Gazzetta di Modena

Modena

Scuola 2030

Vaccari indica la via: «Un maestro è utile»

di Antonio Ungaro, Davide Ghiddi, Filippo Baldini e Christian Firrincieli*
Vaccari indica la via: «Un maestro è utile»

Il pittore modenese agli studenti: «La consapevolezza non basta, serve sempre uno sguardo esterno per un giudizio»

5 MINUTI DI LETTURA





MODENA. Che cos’è davvero il talento artistico? Un dono, una conquista o una responsabilità? Per il pittore modenese Wainer Vaccari la risposta non è mai semplice o definitiva.

Nelle sue parole il talento è qualcosa di vivo, instabile, che “migliora e peggiora, va a momenti”, e che ha bisogno di essere riconosciuto ma anche continuamente messo alla prova. «Ho capito di avere una vocazione intorno ai 14-15 anni», racconta.

«Da soli non è sufficiente»

«Quando disegnavo un oggetto mi veniva bene. Ma la consapevolezza non basta: serve sempre uno sguardo esterno. Da soli non è sufficiente, il tuo giudizio è influenzato dall’ego, il parere degli altri è fondamentale. Ora certi lavori non riesco più a vederli e infatti chiedo sempre, ad esempio, a mia moglie». Prima di arrivare alla pittura, però, c’è stata la realtà. Vaccari racconta senza filtri i suoi inizi: il lavoro da vetraio, poi l’ingresso nello studio grafico della Panini. «Io facevo un po’ di tutto, dal magazzino allo studio grafico. Poi piano piano sono rimasto lì. Ho scoperto che dietro le figurine c’era un gran lavoro manuale. Ho fatto anche la fatidica rovesciata che ora è il logo della Panini ma non gli davo troppo peso all’epoca. Era la mia palestra, le mie belle arti».

Al centro della sua idea di talento c’è il disegno. «Se uno ha talento nel disegno deve farlo tutti i giorni. Diventa quasi una tossicità», dice. «Il disegno è la base. Il segno è qualcosa di vergine, nasce dal tuo sapere, è come il foglio per un poeta: il punto di partenza». E ancora: «A me piacciono tantissimo i disegni, più dei quadri». Ma il talento, da solo, non basta. «Lo studio conta al 90%. Io mi arrabbio quando sento dire che non serve».

«Bisogna lavorare sempre»

Autodidatta, Vaccari insiste sulla disciplina come condizione necessaria: «Bisogna lavorare sempre. Un po’ come diceva Picasso: gli altri parlano, io ho sempre lavorato». Gli abbiamo poi chiesto qual è stato e qual è il rapporto con Modena che, come ci racconta, non è stato semplice o immediato. «Non so se Modena abbia davvero aiutato il mio successo», ammette Wainer Vaccari. «Io sono nato qui, poi sono stato in Svizzera e sono tornato. Non è stato un percorso lineare». Negli anni della sua formazione, la città viveva una fase artistica particolare, segnata anche dall’influenza dell’arte povera. «Mi sono trovato in un momento in cui non disegnava più nessuno», racconta. «C’era questa idea di prendere un oggetto che aveva un contesto, lo portavi in galleria e lo decontestualizzavi. Lavoravo in questa situazione dove non c’era nessuno che disegnava e io mi sentivo un po’ fuori posto».

E non sono mancati anche momenti difficili. «Una volta feci vedere dei miei lavori e mi dissero che non riuscivano nemmeno a immaginarseli in una galleria», ricorda. «Mi arrabbiai tantissimo, il giorno dopo spaccai tutto. Modena in quegli anni era così, me la sono dovuta conquistare piano piano», aggiunge. Nel suo processo creativo, immaginazione e costruzione si intrecciano continuamente: «Bisogna diventare come degli sceneggiatori del cinema», spiega.

«Come costruire con i Lego»

«Io mi metto davanti allo specchio e imito delle posizioni. È una costruzione vera e propria». E aggiunge: «Una volta che siete bravi a disegnare dovete predisporvi al mondo visivo. Se volete fare questo, dovete farlo a memoria. Bisogna guardare tutto: il battiscopa, il cielo, le nuvole. È l’unico modo per avere un archivio mentale. La memoria poi esce dal braccio». Nel suo lavoro, l’istinto gioca un ruolo importante, ma non è mai isolato. «Si parte da un’idea, ma il risultato cambia durante il processo. È come costruire con i Lego: inizi in un modo e poi magari modifichi tutto».

L’obiettivo resta però chiaro: «Fare qualcosa che non esiste, qualcosa che devi inventare tu». Sono parole che abbiamo capito non appena siamo entrati nell’atelier dove il pittore modenese lavora e in cui ci ha ospitato per questa intervista. Uno spazio tutt’altro che ordinato: pennelli sparsi, colori aperti e tele ovunque, quadri appoggiati e appesi alle pareti. Un ambiente di lavoro reale, in continuo movimento, dove le opere prendono forma tra prove e cambiamenti. Per Vaccari, talento e passione non coincidono necessariamente. «Sono cose diverse. Io sono appassionato di tennis ma non lo so giocare». E ancora più netto è il rifiuto di legare il talento al successo: «Il successo non va mai inseguito. Bisogna andare per conto proprio, seguire il proprio pensiero, il resto arriva da sé». Eppure il talento è fragile, va protetto.

Custodi del talento

«Bisogna esserne custodi», sottolinea. «Molti hanno qualcosa dentro ma non riescono a tirarlo fuori. Serve anche qualcuno che lo riconosca, e il coraggio di provarci. Era venuta una ragazza del Venturi che mi ha fatto vedere delle piccole cose che per me erano misere. Per questo la misi senza scarpe, così poteva sentire bene il pavimento, davanti a una grande tela e le feci disegnare un teschio, lo fece bene. Ho capito che lei ha talento e aveva anche il coraggio di provare. Il talento ha bisogno di un maestro».

Nella sua visione, il talento non è mai statico. «Va a momenti, migliora e peggiora», ammette. E soprattutto è profondamente legato alla vita: «Succede anche che sparisca, quando qualcosa ti colpisce. La vita entra nel lavoro, ma deve entrarci nel modo giusto». Oggi, guardando al suo percorso, Vaccari non ha dubbi: «Per me il talento è un dono. Gli voglio bene». Ma è un dono che chiede dedizione totale, quasi monastica. «Non riesco a dipingere se qualcun altro mi guarda». Questo aspetto più personale e riservato si riflette nel suo modo di vedere l’arte: «Io il mio lavoro lo vivo come un viaggio», conclude. «E la cosa più bella è il durante. Non l’inizio, non la fine».

*studenti del Liceo Corni indirizzo Scienze applicate, classe 3A

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google