La ribellione di Filippo Annovi: «Essere etici non faccia paura»
A tu per tu con il giovane artigiano di Corlo
MODENA. Non chiamatelo "maestro" o "esperto". Per i ragazzi delle superiori è solo uno di loro che ce l’ha fatta a costruire qualcosa di vero. Tra macchine da cucire e la voglia di riportare il “fatto a mano” in Italia, Filippo Annovi produce, progetta e comunica in un mondo che compra solo abbigliamento prodotto all’estero. L’obiettivo per lui non è solo la qualità del prodotto, ma soprattutto creare una community unita. Non è ancora una strada tutta in discesa, infatti le spese spesso superano le entrate, ma la sua è una visione a lungo termine. Filippo è un ragazzo di 18 anni, residente a Corlo di Formigine che sta facendo della sua passione un vero e proprio lavoro. Il giovane artigiano è stato anche invitato come ospite all’assemblea d’istituto del liceo Wiligelmo, per discutere coi suoi coetanei della sua esperienza. «Parlare in un’assemblea di trecento persone non è facile, soprattutto se sono della tua stessa età». Eppure, il racconto di Filippo ha fatto centro. «L’attenzione è stata alta – spiega – la presentazione è stata diretta e ha coinvolto tutti».
«All’inizio ti fa paura, inutile negarlo – racconta il fondatore di Annovi shop – Parlare a trecento coetanei mette più ansia che parlare a degli adulti, perché se sei finto se ne accorgono subito. Poi il discorso scorre e quel brividino si trasforma in adrenalina pura». Il progetto non è nato per vendere un prodotto, ma per rispondere a un problema: il disastro etico e ambientale del fast fashion. La coerenza è il pilastro del brand. Mentre molti scelgono la strada facile dei materiali nuovi, perfetti, facili da tagliare e veloci da produrre, Filippo ha scelto la via complicata del recupero. A differenza di giganti del settore, che usano teloni di camion usati, lui lavora con i ritagli di produzione del PVC(cloruro di polivinile) nuovo. Pezzi che finirebbero in discarica perché troppo piccoli per i grandi teloni, ma perfetti per borse e accessori. Lavorare con gli scarti richiede più tempo e più fatica per far combaciare i cartamodelli, ma è l'unico modo per non prelevare nuovo petrolio dal pianeta. In questo processo, la tecnologia non è il nemico, ma l’alleata silenziosa. L’intelligenza artificiale entra in gioco dove serve praticità: sistemare il codice del sito web, gestire il budget o riordinare gli script dei video. Ma la testa rimane umana. «L’AI ti aiuta a rielaborare, ma l'idea, il design e il concetto devono essere farina del tuo sacco. Altrimenti è roba senza anima». Alla domanda: «Dove sarò tra dieci anni? Non lo so però il mio obbiettivo è chiaro: vivere la mia passione, far crescere la community e dimostrare che l'artigianato non è una roba vecchia, ma il futuro». Il progetto è ambizioso: riportare l’artigianato in Italia, ma con un linguaggio nuovo, documentando tutto sul suo account instagram @annovishop. Attorno a questa visione si è stretto uno staff di persone che non lavorano solo per amicizia, ma perché sentono di far parte di qualcosa che ha valore. «La gente ti segue perché crede in un’idea forte. A volte si prova vergogna ad esporsi per favorire idee e valori, si teme di essere giudicati, ma non bisogna aver paura di fare del bene. Fare qualcosa di etico è il vero atto di ribellione». l Mattia Artiaco Pietro Cló Daniele Gatti Gabriele Giordano Matteo Tinti Liceo Corni Liceo Corni Classe 3E
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