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Scuola 2030

L’odissea degli studenti: «Trasporti da rivedere»

di Elena Campani, Airi Cavalieri, Alice Paioli, Leonardo Abati e Alessia Corbascio*
L’odissea degli studenti: «Trasporti da rivedere»

Le testimonianze dei giovani e i disagi durante il tragitto casa-scuola

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MODENA. L’Istituto d'Arte Adolfo Venturi accoglie ogni anno un elevato numero di studenti pendolari, essendo l'unico liceo Artistico della provincia di Modena. Molti studenti pendolari vivono in paesi lontani dalla sede scolastica e sono costretti a utilizzare più mezzi di trasporto per raggiungere Modena.

Per comprendere meglio questa realtà, abbiamo raccolto le testimonianze di nove studenti: sei del liceo, intervistati nella sede di via dei Servi, e tre dell’Istituto Professionale di via Ganaceto, contattati online.

«Mi sveglio alle 4.30»

Le loro esperienze sono accomunate da un elemento: la sveglia suona quando fuori è ancora buio, una studentessa di Casalgrande racconta: «In una giornata scolastica mi sveglio alle 4.30 del mattino, mi preparo e verso le 6 mio padre mi accompagna in macchina da casa mia a Casalgrande fino alla stazione Terminal di Sassuolo, dove aspetto il bus delle 7 per andare a Modena. Arrivo a Piazzale Risorgimento verso le 7.50 e grazie al mio permesso scolastico posso entrare alla prima ora senza perdermi le lezioni del mattino».

Un altro studente, proveniente da Roteglia, descrive una routine altrettanto impegnativa: «La mia giornata inizia alle 5.30. Alle 6.30 prendo la prima corriera per Sassuolo, poi aspetto venti minuti la seconda che mi porta a Modena. Arrivo a scuola alle 8.10, dopo un’ora e mezza di viaggio».

Pochissimo spazio al riposo

Non si tratta di un caso isolato: molti studenti provengono da Rubiera, Roteglia, Casalgrande e altri comuni della provincia di Reggio e per loro, il viaggio dura spesso più di un’ora. La giornata non si conclude con l’ultima ora scolastica perché, dopo sei ore di lezione, inizia il percorso inverso, altrettanto lungo e faticoso. Chi abita più vicino riesce ad essere a casa intorno alle 15, mentre per altri l’arrivo può prolungarsi fino alle 16.30, la studentessa di Casalgrande continua: «Dopo scuola vado in autostazione a prendere il bus per il ritorno che parte alle 14.40, arrivo alla fermata di Sassuolo alle 15.40 dove c’è sempre un parente ad aspettarmi. Di solito arrivo a casa verso le 16 o 16.30 e mi dedico ai compiti fino a sera».

Per altri studenti la giornata dopo il rientro non è ancora finita, lo studente di Roteglia racconta: «Il lunedì, il mercoledì e il giovedì ho allenamento di calcio a Castellarano. Parto alle 18.30, finisco tra le 21 e le 21.30 e torno a casa verso le 22. Poi ceno, guardo un film e vado a dormire». Una routine che lascia pochissimo spazio al riposo.

Nonostante ciò, le cancellazioni dei mezzi sembrano essere relativamente rare, mentre i ritardi sono frequenti e imprevedibili. Per questo motivo esiste appunto il permesso di entrata posticipata, fino alle 8.15, e il permesso di uscita anticipata, alle 13.50, ma da quest’anno a diversi studenti sono stati tolti questi vantaggi rendendo ancora più difficile gestire gli imprevisti. Ciò che colpisce, è la normalità con la quale questi ragazzi affrontano una routine che, per molti, sarebbe impensabile. Le testimonianze raccolte mostrano una realtà fatta di impegno e sacrificio, ma anche di disagi che potrebbero essere ridotti con un sistema di trasporto più efficiente, basato sulle esigenze degli studenti. Una riflessione necessaria, soprattutto se si vuole garantire pari opportunità a tutti, indipendentemente dal luogo in cui vivono.

*studenti del Liceo Venturi, classe 4C

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