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Scuola 2030

Educazione finanziaria: quanto siamo preparati?

di Hiba El Kidaoui, Lorenzo Poppi, Silvia Mistrorigo, Jilliene Faith Yambao e Angelica Leonora Anile*
Educazione finanziaria: quanto siamo preparati?

L’indagine degli studenti della 4I del Venturi con Azimut: solo 4 italiani su 10 rispondono bene alle domande di base

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MODENA. L’Italia è al 25° posto su 27 paesi sull’istruzione in materia finanziaria. Secondo le indagini OCSE più recenti, meno di quattro italiani su dieci rispondono correttamente alle domande base su concetti come inflazione, interesse composto o diversificazione degli investimenti. Esistono forti differenze tra il Nord e il Sud e negli ultimi anni si è ampliato anche il divario di genere nelle competenze economiche.

Molte persone si trovano a gestire decisioni economiche sempre più complesse senza aver mai ricevuto una vera formazione sul loro funzionamento. Tra i giovani il livello di informazione sul tema rimane molto basso, si trovano a gestire il denaro in un mondo diverso rispetto al passato e con pagamenti digitali, acquisti online e social media che spingono a consumare sempre di più. Quindi avere una buona conoscenza del settore finanziario è diventato fondamentale, tuttavia la maggior parte dei ragazzi, non avendo buone basi sulla materia, fatica a pianificare il proprio futuro.

Per questo è importante che si insegni ai giovani, ma più in generale a tutti, una base di educazione finanziaria.

Il decalogo, questo sconosciuto

Abbiamo intervistato diverse persone a Modena, facendo alcune domande sull'argomento: “Che cos’è il decalogo finanziario?”, solo chi ha svolto corsi universitari legati all'economia o ha studiato per anni ragioneria è riuscito a spiegarne i dieci punti base. Risponde così «Lo intuisco ma non lo so», Gabriele Poggiari, 67 anni. E ancora Roberto 59 anni che ironizza dicendo “Mi prendi in contropiede».

Al contrario invece Antonella Mirti e Marco Ginelli 60 e 65 anni: «Sostanzialmente è un vademecum che ti spiega come gestire le proprie finanze» sostenendo di non averlo imparato in famiglia o a scuola ma bensì chiedendo direttamente alla banca. Molti degli intervistati hanno risposto negativamente alla domanda sul decalogo, alcuni affermando di non averlo mai sentito; al chiedere invece cosa siano azione e l'obbligazione, le persone fermate si sono dimostrate preparate, avendo compreso la differenza tra i due negli anni maturati all'università.

«Sarebbe corretto parlarne dalla tenera età»

Ciò fa riflettere su un problema: l’educazione finanziaria è poco diffusa. Secondo quanto emerso nell'incontro con i consulenti di Azimut – gruppo che si occupa di gestione del risparmio – solo due giovani su dieci in Italia sono istruiti sull'educazione finanziaria e secondo Francesco Cuoghi e Mattia Pellino, due esperti che lavorano per il gruppo, «sarebbe corretto iniziare a parlarne fin dalla tenera età, a partire dalle elementari», spiegano, con delle “Pillole” come le hanno definite loro, «di più lezioni frontali di un’ora, durante il corso dell’anno scolastico». Secondo un altro studio invece, basato su un campione di 6612 partecipanti tra i 13 e 30 anni, compiuto dall’Agenzia Italiana per la Gioventù in collaborazione con STARTING FINANCE, attraverso un’ analisi del lessico, usato nei questionari, emerge che per i giovanissimi, “scuola” è la parola chiave: si avverte l’esigenza di un’istruzione formale e strutturata sui temi economico-finanziari. Tra gli adulti risultano invece con più forza termini come “investire”, “gestione” e “capire”; L'assenza di educazione finanziaria a scuola e la mancanza di fiducia nell’ambito, data dall’ignoranza stessa, sono ostacoli fortemente sentiti dalle persone comprese nella fascia di età tra i 13 e i 19 anni, che vedono l’educazione di queste tematiche come un mezzo per iniziare ad approcciarsi alla finanza e all'economia e potersi gestire in autonomia. E tu quanto ne sai di finanza?

Istituto Venturi, classe 4I

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