La voce degli ucraini: «La guerra non è ancora finita»
A Modena l’associazione Leleka ODV continua a inviare aiuti e risorse: «Con il passare degli anni l’abitudine ha preso il posto dello shock»
MODENA. Sono passati quattro anni dall’inizio della guerra su vasta scala in Ucraina. Sufficienti a cambiare abitudini, priorità e attenzione mediatica, ma non abbastanza da spegnere ciò che accade ogni giorno. In Ucraina la guerra è presente ancora: sirene, blackout, rifugi sotterranei che diventano aule scolastiche. In Italia, per molti, è diventata un argomento di dibattito, una notizia che appare e scompare dalle prime pagine. La distanza geografica si è trasformata in distanza emotiva. Con il passare degli anni l’abitudine ha preso il posto dello shock iniziale.
«Il bisogno principale restano i farmaci»
Tuttavia per chi ha legami diretti con quel paese la guerra non è mai uscita dalla propria vita. Continua nelle telefonate ai familiari e nelle preoccupazioni. A Modena, pochi mesi dopo l’inizio dell’invasione, nasce Leleka ODV, associazione fondata da cittadini ucraini residenti sul territorio. L’obiettivo? Sostenere chi continua a vivere sotto i bombardamenti, attraverso la raccolta e l’invio di beni di prima necessità. Ogni martedì i pacchi partono, come accadeva fin dai primi mesi del 2022, quando la solidarietà era diffusa e immediata. Oggi le donazioni sono diminuite e spesso le volontarie sostengono le spese di spedizione.
«Riceviamo vestiti, ma il bisogno principale restano i farmaci», spiega Valentina, volontaria dell’associazione. “Se non io, chi? E se non oggi, quando?” dice quando le viene chiesto cosa la spinga a continuare. La fatica comunque si sente. «Ci sono momenti in cui pensi di mollare. Lavoro, studio, famiglia. Quando un’iniziativa non riesce come speravi ti cadono le braccia. Mi concedo una sera di sconforto, poi si riparte». Con il tempo non è cambiato solo il livello degli aiuti, ma anche il modo in cui la guerra viene raccontata.
«La pace non è una resa»
«Mi sento dire spesso: serve la pace. Ma quale pace? Tutti vogliamo la pace. Però la pace non è una resa. Quando ogni notte vengono lanciati missili contro i civili, non si può ridurre tutto a uno slogan». La guerra si è fatta sentire anche durante le Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026, quando Vladyslav Heraskevych si è presentato indossando un casco con sopra immagini di volti degli atleti ucraini caduti durante la guerra. Secondo il Comitato Olimpico Internazionale, violava le norme di espressione politiche durante le gare. Lo stesso atleta però ha spiegato che quello non era un messaggio politico, bensì un tributo alle vittime e un modo per tenere viva l’attenzione. Per molti ucraini, quella vicenda è diventata un simbolo: la dignità non si manifesta solo negli aiuti umanitari, ma nel ricordare chi non c’è più. Anche Valentina indica “dignità” come parola per descrivere questi quattro anni. La dignità di un popolo che lotta per la libertà.
*studentesse del Liceo Venturi, classe 4C
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