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Buchegger con Modena nel cuore: «Ho visto ragazzi mollare subito»

di Thomas Prampolini, Davide Pedrazzi, Mattia Sala e Giovanni Golinelli*
Buchegger con Modena nel cuore: «Ho visto ragazzi mollare subito»

Il pallavolista austriaco incontra gli studenti del Corni

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MODENA. Cosa definisce un talento? È un dono naturale, una predisposizione che si manifesta fin da subito, oppure il risultato di anni di lavoro, allenamenti e sacrifici? Per Paul Buchegger, atleta che ha scalato le gerarchie della pallavolo europea partendo dall’Austria fino ad arrivare a vestire la maglia del Modena Volley, la risposta non è mai scontata.

Nelle sue parole, il talento è qualcosa che va coltivato con disciplina e consapevolezza per trasformarsi in realtà. Ci sono percorsi che iniziano con un dono, ma che richiedono coraggio per essere portati a compimento. Paul Buchegger, che calca i campi della Superlega con Modena Volley, ha vissuto sulla propria pelle cosa significhi difendere il proprio potenziale. Il talento per lui non è solo una dote innata, ma anche il risultato di esperienze formative e dell’ambiente in cui si cresce. Quando noi studenti del Liceo Corni lo incontrano, Paul è diretto nel descrivere la sua visione: il talento è una base, ma è la mentalità a fare davvero la differenza.

Cosa definisce davvero il talento?

«Il talento, secondo me, è come ti muovi, come impari i gesti tecnici e quanto velocemente riesci ad adattarti a quello che ti dice l’allenatore. Alcuni fanno subito quello che viene richiesto, altri fanno più fatica. C’è anche una certa sensibilità per la palla, una capacità di controllo che si sviluppa nel tempo. Ma non si nasce già completi. Sicuramente qualcosa ce l’hai, ma tanto dipende anche da quello che fai da piccolo, da quanto giochi e da quanti sport provi».

Il talento può essere sprecato?

«Sì, può essere sprecato al 100%. Il talento non basta. Ho visto tanti ragazzi molto forti che hanno mollato perché non avevano la giusta mentalità o si sono lasciati distrarre da altre cose. Non basta essere bravi da giovani, serve la testa giusta e la voglia di migliorarsi ogni giorno. C’è sempre qualcuno più forte di te, quindi se vuoi arrivare devi continuare a lavorare».

Qual è stata la svolta nel suo percorso di crescita?

«Ho praticato diversi sport durante l'infanzia, tra cui tennis, pallamano e calcio, prima di scegliere la pallavolo. A 14 anni sono andato via di casa per entrare in un’accademia in Austria. «All’inizio è stato difficile lasciare famiglia e amici, ma mi sono adattato velocemente perché ero insieme ad altri ragazzi che vivevano la stessa esperienza. Lì c’era una grande organizzazione tra scuola e sport. Era impegnativo perché dovevi conciliare tutto, ma allo stesso tempo ti aiuta a crescere molto velocemente. Essere lontano da casa così presto mi ha fatto diventare più indipendente».

Come si gestisce il confronto con livelli più alti?

«Durante i primi anni in Austria ero spesso tra i migliori della mia categoria, ma quando siamo andati a giocare contro squadre di altri paesi, ho visto che c’erano giocatori molto più forti. Lì ho capito che se volevo fare qualcosa dovevo continuare a lavorare e non pensare di essere arrivato. Non basta distinguersi nel proprio contesto: bisogna uscire dalla propria zona di comfort. Ho visto ragazzi con tanto talento smettere presto; magari pensavano che bastasse quello».

Quale consiglio darebbe ad un giovane atleta?

«Non bisogna mollare. Anche se ci vuole più tempo rispetto ad altri, con il lavoro e la costanza si può arrivare. Bisogna ascoltare gli allenatori, accettare i consigli e lavorare sui propri difetti. Da giovane devi lavorare su quello che non ti riesce bene. Io, per esempio, facevo fatica in difesa. Ho dovuto imparare la tecnica e migliorare, perché a un certo livello tutti devono saper fare tutto. Non esiste qualcuno che è già completo».

In definitiva, cosa conta di più: talento o lavoro?

«Sono entrambi fondamentali. Serve disciplina per essere costanti, e senza costanza non si va da nessuna parte. Puoi avere le opportunità e le persone giuste intorno, ma devi essere tu poi a sfruttarle».

*studente del Liceo Corni indirizzo Scienze applicate, classe 3A

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