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Scuola 2030

L’arte al tempo del click: pura passione o investimento?

di Simone Bressan e Martina Muzzoni*
L’arte al tempo del click: pura passione o investimento?

Come cambia il valore delle opere nel XXI secolo

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MODENA. Sono trascorsi decenni, anni, secoli e millenni ed eccoci nel ventunesimo secolo, in cui quasi non si riconosce più il ruolo che l'arte ha sempre avuto, fin da quando l'uomo ha messo piede sul pianeta Terra.

Si è passati infatti dalle opere artistiche come forma di riconoscimento di un'intera tribù a un significato ancor più profondo nell'epoca rinascimentale. Durante questo periodo infatti i grandi signori fiorentini, come Cosimo de ' Medici, nel commissionare un'opera a Michelangelo, intendevano affermarsi a livello intellettuale, politico e sociale. Il ruolo dell’arte nella società è profondamente mutato dai tempi del Rinascimento, oggi l’approccio al collezionismo segue logiche diverse. Se un tempo l'arte serviva a dare l'immortalità a un casato, oggi ci troviamo a chiederci: quale valore guida le scelte dei collezionisti in un’epoca che consuma immagini alla velocità di un click? Abbiamo cercato la risposta nelle parole di chi, quel ponte tra storia e mercato, lo attraversa ogni giorno.

«Passione naturale e inaspettata»

Come ci spiega il gallerista modenese Antonio Verolino: «La passione per l’arte è qualcosa che sorge in modo naturale e alle volte inaspettato, ad esempio attraverso un viaggio tra le meravigliose città italiane, ricche di edifici storici e opere d’arte». Ci spiega poi meglio come oggi le nuove generazioni percepiscono l'arte: «Per i giovani l’arte è diventata una moda, controversa e provocatoria. Mentre in passato gli artisti venivano visti come personaggi che vivevano nel loro mondo e facevano un lavoro molto personale nei loro studi, ora sono visti come delle superstar. Anche Maurizio Cattelan, è diventato una figura importante tra i ragazzi grazie alle sue opere che suscitano clamore».

Secondo l’artista Mauro Roselli, invece, un grande artista può celarsi in chiunque, è infatti convinto che «l’arte e la propensione ad essa è intrinseca all’uomo, è una qualità innata di ogni persona e la passione può svilupparsi spontaneamente, in un qualsiasi momento della nostra vita».

Come cambia il committente

Per quanto riguarda invece il mondo delle commissioni è facile immaginarsi che un probabile committente sia un signore anziano e benestante. Ma è davvero ancora così o nel frattempo anche la figura

del committente è cambiata?

Antonio Verolino sostiene: «In Italia in particolare la situazione non è cambiata, infatti la fascia d’età che più commissiona opere d’arte è dai 60 anni in sù. Inoltre, nell’era contemporanea ci sono meno mecenati; quei pochi che ancora rimangono spesso decidono di aprire delle fondazioni costituite dalle loro collezioni sviluppate negli anni. Diversamente, all’estero, come a New York, anche ragazzi di 14 anni, se hanno le possibilità, iniziano a collezionare opere d’arte».

Mauro Roselli invece è convinto del contrario, infatti «dal momento che diverse persone raggiungono la ricchezza già in giovane età, ben presto queste ultime diventano anche committenti».

Il gallerista Verolino inoltre aggiunge: «Il 95% dei clienti acquista per il puro piacere di possedere delle opere d’arte, ma alcuni collezionisti acquisiscono quadri a scopo di investimento e speculazione. Solitamente, però, l’acquisto di un’opera è più legato ad un piacere personale e non solo al punto di vista di un guadagno».

*studenti del Liceo Venturi, classe 4I

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