Lo spettacolo a teatro per la giornata dedicata alla sindrome di Down

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MODENA. La Giornata della sindrome di Down a Modena quest’anno è stata celebrata in un modo speciale: con uno spettacolo che non è solo teatro, ma un viaggio nel mondo delle emozioni, dell’amicizia e dell’inclusione.

Protagonista della serata è stata la compagnia teatrale Twinkly, nata nel 2008 da un laboratorio promosso dalla neuropsichiatria di Modena in collaborazione con la Scuola d’Arte Talentho.

Tutto è iniziato ventidue anni fa, in un piccolo laboratorio del Centro Educativo Territoriale di Albareto, con l’idea di Antonio Capasso: un laboratorio, qualche ragazzo e un’idea forse un po’ ostinata, ma bellissima: il teatro può e deve essere un luogo per tutti.

Una scuola diversa dalle altre

Da quell’intuizione è nata la Scuola Talentho, una scuola diversa dalle altre, che non voleva solo insegnare recitazione, musica o danza, ma soprattutto insegnare a credere nel talento delle persone, anche quando è nascosto, fragile o timido. Negli anni Talentho è diventata una casa dove centinaia di ragazzi sono passati con i loro sogni, le loro paure e la voglia di esprimersi. Dentro questa casa è nato un progetto speciale: un laboratorio teatrale inclusivo, dove ragazzi con abilità diverse lavorano insieme sul palco. All’inizio era solo un laboratorio, poi è diventato un percorso.

Perché quei ragazzi sono cresciuti, non solo artisticamente, ma anche come persone. Hanno imparato a stare sotto una luce, a raccontare una storia, a guardarsi negli occhi. E a un certo punto è successo qualcosa di meraviglioso. Gli allievi hanno preso in mano il testimone e da quel passaggio silenzioso, ma potente, è nata la compagnia Twinkly.

Alla ricerca del luccichio

“Twinkly” significa luccichio in inglese, quel piccolo scintillio che si vede negli occhi delle persone quando scoprono qualcosa di nuovo, quando trovano il coraggio di salire su un palco, quando continuano a credere nella meraviglia. E chi ha visto questi ragazzi sul palco sa che questo nome non è una metafora: quel luccichio c’è davvero. Non brilla per perfezione, ma per autenticità, coraggio e capacità di trasformare la fragilità in forza creativa.

Con lo spettacolo “Sei tu Alice?”, il pubblico è stato guidato in un viaggio nel mondo di Alice, dove tutto cambia: le regole, le identità, le certezze. Qui si scopre che la diversità non è un problema, ma una ricchezza. La compagnia porta sul palco la verità delle persone, come ricordava Alda Merini: “La vera bellezza non è nella perfezione, ma nella verità”.

Non solo teatro: la serata ha visto anche l’esibizione degli studenti della neuropsichiatria, con il laboratorio “Tutte le emozioni in tasca”, guidato da Valeria e Marta, e la collaborazione di Habilitas APS, che da anni sostiene progetti inclusivi. Vincenzo Pandino di Habilitas ha ricordato: «In un mondo dove spesso prevalgono arroganza e forza, questa sera seminiamo integrazione, amore e coesione sociale, valori più nobili della nostra bella e amata Romania».

Un sogno può camminare sulle gambe degli altri

Guardando Twinkly sul palco non si vedono solo attori, ma ventidue anni di lavoro, famiglie che hanno creduto, educatori che hanno accompagnato, amicizie nate dietro le quinte, cadute, risate e prove infinite. Si vede un sogno che non resta nelle mani di chi lo ha iniziato, ma cresce nelle mani di chi lo porterà nel futuro. Il messaggio è chiaro: il teatro più vero non è quello perfetto, ma quello che ci fa riconoscere negli altri. E quando qualcuno sul palco chiede: “Sei tu Alice?”, ci invita a sentirci parte di questa domanda, perché tutti prima o poi ci perdiamo, ci trasformiamo, attraversiamo lo specchio. Abbiamo capito che un sogno può camminare con le gambe degli altri e diventare più grande di chi lo ha iniziato.

*Liceo Muratori-San Carlo, classe 5CL

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