Sassuolo Calcio: «I segreti per un bilancio sano»
Invernizzi (responsabile operativo): «Avere una proprietà solida e uno sponsor pluriennale ci ha aiutato a risalire subito in Serie A»
SASSUOLO. Sostenere una società di calcio con un bilancio in salute, un settore giovanile proficuo e una comunicazione mediatica di livello non è semplice: per capirne di più abbiamo parlato con il responsabile operativo del Sassuolo calcio Alec Invernizzi che ci ha illustrato come funziona una società di calcio. Invernizzi ha iniziato parlando della retrocessione di due anni fa dalla Serie A alla Serie B e delle conseguenze che questa ha comportato dal punto di vista economico.
«La progettualità aiuta»
«In questo momento, passare dalla Serie A alla Serie B è passare da 40 milioni di euro a 1 di diritti televisivi, non è sostenibile, è stato votato anni fa il sistema di Paracadute per aiutare le retrocesse, ma non è sufficiente – ci ha raccontato il responsabile operativo dalla società neroverde – le squadre spesso si trovano dei contratti molto onerosi da rispettare, e dai quali non ci si può liberare facilmente, la mancanza di introiti dai diritti televisivi è quindi molto complicata da gestire, tante società vanno giù e soffrono questo».
Sul ritorno immediato del Sassuolo in Serie A al culmine di una sontuosa cavalcata, Invernizzi ha aggiunto: «È chiaro che la progettualità aiuta, nel senso che avere un sistema di rapporti come quello che abbiamo noi con la nostra proprietà e con una sponsorizzazione pluriennale è ciò che ci ha garantito di confermare un introito importante per poter rapidamente risalire» ci ha spiegato il dirigente. Sulle difficoltà che hanno le squadre più piccole in Italia ad avere ambizioni europee, Invernizzi ha evidenziato in particolare il problema relativo agli incassi derivanti dai diritti televisivi. «Dato che una buona fetta degli introiti deriva dai diritti televisivi bisogna capire che il sistema italiano è complicato per le piccole perché, per quanto si possa lavorare bene, la meritocrazia sportiva sugli incassi dai diritti è molto minore rispetto ad altri Paesi».
«Difficile diventare grandi da una base piccola»
«In Premier League ed altri campionati esteri ad esempio i diritti sono divisi in parti uguali, per gran parte, oppure sui risultati sportivi dell'ultimo anno, massimo sui 15 anni – ha aggiunto Invernizzi puntando lo sguardo ai campionati esteri – In Italia invece, con la legge Melandri, c'è una divisione dei diritti che è fortemente sbilanciata verso quelli che chiamano risultati storici, quindi su un lasso di tempo di 50-60 anni e anche sui bacini d'utenza. Diventa quindi difficile per qualcuno che vuole lavorare bene, diventare grandi partendo da una base piccola». C’è stata inoltre la possibilità di discutere su alcuni temi di attualità nel calcio moderno come quello della pirateria. Di seguito ciò che ci ha detto Invernizzi in risposta alla frase: “La pirateria uccide il calcio”.
«Sì, la pirateria uccide il calcio, ma ci dobbiamo anche fare delle domande, se la gente sceglie strumenti di streaming gratuiti ma illegali, forse, il prodotto che stiamo vendendo noi non è abbastanza bello per invogliare la gente a pagare. È ovvio che dietro c'è un elemento di illegalità che non dovrebbe neanche essere affrontato, però se si parte da quel presupposto non si risolve il problema. Io penso che stia a noi trovare delle soluzioni che combattano questo fenomeno, non solo con le leggi, non solo attaccando chi lo fa, ma cercando di capire i motivi che ti portano a commettere questo atto illegale per migliorare il nostro prodotto a tal punto da diventare più allettanti della pirateria» conclude il responsabile operativo del Sassuolo Calcio Alec Invernizzi.
*studente del Liceo Muratori-S.Carlo, classe 5CL
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