La musica divisa tra click e puntina: «Con il vinile esperienza autentica»
Menabue (Dischinpiazza): «Lo streaming rende tutto troppo facile»
MODENA. Lo streaming ha rivoluzionato il mondo della musica, ma i negozi fisici lottano ogni giorno per un'idea di musica diversa. Questo conflitto divide l'industria tra comodità digitale e passione tangibile, con impatti profondi su artisti, consumatori e venditori.
Il disaccordo in verità è più culturale che reale: i due fenomeni non sono sempre in contrapposizione ma convivono e rispondono a bisogni diversi. Il motivo per cui spesso si pensa che esista un contrasto tra streaming e prodotti musicali fisici nasce dal fatto che questi due formati rappresentano modi quasi opposti di vivere la musica, sia dal punto di vista pratico che culturale.
Da un lato, lo streaming offre accesso immediato a un catalogo praticamente infinito di brani: con un abbonamento relativamente economico è possibile ascoltare qualsiasi artista, ovunque e in qualsiasi momento, passando da una canzone all'altra in pochi secondi. Questa comodità ha trasformato la musica in un servizio continuo, sempre disponibile, perfetto per accompagnare la vita quotidiana.
Dall'altro lato per esempio il vinile si colloca all'estremo opposto. Non è semplicemente un supporto musicale, ma un oggetto fisico che coinvolge più sensi: la copertina, il gesto di appoggiare la puntina, maneggiare il disco. Questo crea un'esperienza più lenta e intenzionale, in cui l'ascolto diventa quasi un rituale. Il vinile è anche un oggetto da collezione, con un valore estetico e simbolico forte: rappresenta al meglio i gusti personali, l'identità musicale e spesso anche un legame emotivo con l'artista, e in tutto e per tutto un'opera d'arte.
Noi studenti della 3D del Liceo Corni abbiamo incontrato Roberto Menabue, proprietario di "Dischinpiazza", uno dei pochi negozi di dischi rimasti sul territorio modenese.
Come è cambiato il settore da quando ha iniziato?
«Quando ho iniziato a lavorare, negli anni '80 non esisteva internet e nessuno dei servizi di cui ora si usufruisce per ascoltare la musica. A Modena c'erano almeno 15 negozi di dischi mentre ora siamo in pochi».
Qual è il vero problema dell'era digitale per la musica?
«Il vero dramma dell'avvento della tecnologia nel mondo della musica non è il digitale, è normale che al giorno d'oggi la gente ascolti la musica in streaming. È che tutto è diventato troppo facile, cioè immediato e molto veloce. C'è troppa musica, ne viene prodotta troppa, perché fare musica al giorno d'oggi è diventato troppo facile. La musica si brucia a una velocità pazzesca. Non c'è quasi più niente che dura nel tempo, perché il click continuo ti porta a passare da una roba all'altra velocissimamente senza soffermarsi con attenzione».
Come è cambiata l'economia per gli artisti?
«Una volta gli artisti guadagnavano con le vendite dei dischi. Al giorno d'oggi campano di concerti. E infatti una volta andare a un concerto costava 20.000 lire e adesso costa 200 euro». E per gli artisti emergenti? «Molti di quelli che esplodono per pochi mesi poi spariscono. La visibilità garantita dallo streaming può essere immediata, ma raramente duratura: per la maggior parte degli artisti emergenti, anche quelli che godono di iniziale popolarità, i rischi economici restano molto elevati».
Quanto guadagna davvero un artista dallo streaming?
«L'altro giorno leggevo un'intervista a Paul Weller, uno dei più grandi musicisti inglesi degli anni '70-'80. Diceva che nel suo ultimo album ha fatto 9 milioni di streaming solo in Inghilterra. E da Spotify ha avuto 3.000 sterline, circa 5.000 euro».
Come stanno andando le vendite fisiche?
«Un disco di successo al giorno d'oggi in Italia, di copie fisiche, fa 20.000 copie. Una volta un disco di successo faceva 1 milione di copie. Da metà anni '90 fino al 2010 erano sostanzialmente spariti dalla circolazione. La riesplosione è stata intorno al 2015 e soprattutto dopo la pandemia. E il vinile ha riportato nei negozi i ragazzi giovani».
Come è cambiato il modo di ascoltare la musica?
«Adesso, avendo tutto a disposizione, si ascolta quasi tutto con poca attenzione. Anche le cose che meriterebbero non durano. Quando ero giovane c'erano dei dischi che si ascoltavano per mesi con ossessione poiché potevi permetterti di comprarne alcuni, non tutti; al giorno d'oggi con 10 euro fai un abbonamento a Spotify e hai tutto lo scibile umano».
Come vede il futuro del settore?
«Quando ho iniziato a lavorare nell'85, c'erano praticamente solo i dischi e le cassette. Un paio d'anni dopo sono esplosi i CD e se quando è esploso il CD mi avessero detto che dopo quindici anni il mondo della musica sarebbe diventato quello che è oggi, avrei pensato a una cosa quasi distopica. Non ho quindi minimamente idea di come sarà il mondo della musica tra dieci anni».
L’opinione pubblica rimane spaccata tra gli estimatori del vinile e gli ascoltatori dello streaming, rivelando quindi che non si tratta di un conflitto ma di una spaccatura culturale. La vera risposta è bensì trarre il meglio dai due mondi, riuscendo a far convivere disponibilità della musica streaming con un'esperienza senza tempo, e senza dubbio più evocativa, che può dare un 33 giri.
*studenti del Liceo Corni, classe 3D
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