Gazzetta di Modena

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Scuola 2030

Alessandro Vitti col fumetto ha trovato l’America

di Anna Guazzi*
Alessandro Vitti col fumetto ha trovato l’America

E ora l’impegno nell’Accademia delle Arti Creative: «Ho sempre amato l’idea del gruppo»

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MODENA. C’è stato un tempo in cui Modena era la capitale del fumetto: Bonvi, Paul Campani, Guido de Maria sono solo alcuni (grandi! ) nomi di quella stirpe eletta. Oggi quella tradizione continua sotto nuove forme e nuovi nomi, come quello di Alessandro Vitti, disegnatore modenese di fama internazionale, che in questa intervista ripercorre le tappe della sua vita, dall’infanzia alle prime esperienze in America, fino alla fondazione di ADAC, Accademia delle Arti Creative a Modena, in via Vincenzi; le sue risposte raccontano di esperienze e difficoltà, mostrando il suo grande amore per l’arte e l’insegnamento.

Da giovane che rapporto avevi con la scuola e la famiglia? Come hai pensato di voler diventare artista?

«Sono cresciuto in un ambiente famigliare particolare, la zona in cui vivevo non era una delle migliori, quindi era necessario che evitassi percorsi delinquenziali. Rispetto alla scuola non avevo grandi capacità di apprendimento ma ero molto bravo ad ascoltare. Ho perso mio padre da giovane, sono andato via di casa molto presto e il disegno è stata la mia ancora di salvezza: sono andato in America e ho fatto in modo che questo passatempo fosse poi una professione. Mentre imparavo a disegnare, imparavo a lavorare, a pubblicare e a insegnare: l’Accademia è nata sotto questa campana».

Com’è stata e com’è l’esperienza di vita e lavoro in America?

«Quando sono andato io in America da ragazzo internet non era così fruibile, non c’era tanta condivisione e io spedivo i disegni per poterli mostrare alla Marvel. Oggi ci sono i social che ti mettono in contatto con le persone, ma questi rischiano di essere molto freddi e, per me, è meglio vedere le persone dal vivo; andare in America è andare dove ci sono i tuoi datori di lavoro, sapere qual è il pubblico su cui fanno affidamento e studiare quello che devi disegnare. È come fare il disegno partendo dal corpo umano: puoi vedere delle fotografie, ma avere un vero modello davanti è un modo più concreto di comprendere le proporzioni. Andare in America è come andare in un museo a cielo aperto e respirare ciò che vuoi imparare». 

Presentandoti alla Marvel, avevi l’obbiettivo di mostrare qualcosa di specifico?

«Mi presentai con una reinterpretazione di Frankenstein: amo il fantascientifico e di conseguenza mostrai un look, un genere che era nelle mie corde. Il mio stile è cupo, dark. Il successo più alto l’ho avuto con le Lanterne rosse: sono riconosciuto perché nelle mie pagine viene fuori molta rabbia; poiché le lanterne sono la rappresentazione della giustizia violenta, ero perfetto per quell’incarico. Da ciò nacque un legame con Liber Mejo con cui ho disegnato i Suiciders, il rapporto con Salvatore Esto per i Ragazzi Invisibili, quello con Matteo Strukul e Ida Patitucci, da cui sono nate le pagine di Red dread».

Come è nata la tua idea di insegnare e, di conseguenza, l’Accademia? Com’era quando venne aperta?

«L’idea di insegnare è nata durante il Covid: Diodato, dopo aver vinto il festival di Sanremo, mi invitò ad assistere al documentario dedicato a lui; da questa esperienza scoprii che avevo un antenato scultore che, durante il periodo del brigantaggio, scappò da Roma a Parigi dove aprì la prima Accademia di Belle Arti che rivoluzionò il percorso di studi per le donne; l’accademia si chiamava Académie Vitti. Se lui ha fatto questo io perché non posso creare una realtà per adulti e bambini? Da ragazzo ho sempre amato l’idea del gruppo e del confronto. L’Accademia è nata durante il Covid e ora è come l’ho sempre sognata. Per me è importante che chi insegna lo faccia con passione: I miei primi insegnanti sono stati Onofrio Catacchio e Davide Fabbri, che mi portò in America e mi rese il disegnatore che sono». 

Hai qualche idea per il futuro?

«Posso sembrare un sognatore, però ho i piedi per terra. L’accademia è un punto saldo, come anche il fumetto, poi tutto il resto si evolve. Mi sto dedicando alla scrittura e al teatro. Mi piacerebbe poi approfondire la batteria: è la passione che condivido con mio figlio».

*studentessa del Liceo Wiligelmo, classe 4H

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