Vita da assessore: «Ascolto e grande impegno»
Giuliano Albarani si occupa di Cultura per il Comune di Carpi «Prendere decisioni e mettersi a disposizione del cittadino»
CARPI. Giuliano Albarani, assessore alla Cultura del Comune di Carpi, è laureato in Filosofia e dottore di ricerca in Scienze del linguaggio e della cultura.
Dal 2008 è docente di materie storico-letterarie presso l’Istituto Meucci e insegna Storia delle migrazioni all’Università di Modena e Reggio Emilia. Nel corso della sua carriera ha ricoperto incarichi di rilievo nel panorama culturale locale, come presidente dell’Istituto storico di Modena e della Fondazione Collegio San Carlo, e co-fondatore del Memoria Festival di Mirandola.
Nel suo ruolo di assessore coordina le attività culturali e scolastiche, promuovendo iniziative rivolte ai cittadini, alle associazioni e ai giovani, con l’obiettivo di rendere la cultura parte integrante della vita della città.
Albarani, in cosa consiste il lavoro di assessore alla cultura del Comune di Carpi?
«Significa coordinare il lavoro degli uffici e dei settori con l'attività degli altri assessorati, in modo che la cultura non sia qualcosa di separato, ma faccia parte di un progetto organico dell'amministrazione».
Com'è la sua giornata tipo?
«Di solito la mattina è dedicata agli incontri con soggetti esterni, mentre il pomeriggio è più spesso riservato al lavoro di staff all’interno degli uffici. La sera, invece, ci sono riunioni di carattere politico in cui si definiscono le strategie».
Quali sono le responsabilità principali del suo ruolo?
«La prima responsabilità, comune a ogni amministratore pubblico, è quella di fare scelte riguardanti l’allocazione e l’impiego delle risorse pubbliche».
Quanto tempo dedica agli incontri con associazioni e cittadini?
«Molto tempo, perché Carpi ha una rete associativa vitale e sono tante le proposte e le realtà che meritano attenzione».
Qual è la parte più bella del suo lavoro?
«Vedere i progetti concretizzarsi, soprattutto quelli nuovi, spesso nati dai suggerimenti dei cittadini, e osservare partecipazione e apprezzamento».
E quella più difficile o stressante?
«Carpi è una città abbastanza piccola da richiedere un lavoro quasi ad personam con i singoli soggetti, ma anche abbastanza grande da avere molte realtà con cui confrontarsi. Non è sempre facile conciliare l’attenzione generale con le situazioni specifiche».
Ha mai dovuto prendere una decisione particolarmente complicata?
«Le decisioni più complicate sono quelle legate alle risorse, in particolare quando si devono affrontare eventuali tagli. Non è mai piacevole ridurre il finanziamento di una manifestazione o di un progetto, ma fa parte delle responsabilità del mio ruolo».
Ci sono progetti culturali pensati in modo specifico per i giovani?
«Innanzitutto ci sono diversi progetti culturali che intrecciano politiche culturali e scolastiche. Io sono anche assessore all’istruzione e quindi esiste un lavoro importante svolto con le scuole, anche in termini di offerta culturale. Tra i percorsi dedicati ai giovani mi piace citare Play Time, un nuovo festival del gioco: inaugurato con l’edizione zero nel 2025, partirà ufficialmente dal 2026, con giochi da tavolo e attività collettive in centro».
Quanto è importante il digitale e i social per promuovere la cultura?
«Sono molto importanti, perché Carpi è una città con un’offerta culturale molto ampia. I cittadini devono essere costantemente aggiornati su eventuali cambiamenti di sede o di orario degli eventi e spesso decidono giorno per giorno a quali iniziative partecipare. I social, inoltre, permettono anche di raccontare gli eventi culturali dopo che si sono svolti».
Cosa pensa del rapporto tra giovani e lettura?
«È un rapporto problematico, come nella società di oggi, che legge soprattutto testi brevi sui social e meno libri complessi. La lettura richiede silenzio, tempo e concentrazione, elementi che oggi spesso fanno fatica a trovare spazio. Come amministrazione promuoviamo la lettura, soprattutto tra i giovani, grazie alla presenza a Carpi di una biblioteca dedicata, che rappresenta una particolarità importante per la città».
Che consiglio darebbe a un ragazzo che vuole lavorare nel mondo della cultura?
«Consiglierei di non porsi troppi limiti e di superare le visioni stereotipate del lavoro culturale, che spesso viene associato solo all’attività intellettuale. In realtà il lavoro culturale è molto più ampio: è una vera e propria industria che comprende molti ruoli, funzioni e professioni, che tra l’altro cambiano nel tempo».
*studentesse del Liceo Venturi, classe 4R
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