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Baggiovara, nel reparto di Neurologia: «Quando la malattia cambia la vita»

di Lara Aoude, Flavio Bonettini, Miriam Kachakeche, Federico Finelli e Nicholas Passerini*
Baggiovara, nel reparto di Neurologia: «Quando la malattia cambia la vita»

Viaggio tra i professionisti in prima linea nell’ospedale modenese

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MODENA. Cosa succede quando una malattia tipica della terza età colpisce chi è ancora giovane? È una domanda che apre lo sguardo su una realtà poco raccontata ma profondamente impattante: quella delle demenze giovanili.

«La vita cambia in modo significativo»

Si parla di demenze giovanili quando la malattia insorge prima dei 65 anni. Durante una visita nelle aree dedicate alla ricerca dell’ospedale di Baggiovara, è stato possibile osservare da vicino il lavoro degli specialisti impegnati nello studio di queste patologie, comprendendo meglio sia la complessità scientifica sia l’impatto umano che comportano. «La vita della persona affetta cambia gradualmente ma in modo significativo, perché ammalarsi di demenza in età giovanile può avere ripercussioni sull’attività lavorativa e sul ruolo sociale di una persona, molto più di quanto accade se la malattia esordisce in età più avanzata» spiega la dottoressa Annalisa Chiari del reparto di Neurologia.

La perdita di autonomia, i cambiamenti cognitivi e comportamentali e le difficoltà relazionali trasformano profondamente la vita non solo della persona colpita, ma anche di chi le sta accanto. Le conseguenze, quindi, non si fermano alla salute ma si estendono anche alla sfera economica, familiare e sociale, rendendo queste patologie particolarmente complesse da affrontare. Nonostante la loro rilevanza, la ricerca sulle demenze giovanili è ancora in evoluzione.

Per questo lavoro sono impegnati diversi specialisti del settore, tra cui la neurologa Chiara Gallingani, la neuropsicologa Najara Iacovino e la biologa Roberta Bedin, che contribuiscono con approfondimenti clinici e prospettive diverse. Infatti, per molto tempo, proprio a causa della loro rarità, queste malattie sono state meno studiate rispetto alle demenze senili.

«Si cercano terapie mirate»

Tuttavia, negli ultimi anni si è registrato un crescente interesse scientifico. «Si cerca di sviluppare terapie mirate applicando quella che viene definita medicina di precisione – sottolinea Chiari – Questo approccio punta a trattamenti personalizzati, basati sulle caratteristiche specifiche di ogni paziente e della sua malattia» aggiunge la dottoressa. Un’attenzione particolare è rivolta alle forme genetiche, ma uno degli obiettivi principali della ricerca è comprendere tutte le possibili cause della malattia. Oltre alla componente genetica, infatti, stanno assumendo sempre più importanza i fattori ambientali. «La conoscenza dei fattori ambientali può aiutare a impostare programmi di prevenzione mirati», spiega ancora la neurologa dell’ospedale di Baggiovara Studiare questi aspetti potrebbe contribuire, in futuro, a ridurre il rischio di sviluppo della malattia e a intervenire in modo più efficace nello studio delle sue cure.

Proprio perché rare, queste patologie presentano ancora molte zone d’ombra: «Essendo più rare, sono meno conosciuti i bisogni delle persone ammalate e delle loro famiglie». Per questo motivo, la ricerca assume un ruolo fondamentale, non solo per migliorare le cure, ma anche per comprendere meglio l’impatto sociale e umano della malattia. «Qualsiasi miglioramento nella pratica clinica passa attraverso una ricerca accurata» conclude Annalisa Chiari del reparto di Neurologia. Toccare con mano un’eccellenza come quella rappresentata dall’ospedale di Baggiovara e dal suo team di i specialisti è stata un’esperienza illuminante e dal grande valore sia umano che professionale. Comprendere, conoscere da vicino e dare visibilità alle demenze giovanili significa fare un passo avanti non solo nella medicina, ma anche nella costruzione di una società più consapevole e preparata ad affrontare queste sfide.

*studenti del Liceo Corni, classe 3E

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