Gazzetta di Modena

Modena

Scuola 2030

Essere volontari con AVO: «Ascolto, dialogo e rispetto»

di Giulia Nassitti e Sofia Vitolo*
Essere volontari con AVO: «Ascolto, dialogo e rispetto»

Il presidente Fabbrocino: «Ogni giorno qualcosa per gli altri, anche semplici gesti»

4 MINUTI DI LETTURA





MODENA. Parlando con Federico Fabbrocino emergono emozioni forti: «Io ho incontrato AVO in terza superiore, al liceo Sacro Cuore, grazie al progetto di alternanza scuola-lavoro. Nella prima realtà copiavo dati dalla carta al computer: utile, ma distante dalle persone. Tornavo a casa con la sensazione di aver fatto qualcosa di corretto, ma che non mi aveva lasciato niente. Con AVO è stato diverso, bastava fermarsi accanto a un letto, ascoltare, fare due chiacchiere. Gesti semplicissimi avevano un significato grande per chi era ricoverato. Ogni volta che mi toglievo il camice era molto di più quello che ricevevo rispetto a quello che avevo dato».

Finita l’alternanza, ha chiesto di continuare anche se minorenne. Con gli anni sono cresciute le responsabilità: coordinatore di cinque associazioni, servizio al centro vaccinale durante il Covid, poi presidente per il triennio 2022-2025 e rieletto nel 2025. «Una sera una signora anziana, perfettamente lucida, ci ha raccontato la sua vita nei minimi dettagli. Non avevamo fatto nulla di speciale, eppure ci stava affidando il racconto della sua vita: ho capito che, a volte, la cosa più preziosa che puoi offrire è semplicemente la tua presenza».

Semplice come un bicchiere d’acqua

Tutto è iniziato con una richiesta non ascoltata: così l’Associazione Volontari Ospedalieri nasce nel 1975 a Milano. Durante un turno in ospedale, il medico Erminio Longhini sente il lamento di un’anziana paziente che chiede un bicchiere d’acqua. Alla risposta “non è un mio compito”, decide di intervenire personalmente. Quel gesto così piccolo gli rimane impresso: a chi spetta offrire un aiuto così semplice ma così essenziale? Da questa domanda nasce un primo gruppo di volontari; i primi sono stati i caposala, mogli di medici o persone comuni unite dall’obiettivo di stare accanto ai malati. Da Milano l’associazione si diffonde in tutta Italia, arrivando a oltre 200 sedi.

La sezione di Modena nasce nel 1986 e oggi festeggia 40 anni di servizio, operando nel Policlinico di Modena, all'Ospedale di Baggiovara e in quello di Sassuolo. Fino al periodo Covid, i volontari prestano servizio nei reparti ospedalieri, soprattutto durante gli orari dei pasti. Il loro ruolo non è sanitario, non sostituiscono medici o infermieri, ma offrono presenza e ascolto. Indossano un camice bianco con colletto e polsini azzurri, segno di un servizio svolto “alla pari”, tra i volontari ci sono persone di ogni professione, ma quando si entra in reparto si è tutti semplicemente volontari.

Volontari in prima linea

Con la pandemia, l’accesso agli ospedali viene sospeso ed è in un momento così critico che l’AVO si attiva per fronteggiare l’emergenza, muovendosi in supporto alla campagna vaccinale, in particolare presso il centro vaccinale dell’ex Aeronautica. L’impegno diventa ancora più intenso, dalle 8 del mattino fino alle 20 e, nei momenti più critici, anche oltre mezzanotte, offrendo aiuto organizzativo e amministrativo. Nel periodo in cui non era ancora possibile rientrare in ospedale, nasce un nuovo servizio presso la CRA Guicciardini, casa di riposo con circa 60 ospiti, dove la condizione che accomuna molti è la solitudine.

I volontari offrono compagnia, conforto, ascolto o una semplice passeggiata in giardino: anche pochi minuti possono rappresentare l’unico momento di vero contatto umano della giornata. Partecipano anche stagisti delle scuole superiori, che dimostrano ottime capacità di comprensione delle situazioni. In ospedale operano anche in reparti complessi come la geriatria di Baggiovara, con anziani con traumi ortopedici o in riabilitazione e spesso persone con demenza. Propongono attività quotidiane di orientamento come ricordare il giorno, la stagione, leggere insieme il giornale, porre domande sulla vita personale. Piccoli esercizi che aiutano a rallentare l’avanzare della malattia e a mantenere viva la memoria. In collaborazione con l’associazione “G.P. Vecchi”, che si occupa dei familiari di persone con demenza, vengono offerte informazioni utili in vista del rientro a casa.

I volontari sono presenti anche al Pronto Soccorso, dove aiutano a “spezzare” l’attesa, offrendo informazioni pratiche e un punto di riferimento a chi si sente spaesato. Pur non svolgendo alcuna mansione sanitaria, rappresentano una presenza umana in un momento di fragilità. Alla base c’è la convinzione che le persone non nascono cattive, spesso sono persone che soffrono: per questo il servizio di AVO è fatto di ascolto, comprensione e rispetto, scegliendo ogni giorno di fare qualcosa per gli altri, anche solo con un bicchiere d’acqua.

*studentesse del Liceo Venturi, classe 4C

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google