Lenzotti, professione vicesindaca: «Cosa significa amministrare Sassuolo»
L’assessora si racconta agli studenti del liceo Venturi
SASSUOLO. Amministrare una città significa assumersi responsabilità concrete, prendere decisioni e rappresentare ogni giorno un intero comune. È un ruolo che richiede equilibrio, presenza e senso istituzionale. Oggi è con noi il vicesindaco di Sassuolo Serena Lenzotti, in carica dal 2024.
Com’è la sua giornata-tipo?
«La mia giornata-tipo da vicesindaco e da mamma inizia controllando l’agenda, per capire quali appuntamenti avrò e quali impegni sono stati presi. In base all’agenda si va in ufficio. Io ho tre deleghe, ricopro l'incarico di assessorato allo sport, ai giovani e al welfare. Per cui devo districare la giornata impegnandomi su tre livelli, tutti e tre importanti, fondamentali e molto impegnativi. A volte le giornate sono fatte di incontri con le persone e con i cittadini; altre prevedono riunioni con gli uffici di riferimento delle deleghe; in alcuni casi c’è la necessità di andare in ufficio e programmare. Capita anche di dover presenziare a celebrazioni oppure andare fuori dal proprio comune di riferimento per riunioni e appuntamenti a cui presenziare. Amministrare una città importante come Sassuolo significa anche mantenere e rafforzare i legami con il territorio, con la Regione e molto spesso con la Nazione. E poi, ovviamente, quando il sindaco ha necessità, io sono sempre al suo fianco».
Qual è la decisione più importante della sua carriera?
«La decisione più importante della mia carriera è stata accettare la nomina a vicesindaco e assessore, perché durante le campagne elettorali ti presenti per le tue idee, per i tuoi valori, per il programma del tuo partito e delle varie forze che sostengono il sindaco. Dopodiché è il sindaco che nomina gli assessori e il suo vice. Essere stata nominata e aver accettato la nomina è stata sicuramente la decisione più importante della mia carriera lavorativa».
Quali cambiamenti ha portato come vicesindaco?
«Quando si ricopre questo incarico oppure si è assessore, i cambiamenti non derivano mai solo da te, ma sono frutto di una decisione collettiva dell’amministrazione, quindi degli assessori e del sindaco in primis. Stiamo portando tanti cambiamenti insieme e il primo, secondo me, è stato l’ascolto: un maggior ascolto nei confronti dei cittadini, con decisioni orientate verso una città inclusiva».
Cosa l’ha spinta a diventare vicesindaco?
«È una domanda impegnativa e importante. La politica fa parte della mia vita. Quando ti candidi e decidi di intraprendere un percorso, fai una scelta precisa. Io ho intrapreso un percorso politico partitico nel 2014, quando per la prima volta sono diventata presidente del consiglio comunale. Nel corso della mia vita ho sempre lavorato in ambiti dove i valori e l’essere vicino agli altri, in diverse forme culturali e di welfare erano per me una priorità. Per cui è stato un percorso che per me è stato quasi naturale. Per molti è una vita complicata, e sicuramente lo è per me, comunque, significa mettermi completamente a servizio di una comunità e quindi dei cittadini».
Se tornasse indietro, accetterebbe di nuovo la nomina?
«Certo. È un punto di vista sicuramente privilegiato fare questo lavoro, perché è una fortuna. Sicuramente è complesso e impegnativo, però lo rifarei 10.000 volte». Questa intervista offre uno sguardo concreto sull’importante incarico del vicesindaco: il contributo di Lenzotti ricorda quanto la partecipazione istituzionale possa tradursi in azioni tangibili a beneficio della collettività, spingendo a riflettere sul valore del servizio pubblico nelle nostre città».
*studenti del Liceo Venturi, classe 4C
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
