La pink tax: essere donna costa di più
Alla scoperta della “tassa rosa” dagli assorbenti all’abbigliamento
MODENA. Da più di quindici anni in Italia aleggia una tassa tanto sconosciuta da risultare quasi invisibile agli occhi di molti: la Pink tax. Questo è il “privilegio” che spetta alle donne di questo millennio: stesso materiale, stesso scopo, colore diverso e quindi prezzo diverso.
Il ciclo? Fonte d’incasso
La pink tax o “tassa rosa" è il sovrapprezzo di prodotti o servizi generalmente destinati a un pubblico femminile, classificati tramite un packaging rosa oppure denominati “da donna”. Già nel 2015 il Department of Consumer Affairs di New York ha pubblicato il report "From Cradle to Cane: The Cost of Being a Female Consumer", analizzando 794 prodotti in 35 categorie diverse. Il risultato: i prodotti femminili costavano in media il 7% in più e dell'8% per l'abbigliamento, con picchi del 13% per i prodotti di bellezza.
In Italia un prodotto “da donna” costa in media il 7-10% in più rispetto a un prodotto generalmente maschile, tra questi possiamo trovare deodoranti, lamette, creme o shampoo, ma anche vestiti, giocattoli, materiale scolastico e sostanzialmente ogni prodotto per l’igiene personale. A questo si aggiungono i costi salati degli assorbenti, in Italia infatti l'Iva sugli assorbenti è stata abbassata al 5% nel 2023, per poi essere riportata al 10% con la “legge di bilancio” del 2024.
Citare questo "passo indietro" istituzionale rafforza l'idea che il ciclo mestruale non sia ancora considerato un'esigenza fisiologica primaria, ma una fonte di incasso. Per quanto questi dati sembrino minimi al primo sguardo, in media una donna compra tra i 150 e 250 assorbenti all'anno, anche se il numero può variare significativamente in base a diversi fattori. Questo porta a una spesa annua di quasi mila euro, a cui si deve aggiungere la tassazione “femminile” precedentemente menzionata.
Lo stereotipo di genere alla base
Un altro fattore da tener conto è l’instabilità dei prezzi. Secondo la ricerca di Idealo di sei anni fa, i prodotti femminili registrano una fluttuazione media dei prezzi del 49,6%, contro il 33,5% di quelli maschili. Questo significa che le donne non solo pagano di più, ma hanno anche meno certezza sul prezzo che troveranno al momento dell'acquisto. La differenza non è solo nel prodotto in sé ma anche nel servizio, come ad esempio nei negozi di parrucchieri in cui un taglio corto femminile costa più di un taglio maschile, considerando però che il tempo impiegato e la tecnica sono simili. Un altro esempio di questo fenomeno si può notare nell’abbigliamento, nei capi femminili i tessuti utilizzati sono generalmente più leggeri o più complessi nella lavorazione. Oltre all’aspetto economico però si deve anche considerare altri fattori dissimulati.
Non è difficile comprendere come dietro ad alcune scelte considerate economiche ci sia in realtà una questione di stereotipo di genere. Capiamo di trovarci davanti a un bias nel marketing dei prodotti già dal nome, “tassa rosa” evidenzia la generalizzazione principalmente considerata nella produzione e nella distribuzione, le donne avendo maggiore necessità di certi prodotti, sono più disposte a pagare prezzi alti.
Gli esempi controcorrente
Alcuni brand stanno iniziando a reagire. Marchi come Billie, marchio internazionale specializzato in rasoi femminili, nato con l'obiettivo specifico di sfidare la tassa rosa, offre prodotti con un prezzo equo rispetto a quelli maschili, posizionandosi come pionieri dell'inclusività; Coop Italia è stata tra le prime insegne della grande distribuzione a impegnarsi attivamente contro la "tampon tax", l'Iva applicata su assorbenti, tamponi e altri prodotti per l'igiene mestruale, spesso tassati come beni di lusso, lanciando campagne come "Stop Tampon Tax" e riducendo l'Iva sui propri prodotti igienici femminili, anche prima degli interventi governativi; Lloyds Farmacia ha rinnovato l'iniziativa di azzerare l'Iva sugli assorbenti. Anche aziende come Zara e H&M si stanno aprendo a linee senza distinzione di genere.
*studentesse del Liceo Venturi, classe 4R
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