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Pivetti (Ctb): «Costi esorbitanti dell’energia, puntiamo sul rinnovabile»

di Matteo Baricchi, Alberto Giusti, Giulia Manzini, Stefano Muzzarelli, Matilde Rossi e Chiara Saguolo*
Pivetti (Ctb): «Costi esorbitanti dell’energia, puntiamo sul rinnovabile»

Gli studenti del Corni intervistano il plant manager di Ctb Trattamenti Termici

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MODENA. Prezzi delle materie prime in costante aumento, energia fuori controllo e bollette che sembrano non finire mai. È questo lo scenario con cui oggi si confrontano le piccole e medie imprese del territorio modenese, strette tra crisi energetica, instabilità internazionale e gli effetti dei conflitti globali.

Noi della classe 3D del Liceo Scientifico Corni di Modena, abbiamo voluto capire cosa sta succedendo davvero “dietro le quinte” delle aziende del nostro territorio, specialmente sul fronte dei costi energetici, schizzati alle stelle. Abbiamo incontrato due imprenditori appartenenti a realtà molto diverse: Massimo Pivetti, plant manager di Ctb Trattamenti Termici, un’azienda industriale ad alto consumo energetico, e Tiziano Rossi, titolare di Gastronomia La Ducale s.r.l., attiva nel settore alimentare. Due mondi lontani, ma colpiti dallo stesso problema: l’aumento dei prezzi.

Ne è nata un’intervista doppia per confrontare le loro reazioni alla crisi.

Pivetti, partiamo dalle basi. Come definireste la vostra attività e quanto pesa l’energia nel vostro lavoro quotidiano?

«Ctb è un’azienda energivora con un consumo elevato sia di metano che di energia elettrica. È chiaro che per noi il gas e la corrente non sono solo voci di spesa, ma il carburante fondamentale per i forni che trattano i metalli».

Tutti parlano della guerra in Ucraina come causa di ogni male. È davvero così o i problemi sono iniziati prima?

«C’è un po’ di confusione su questo punto. In realtà l’aumento dei prezzi ha avuto inizio molti mesi prima dell’invasione russa dell’Ucraina, dalla seconda metà del 2021. Questa situazione è stata il risultato di una combinazione di fattori definita dagli economisti come una “tempesta perfetta”. Tra le cause ci sono la ripresa post-Covid che ha fatto impennare la domanda globale e il fatto che la Russia prima della guerra ha limitato le vendite di gas sul mercato europeo, mentre Cina, Giappone e Corea del Sud hanno cercato di sostituire il carbone con il gas».

Oltre alla geopolitica, ci sono anche le nuove regole ambientali europee. Pesano molto sui vostri bilanci?

«Queste regole pesano moltissimo. L’Unione Europea ha obbligato le aziende inquinanti ad acquistare permessi per ogni tonnellata di CO2, e nel corso del 2021 il prezzo di queste quote è raddoppiato. Questo ha spinto molte aziende a spostarsi sul gas, facendo esplodere ulteriormente domanda e prezzi».

Come avete reagito operativamente per non affondare sotto questi costi? Avete cambiato il modo di lavorare o i fornitori?

«Noi abbiamo puntato tutto sull’efficienza interna. Abbiamo lavorato molto sull’ottimizzazione dei processi per ridurre al minimo le inefficienze. È l’unico modo per contenere i costi senza abbassare la qualità. Ma purtroppo non è bastato in quanto per sostenere l’aumento notevole dei prezzi degli ultimi anni dell’energia e quindi dei costi abbiamo dovuto aggiornare il nostro listino di vendita chiedendo un contributo ai nostri clienti».

Guardiamo al futuro. Qual è la strada per uscire da questa crisi e restare competitivi?

«Non bisogna fermarsi, anche se fa paura. Per rimanere competitivi sul mercato occorre continuare a investire anche se la situazione geopolitica mondiale è a dir poco tempestosa. Una soluzione concreta su cui stiamo lavorando è l’autonomia energetica: stiamo valutando l’installazione dei pannelli fotovoltaici sul tetto della sede principale».

*studenti del Liceo Corni, classe 3D

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