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Menabue di “Dischinpiazza”: «Dal mio negozio di dischi vedo il declino della musica»

di Daniele Antolini, Anna Guazzi, Lorenzo Pio Perrotta e Leonardo Toto*
Menabue di “Dischinpiazza”: «Dal mio negozio di dischi vedo il declino della musica»

Il titolare: «Fare un album oggi è molto più facile, diventa difficile quindi districarsi tra produzioni di grande mediocrità»

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MODENA. Roberto Menabue non è solo il proprietario dello storico negozio modenese di dischi e vinili “Dischinpiazza” di via Castellaro. Per molti, ormai negli “anta”, è prima di tutto il giovane commesso che negli Ottanta, Novanta e primi Duemila elargiva consigli e pareri sull'ultimo lavoro di Springsteen o raccontava aneddoti del concerto di Peter Gabriel al PalaPanini.

Le sue parole rivelano una grande passione per la musica, ma anche un profondo dispiacere per l’evoluzione del settore negli ultimi anni.

«Ho iniziato a vendere dischi 41 anni fa, nel 1985 – ci racconta - trasformando in lavoro la mia grande passione per la musica; questo negozio tuttavia esiste solo dal 2011. Un tempo Modena aveva almeno 15 negozi di dischi, anche settoriali, ma l’evoluzione della tecnologia, prima con gli MP3, e poi con lo streaming, ha trasformato la musica da analogica a digitale e ciò ha causato la chiusura di molte attività».

Cosa pensa dell’evoluzione della musica in digitale?

«Personalmente rimango dell’idea che ascoltare un disco con l’analogico produca un suono migliore, tuttavia il mondo si è chiaramente evoluto in disaccordo con me. Questo nuovo modo di fare musica porta con sé un approccio dannoso alla carriera musicale, con artisti che si bruciano in pochi mesi. Fare dischi al giorno d’oggi è difatti divenuto significativamente più facile, e questo ha generato un abbassamento medio della qualità. Anche se tutt’oggi vengono pubblicati dischi di qualità, è diventato difficile districarsi in mezzo alla grande quantità di musica mediocre».

Cosa pensa di Spotify e del loro metodo di retribuzione degli artisti?

«Credo che le piattaforme di streaming musicale, come Spotify, siano i più grandi distruttori di musica che possano esistere e che siano causa di moltissimi problemi. Pagano gli artisti cifre ridicole lasciandogli come unica fonte di guadagno i concerti, i quali hanno raggiunto per reazione costi altissimi. Pochi sono gli artisti che riescono a rifiutare questa industria (Neil Young è tra questi); è una battaglia quasi già persa in partenza ma è giusta, se non necessaria».

Come sono cambiati gli acquirenti negli anni?

«All’inizio in negozio entravano persone di tutti i tipi, l’arrivo della tecnologia ha tolto di mezzo i più giovani per molti anni. Negli ultimi tempi il ritorno del vinile ha restituito al negozio diversi ragazzi, spesso interessati a comprare il vinile del loro album preferito».

A livello economico, come è cambiata l’attività?

«Dei famosi 15 negozi di dischi, che si spartivano la grande clientela modenese, oggi sono rimasto solo io. Un tempo c'erano addirittura dei negozi che vendevano bootleg, che erano le registrazioni abusive dei concerti; questo mercato clandestino portò diversi artisti a produrre e vendere le proprie registrazioni dei concerti. Ecco, questa fu una delle prime battaglie combattute contro la monopolizzazione delle grandi aziende. Negli anni Novanta vi furono altre battaglie contro le grandi major e le multinazionali. A mio avviso, il momento nel quale i discografici capirono che la musica poteva essere un’enorme fonte di guadagno fu il festival di Woodstock, ma nessuno immaginava che livelli avremmo raggiunto: ad oggi infatti gli artisti e il pubblico sono solamente un limone da spremere. La cosa che veramente mi rattrista è il fatto che la maggior parte dei giovani non si renda nemmeno conto di essere un oggetto in mano alle corporazioni».

Il suo disco preferito?

«Il più grande disco della storia è “Revolver” dei Beatles, che ha influenzato profondamente l’evoluzione della musica. Un altro capolavoro è “Pet Sounds” dei Beach Boys, fu la risposta americana a Revolver. Revolver fu però incredibilmente innovativo: composizione, registrazione, soluzioni tecniche, l'invenzione del loop. Gli Oasis e i Chemical Brothers sono già tutti lì».

*studenti del Liceo Wiligelmo, classe 4H

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