Gazzetta di Modena

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Scuola 2030

Jasmeen, studentessa Alfiere della Repubblica

di Ilenya Mirone, Giorgia Pavesi, Ginevra Losi e Sara Pelliccia*

	Jasmeen Kaur, studentessa del liceo Fanti, è stata nominata Alfiere della Repubblica
Jasmeen Kaur, studentessa del liceo Fanti, è stata nominata Alfiere della Repubblica

L’onorificenza ricevuta dal Presidente Sergio Mattarella: «Le mie poesie per raccontare il periodo dell’adolescenza»

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CARPI. «Appena ho ricevuto la chiamata…non avevo capito davvero l’importanza della nomina». Con queste parole una giovane studentessa, Jasmeen Kaur, racconta il momento in cui scopre di essere stata scelta come Alfiere della Repubblica dal Presidente Sergio Mattarella.

«Grazie alla mia professoressa di italiano»

Una notizia inaspettata, arrivata in modo quasi surreale e accolta inizialmente con leggerezza. «L’ho detto solo alla mia famiglia», spiega, sottolineando come la comunicazione fosse ancora riservata. Ma il giorno dopo tutto cambia: «Quando ho visto la mia faccia sui giornali… lì ho capito davvero».

L’emozione cresce, diventa concreta, travolgente. «All’inizio ero contenta, ma era una felicità leggera, come se non fosse ancora del tutto mia. Solo dopo, leggendo le motivazioni e vedendo le persone che mi facevano i complimenti, ho capito quanto fosse importante. Mi sono sentita davvero importante, non in senso egoistico, ma come se quello che avevo fatto avesse finalmente un valore anche per gli altri».

La sua storia con la scrittura nasce quasi per caso: «Avevo dodici anni e non pensavo minimamente alla poesia. È stata la mia professoressa di italiano a spingermi. All’inizio scrivevo racconti molto semplici, poi ho provato con le poesie… e mi è venuto naturale, senza sforzo, come se fosse qualcosa che avevo già dentro».

«Scrivere è come parlare con me stessa»

Da quel momento la scrittura diventa uno spazio personale: «Scrivere è come parlare con me stessa, ma in modo più sincero. Nelle poesie riesco a dire cose che a voce non direi. Parlo spesso di argomenti negativi, perché sono quelli che sento di più, ma cerco sempre di lasciare uno spiraglio di speranza. È fondamentale per me». Quando parla degli adolescenti, è molto diretta: «Quello che provo io lo provano tutti. L’adolescenza è un periodo complicato, pieno di emozioni forti e confusione. Spesso non sappiamo come gestire quello che sentiamo e non troviamo il modo giusto per esprimerlo».

Per questo sottolinea un aspetto importante: «Bisogna avere uno sfogo. Non per forza la scrittura: può essere lo sport, la musica, qualsiasi cosa. L’importante è non tenersi tutto dentro, perché diventa troppo pesante». La sua identità è legata a due culture: «Mi sento italiana perché sono cresciuta qui, ma a casa ho un’altra visione. Non è un problema, è una ricchezza. Avere due modi diversi di vedere il mondo ti aiuta a capire di più». Non mancano però le difficoltà: «Ci sono stati commenti negativi perché non sono italiana, almeno secondo alcuni. Però pensavo peggio. Ho trovato anche tante persone aperte, che apprezzano quello che faccio».

«I pregiudizi si possono superare»

E guarda avanti con fiducia: «I pregiudizi esistono, ma si possono superare. Servono tempo e dialogo». Fondamentale è stato il ruolo della scuola: «Se scrivo poesie è grazie alla scuola e ai miei professori, che hanno creduto in me». Sul futuro resta aperta: «Mi piacerebbe lavorare nel campo giuridico, ma non voglio lasciare la scrittura. Se diventasse una professione, sarebbe bellissimo». «Oggi mi sento orgogliosa e onorata. Non è solo un premio, è anche una responsabilità verso gli altri ragazzi – conclude con un messaggio chiaro: La poesia è un modo per capire quello che proviamo. A volte basta poco per dare un senso alle emozioni». Una voce giovane che riesce a trasformare le emozioni in parole e le parole in speranza.

*studentesse del Liceo Fanti, classe 3Q

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