Turci si racconta: «Tutto è nato un po’ per gioco»
Il giornalista modenese a tu per tu con gli studenti del Wiligelmo
MODENA. Tommaso Turci, giornalista sportivo modenese di Dazn, ci racconta il calcio e l’evoluzione del giornalismo sportivo. Il suo percorso, tra gli altri, ha toccato anche la Gazzetta di Modena, dato che Turci è stato un collaboratore di questo giornale. Oggi è tra i principali bordocampista e telecronista di Dazn e anche sui social è molto seguito.
Come ha scelto di intraprendere la carriera di giornalista sportivo e cosa l’ha spinto verso questo percorso?
«Come spesso accade, tutto è nato un po’ per gioco. Sin da bambino sono stato appassionato sia di racconti che di sport e ciò mi ha portato man mano a sviluppare questa carriera. Facevo le telecronache al campetto dell'oratorio con i miei amici e facevo finta di intervistare i miei genitori al ristorante. Questo mi ha facilitato il percorso».
Quali somiglianze e differenze individua tra il giornalismo televisivo del passato e quello contemporaneo?
«Cambiando le generazioni è cambiato anche il modo di comunicare. Oggi, più della notizia, è importante il suo racconto. Vedendo i protagonisti da vicino si colgono delle sfaccettature che altrimenti andrebbero perse. Anche il modo di comunicare con le nuove generazioni è profondamente cambiato. È importante svilupparsi in questo senso, cioè stare al passo coi tempi per capire dove e come raccontare quella determinata notizia».
C'è una domanda che avrebbe voluto porre durante una sua intervista e che, per qualche motivo, non è riuscito a fare?
«Ce ne sono tante che avrei voluto fare, ma anche tante che, col senno di poi, avrei potuto evitare di fare. Quando si parte con questo mestiere il sogno è quello di intervistare, prima o poi, quelli che sono i propri idoli. Per quanto riguarda i campioni di oggi non ho nessun problema, mi sono sempre sentito molto vicino a loro. È importante costruire un'affinità con il protagonista. L'aspetto umano deve essere sempre posto prima di quello professionale».
Qual è stata, da bordo campo, la partita o l’intervista che più l’ha segnato e che non dimenticherà mai?
«Si può pensare che la partita più emozionante sia la partita più grande. Io scelgo sempre una partita molto particolare, che è Cagliari-Parma terminata 4-3, in piena pandemia da Covid, con lo stadio vuoto. Le emozioni che mi ha dato il goal del Cagliari che era sotto 1-3 e riesce a rimontare 4-3 all'ultimo minuto con tutti quanti i membri della panchina, lo staff e i giocatori in campo che si vanno ad abbracciare e che ti fanno venire la pelle d'oca, ti fa capire che il nostro mestiere è questo e che siamo il veicolo delle emozioni dei protagonisti. Tutto quello che c'è intorno è un qualcosa in più, ma la passione per il gioco, il calcio, il racconto ti portano a essere coinvolto».
Quale consiglio darebbe ai giovani che aspirano ad entrare nel mondo del giornalismo sportivo?
«Mettersi in discussione, senza paura, è importante sbagliare per crescere, perché se non si sbaglia non si migliora, ma soprattutto se non ci si mette in discussione con coraggio, non si può mai crescere. Non avere paura del giudizio delle persone, perché comunque tutti quanti possono imparare il mestiere e svilupparlo. E infine la passione. Se tu hai una passione forte, ti porterà sempre a fare dei sacrifici senza rendertene conto. Il consiglio è fare le cose con il massimo dell'impegno».
*studenti del Liceo Wiligelmo, classe 4H
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