Ritorno al... Venturi: dal banco fino alla cattedra
Ex studenti oggi professori: «C’è più apertura e dialogo, al centro sempre la crescita personale»
MODENA. Gli studenti sono spesso abituati a vedere i professori come figure autorevoli, sicure e distanti eppure anche loro sono stati ragazzi e hanno vissuto momenti di difficoltà tra i banchi che oggi guardano dalla loro cattedra.
Al Liceo Artistico Adolfo Venturi di Modena diversi docenti sono ex alunni dell’istituto e ex professori di odierni docenti e hanno raccontato la loro esperienza rispondendo alle domande delle studentesse di oggi. Emerge così il ritratto di una scuola cambiata nel tempo ma rimasta sempre un luogo dove gli studenti possono esprimere la loro creatività.
«Amori e amicizie»
Paola Macchi, docente di discipline grafiche, ricorda una realtà molto diversa da quella attuale: si è diplomata nel 1985, parla di una sede fatiscente e così racconta «ma proprio perché eravamo in condizioni precarie si era creato un forte senso di comunità. Le classi erano poche, gli studenti si conoscevano tutti per nome». La docente cita tra ricordi più intensi l’occupazione della scuola: «Dormivamo nell’istituto, mangiavamo insieme, facevamo concerti. Abbiamo visto nascere e finire amori e amicizie». Un’esperienza che oggi ricorda con un sorriso e che ha rafforzato il legame con l’istituto. Per lei tornare come insegnante non è stato un caso, ma una scelta costruita nel tempo: «Frequentare questa scuola per me è stato liberatorio, rientrare era un obiettivo. Venire qui la mattina è come andare a casa, da una seconda famiglia, tanto che alcuni alunni mi chiamano anche “la zia”».
«Oggi c’è più spazio per la teoria»
Anche Andrea Tedeschi, docente di progettazione grafica dal 2005, ammette con sincerità che da studente non è sempre stato un modello da seguire: «Nei primi anni ero un po’ svogliato nello studio, ma nelle materie pratiche ero molto interessato». Il professore mette in evidenza il cambiamento dell’impostazione della scuola, all’epoca orientata più alla manualità: «Si imparava sporcandosi le mani, oggi c’è più spazio per la teoria». Inoltre ricorda che il primo ingresso in classe come professore «è stato particolare», confessa e racconta anche un episodio curioso: «Una collaboratrice scolastica mi disse di andare al banco perché non mi aveva riconosciuto come docente» con il tempo però, l’insicurezza iniziale ha lasciato spazio alla consapevolezza: «Mi sono specializzato nell’insegnamento e stare davanti alla classe non è più stato un disagio».
«C’è più empatia»
Irene Pachino, oggi docente di discipline progettuali, mette in evidenza soprattutto il cambiamento nel rapporto tra insegnanti e studenti: «Oggi c’è un rapporto molto più empatico» in passato, invece, «il docente era intoccabile e c’era poco dialogo». Ora il confronto è sicuramente maggiore e l’ascolto reciproco più presente, segno di una scuola che si è evoluta anche nelle relazioni.
«Serve passione»
La passione è il filo conduttore nelle parole di Mattia Scappini, docente di discipline plastiche e scultoree: «Cerco di trasmettere il desiderio e l’ardore verso la materia, perché nella vita le strade possono essere tante, ma serve passione».
«Responsabilità condivisa»
Un legame profondo con la scuola è espresso anche da Luigi Cappelli, che parla di «una responsabilità verso tutto quello che si è vissuto e verso le persone incontrate, in un contesto per cui si prova grande affetto».
Metodo e progetti
Maria Menziani, docente di discipline grafiche, sottolinea infine l’importanza di trasmettere non solo competenze tecniche, ma anche un metodo progettuale solido, utile per affrontare qualsiasi percorso successivo. Dalle loro testimonianze emerge una scuola diversa da quella di ieri, più aperta al dialogo e al confronto, ma sempre centrale nella crescita personale.
Il Venturi non è solo un luogo dove si studia: è uno spazio in cui si costruiscono relazioni, si coltivano passioni e si impara a guardare al futuro. Ed è proprio questo scambio continuo tra studenti e professori, tra passato e presente, a rendere la scuola viva e in costante evoluzione.
*studentesse del Liceo Venturi, classe 4C
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