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La “ricetta” di chef Marchini: «Alla fine conta lo studio»

di Dalia Chamsi, Elisa Svevi, Daniele Manfredi e Matteo Gallini*
La “ricetta” di chef Marchini: «Alla fine conta lo studio»

Il titolare dell’Erba del Re, ristorante stellato, e la sua visione: «Le proprie abilità restano sterili se non vengono coltivate»

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MODENA. «La passione è una forma di carburante, ma non ti fa fare neanche un chilometro da sola. Per muoverti hai bisogno di una scocca, di un motore, di gomme e di un volante. Senza questa struttura, fatta di determinazione, perseveranza, costanza e lungimiranza, anche una macchina con un serbatoio pieno di talento resta immobile. Ma quando le due cose si uniscono, il limite scompare: «Chi si fermerebbe ai dieci all’ora? Si va con il gas spremuto finché il motore può andare».

«Non penso di avere un talento speciale»

Questa è la metafora che lo chef modenese Luca Marchini, proprietario dell’Erba del Re, ristorante con una stella Michelin, ha voluto utilizzare per descrivere il talento. Tuttavia ci rivela: «Non ho mai pensato di avere un talento speciale, e tuttora non lo penso». Per lo chef, il successo è una conseguenza di inclinazioni personali e lavoro metodico. Il talento, ci ha spiegato, è una parola troppo impegnativa, meglio parlare di «essere inclini a una materia».

Ma la vera differenza la fa la consapevolezza delle proprie abilità innate, che rimangono sterili se non vengono coltivate. Il segreto? Lo studio. Ci tiene a precisare anche che il percorso non è mai privo di ostacoli, e qui Marchini tocca il tema delicato del fallimento: «Dopo il pianto deve arrivare lo studio dell’insuccesso perché solo chi ha il carattere per analizzare ciò che è andato storto può trasformare una sconfitta in una futura vittoria».

«Tutto è migliorabile»

Secondo lui tutti possono imparare a cucinare, ma c’è una differenza cruciale: cucinare per nutrirsi e cucinare per emozionare. Il salto di qualità avviene quando la tecnica permette di trasformare un bisogno quotidiano in un’emozione artistica. «Tutto ciò che fai è migliorabile», ci spiega, sottolineando che non importa la velocità con cui si procede, l’importante è non restare fermi. Sapendo della ricchezza culinaria all’interno del nostro territorio gli abbiamo chiesto: riuscire ad emergere in un contesto così d’eccellenza è una sfida maggiore?

«Dipende. Se si pensa solo alla competizione, sì. Ma se si guarda al proprio percorso personale, allora no. Ci sarà sempre qualcuno pronto ad apprezzare ciò che fai, purché sia autentico». Così ci ha spiegato lo chef, ribadendo che se ci si impegna in qualcosa, nulla può davvero fermarci. Pensa che ci sia bisogno di punti di riferimento nella crescita dei giovani? Marchini sostiene che avere persone che aiutino nel percorso di scoperta e sviluppo del proprio talento, è molto importante. Servono maestri che permettano di «alzare la testa dal proprio percorso», che insegnino a sapersi guardare intorno e avere una mentalità aperta al cambiamento e disposta ad assorbire informazioni. Possono essere utili per attirare nuovi talenti all’ambito culinario i programmi televisivi, purché sia privilegiata la parte divulgativa piuttosto che quella dello spettacolo: «ricordatevi sempre che sono su un palco» ci ha spiegato.

«Avere un’idea da interpretare»

Per esempio lui ha partecipato ad un programma su Sky Arte dove la cucina si approccia al prodotto e, in collaborazione con Massimo Montanari, uno studioso della gastronomia, si sono interessati principalmente alla storia culinaria piuttosto che al piatto in sé. Sapendo che possiede una scuola di cucina, dove ci siamo recati per incontrarlo, ci siamo interessati al suo metodo di insegnamento e ci ha condiviso la sua esperienza: «Io insegno le tecniche, mai le ricette. Leggere una ricetta non significa essere costretti a riciclarla, ma avere un’idea da interpretare».

Spiega anche di provare grande piacere nell’essere lui una figura di riferimento per i giovani e che ama insegnare ai ragazzi: «Penso di saper dare qualcosa, di poter dare qualcosa». E su una cosa Marchini ha una certezza: che si voglia diventare chef, meccanici o medici, la passione e il talento devono sempre essere supportati dallo studio. Perché non si finisce mai di imparare, nemmeno quando si è diventati un punto di riferimento per gli altri.

*studenti del Liceo Corni, classe 3A indirizzo Scienze applicate

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