Cristina Pavarotti: «Il talento rende speciali»
La figlia dell’indimenticato tenore modenese si racconta: «Nella musica significa riuscire a trasmettere qualcosa»
MODENA. «Il talento è quella specificità che nell’esecuzione di qualcosa rende una persona speciale». A raccontarlo è Cristina Pavarotti, figlia dell’indimenticabile Luciano Pavarotti, oggi produttrice musicale e attenta osservatrice delle nuove voci nella lirica, che un pomeriggio di aprile ha aperto le porte di casa sua ad alcuni ragazzi del Liceo Corni desiderosi di conoscere i segreti dietro al talento.
«Per me nella musica il talento è la capacità di trasmettere qualcosa di speciale agli altri perché la musica è l’arte più istintiva: tutti siamo in grado di cantare ma pochi sono in grado di dare spessore alla frase cantata». Ha poi aggiunto che, se nel canto pop possono anche esistere talenti spontanei, nella lirica è necessario un grande impegno, sia tecnico che fisico ed è qui che entra in gioco l’esperienza diretta. «Mio padre ha fatto lezioni di canto per sei anni con un maestro e dopo altri tre con un altro perché, nonostante avesse delle buone basi, si poteva ancora lavorare. Per lui erano molto importanti la salute e gli incontri».
Come si riconosce il talento
E, ultima parte non meno importante, lo studio delle opere e degli spartiti per trovare il suono giusto ed esprimerlo al meglio. Non a caso il successo di Luciano Pavarotti deriva da un equilibrio tra talento naturale e impegno. «Papà ha avuto una fortuna molto grande perché aveva una voce particolare con un timbro molto riconoscibile, ma un ruolo importante, oltre allo studio, lo ha avuto anche il palcoscenico, il suo terzo maestro come diceva lui, dove ha imparato a mettere in pratica ciò che imparava e a gestire emozioni e difficoltà».
Nel canto in generale ma soprattutto in quello lirico esistono diversi aspetti fondamentali per riconoscere un talento. Il primo è quello tecnico: «Questo piano riguarda l’essere intonati, bisogna avere la voce ed essere musicali, cioè riuscire ad andare a ritmo.
Nel canto lirico è particolarmente complesso perché ci sono molte tecniche e non tutti trovano quella giusta». Cristina ha poi evidenziato un altro elemento essenziale, il talento espressivo: «La capacità di dare significato alle frasi, interpretare il testo e trasmettere emozioni in modo autentico, il cosiddetto fraseggio». Infine, è fondamentale l’aspetto performativo, che include «presenza scenica, carisma e capacità di catturare l’attenzione del pubblico durante l’esibizione». Non bisogna mai dimenticare tuttavia che la genesi del talento è la passione perché aiuta ad alimentarlo e svilupparlo: «Dietro a quei cantanti che ti toccano l’anima c’è di sicuro la passione».
Come si gestisce il talento
Gestire il talento però è un altro paio di maniche. A tal proposito Cristina Pavarotti cita la grande soprano Mirella Freni quando diceva come fosse fondamentale per i cantanti lirici la tenuta psichica e circondarsi delle persone giuste che ti possono incoraggiare e sostenere. In proposito Cristina ha aggiunto: «Fare carriera è difficile, è una via stretta e ci passano in pochi perciò si perdono molti possibili talenti».
La figlia del tenore ha sottolineato infatti che per i giovani sarebbe fondamentale un periodo iniziale “in ombra”, necessario per crescere gradualmente. Un successo troppo precoce può bruciare il percorso: «Mio padre non ha avuto subito successo, mentre oggi un tenore con le sue qualità dopo tre mesi lo fanno esibire nei grandi palcoscenici e si brucia facilmente». Collegandosi a ciò, ha aggiunto: «Papà ha vissuto facendosi dominare dal talento, per lui era una grandissima responsabilità, a un certo punto della carriera ha capito di avere un dono e ha sentito il dovere di educarlo, svilupparlo e condividerlo, dedicando tutta la sua vita al canto». Il suo rapporto con la voce era molto intenso, tanto che la figlia ha affermato: «Luciano diceva d’essere schiavo della sua voce, la descriveva come una signora gentile, bella ma molto esigente».
Sbagliare come imparare
Sbagliare fa parte del proprio percorso, come ribadisce Cristina: «Nella vita conta sempre sbagliare se impari dai tuoi errori, se perseveri, no. Per un cantante lirico è meglio sbagliare durante le prove invece che sul palco, certamente, ma comunque il pubblico resta la bussola per il proprio miglioramento». Proseguendo su questo argomento ha detto: «Ho visto molte persone che partivano con delle voci che sembravano già completamente formate e molti si perdevano per strada sentendosi già arrivati. Il problema sta nel percorso, perché non basta vincere un talent, bisogna continuare a lavorare su se stessi». Le abbiamo allora chiesto del talento nella lirica al giorno d’oggi che, secondo lei, esiste ancora, ma il contesto è profondamente cambiato. Infatti dice: «L’opera lirica non è mai morta semplicemente si è spostato un po’ il baricentro nel mondo orientale».
A proposito di questo la figlia del tenore ha riflettuto su come riportare in auge la lirica in Italia, proponendo ad esempio di inserire la musica in tutte le scuole come materia fissa e consigliando di far esibire i ragazzi fin da piccoli per permettere loro di sviluppare sicurezza e competenza. Bisognerebbe inoltre introdurre iniziative dedicate, rinnovare il repertorio e, come già fece suo padre con il Pavarotti International e col gruppo dei Tre Tenori, sfruttare i mezzi di comunicazione per abbracciare un pubblico più ampio.
«Non dimenticate l’importanza della gavetta»
Le abbiamo allora chiesto se ci fosse qualcuno, oggi, in grado di eguagliare o superare il padre e ha risposto: «Mio padre lo sperava, amava l’opera e desiderava che nascessero altri cantanti capaci di andare oltre, perché l’opera doveva continuare a vivere». Quindi ha lanciato un messaggio ai giovani musicisti: «Continuate a studiare, a ricercare e non dimenticate l'importanza della gavetta. E’ sempre magico l’emergere di un talento, perché la musica fa anima, unisce le persone rendendole uguali e educa all’ascolto assoluto».
*studenti del Liceo Corni indirizzo Scienze applicate, classe 3A
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