La musica trap divisiva: volgarità o linguaggio nuovo?
Pareri contrastanti sul genere musicale “giovane”
CARPI. «Non l’ho mai ascoltata davvero… ma non mi piace affatto». Don Carlo quando gli chiediamo cosa ne pensa della trap, non esita: «Preferisco la musica classica o quella sentimentale, melodica. Non conoscendola a fondo non ho approfondito, ma basandomi sui miei gusti credo che possa trattarsi di un declino. Sì, credo sia proprio negativo».
«Non declino, ma cambiamento»
Poi si ferma un attimo, come a voler chiarire meglio il suo punto di vista: «La volgarità è brutta in ogni persona, a prescindere dal motivo. Se una persona appare gentile o bella, ma dice una volgarità, mi trasmette l’idea di essere ‘sporca dentro’ e questo mi urta profondamente». Un giudizio netto, senza sfumature, che apre una domanda più grande: la musica trap è davvero un segnale di declino culturale? Negli ultimi anni, la trap si è imposta come uno dei generi più ascoltati tra i giovani, dominando classifiche, social e piattaforme di streaming. Nata come evoluzione dell’hip hop negli Stati Uniti, si distingue per basi elettroniche, ritmi incalzanti e testi diretti, spesso crudi, che raccontano esperienze di vita, ambizioni e difficoltà. Ma dietro al suo successo si nasconde una forte divisione di opinioni. «Non è un declino, è un cambiamento».
Visioni contrastanti
Andrea Riccio ha una visione completamente diversa. Per lui, la trap rappresenta un’evoluzione: «Si tratta di progresso e di nuovi modi di comunicare degli artisti. «Con il tempo è semplicemente cambiato il modo di ascoltare e ciò che gli artisti vogliono comunicare». Ammette però qualche riserva: “Sì, mi è capitato di ascoltare alcune tracce che mi piacciono, mentre altre no. A volte i messaggi sono un po’ troppo aggressivi, ma in generale alcuni pezzi si possono ascoltare. Tuttavia, l’impatto reale dipende molto da come i giovani interiorizzano quei messaggi». Due opinioni opposte che riflettono un dibattito sempre più acceso: da una parte chi vede nella trap una forma di espressione autentica delle nuove generazioni, dall’altra chi la considera un segnale di impoverimento culturale, criticando linguaggio e contenuti.
«Non è declino, è diversificazione»
Il nostro viaggio tra le opinioni continua con il professor Dimaggio del Liceo Fanti, che offre una prospettiva ancora diversa: «Mi capita spesso di sentirla in TV o alla radio, quindi la conosco. Non noto un declino, semplicemente una diversificazione: sono nati più generi, si produce più musica». Poi aggiunge una riflessione più ampia: «Il punto non è tanto la musica in sé, ma il linguaggio. Può influenzare la mentalità, il modo di parlare, di esprimersi». Alla fine del nostro percorso tra le voci della città, una cosa è chiara: la trap non lascia indifferenti. Divide, provoca, fa discutere. Forse non esiste una risposta giusta o sbagliata. Forse la vera domanda non è se la trap sia un declino o un progresso, ma come viene ascoltata, interpretata e vissuta da chi la segue ogni giorno nelle varie modalità in cui viene proposta.
Liceo Fanti Classe 3Q
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