Don Benassi: «Essere qui mi ridà coraggio»
Il parroco di San Donnino, don Giovanni Benassi, è stato aggredito nella sua canonica e pestato a sangue da 4 uomini. Nulla è stato rubato. Le modalità dell'aggressione sembrano più quelle di una spedizione punitiva. Don Benassi è stato ricoverato a Baggiovara con ferite alla testa e alle braccia. Tre le ipotesi, c'è quella che si sia però trattato di uno scambio di persona e che il possibile obiettivo fosse il parroco della vicina Collegara-San Damaso, impegnato sul fronte del contrasto al racket della prostituzione delle africane
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E’ tornato nella sua chiesa di San Donnino, Don Benassi, il parroco 56enne che è stato brutalmente aggredito mercoledì sera da quattro malviventi. Don Benassi è stato dimesso, nella mattinata di sabato, per sua volontà dal reparto di Medicina 2 del Policlinico dove era ricoverato per un trauma cranico, una costola incrinata e lesioni al volto. Il parroco ha espresso subito il desiderio di ritornare fra i suoi fedeli. Ancora sconosciuto il movente del pestaggio, si suppone si tratti di uno scambio di persona. La polizia sta indagando senza escludere nessuna pista.
«La forza usata contro qualcuno non ha niente a che fare con Dio - sono queste le parole proferite da Don Benassi durante l’omelia nella Messa di ieri delle 18.30 - con la violenza non si costruisce niente. Vi ringrazio per la solidarietà che mi avete dimostrato. Nella sofferenza mi fa sentire bene la vicinanza degli altri e mi toglie ulteriore angoscia». Ha anche voglia di tornare a sorridere Don Benassi: «Certo avrei preferito non avere sofferenze e non vivere questa situazione penosa. Ringrazio tutti di cuore, in tanti mi hanno scritto e mi hanno telefonato, purtroppo non sono riuscito a rispondere a tutti, ancora grazie di cuore, domenica prossima sarò qui per celebrare le comunioni».
Si conclude così la Messa, ma il parroco è ancora visibilmente scosso. Non ha troppa voglia di parlare Don Benassi, i toni sono contenuti, sobri: «Sto abbastanza bene, mi fa piacere essere qui questa sera». Gli chiediamo quali i motivi della decisione di abbandonare il reparto di Medicina 2 del Policlino. «Mi sento abbastanza bene» risponde. «Perché restare ancora in ospedale? Non ne ho bisogno, in più stare qua mi dà forza, mi dà coraggio, volevo essere qui questa sera, la mia presenza è un segnale importante, anche per me, ho bisogno della solidarietà della gente. Quando sono in dialisi spesso ho problemi di pressione bassa, a volte mi sento più affaticato di quello che sono stasera, non mi sono stancato a fare la Santa Messa, avevo bisogno di essere qui». E ancora continua: «I ricordi, l’ho già detto, sono frammentari, sono confusi, ricordo solo due momenti: uno, quello in cui ho aperto e mi si sono avventate addosso queste persone, posso dire solo che erano persone di pelle bianca, sui 35 anni, con la barba incolta, poi mi sono ritrovato a terra. Non ricordo nemmeno se hanno parlato, se mi hanno detto qualcosa. Ma non chiedete a me un giudizio su quanto è successo». Qualcuno interviene e dice che alcuni fedeli avrebbero sperato di vedere gli impostori al momento della Messa in ginocchio in chiesa per chiedere perdono, Don Benassi interviene fermo: «Non proponetemi dei melodrammi, non mi interessano queste cose. Sapete, la parrocchia non è come una casa, quando qualcuno viene a bussare non succede come a casa propria che si può decidere di non aprire, qui le persone sono invitate a bussare, qui ognuno è il benvenuto, come si fa a sapere chi c’è dall’altra parte della porta?». «Ma dopo che succedono cose del genere uno si sente esposto. Ora non mi fido più a restare qui da solo, non riuscirei più a starci. La cosa che speventa di più è proprio la mancanza di un motivo, di una ragione. Se fossero venuti qui per prendere qualcosa, se avessero rubato, mi sarei dato ragione di quello che stava succedendo, ma così è come annaspare nel buio». Interviene Eugenio Galavotti, medico del parroco, nonché amico: «Ci siamo rimasti molto male. Non abbiamo idea del movente, si continua a pensare ad uno scambio di persona. Ora Don Benassi vive presso il Confratello Braglia, non se la sente più di star qui da solo, questa sarà comunque una sistemazione temporanea, andrà presso la Casa del Clero a Cognento. Don Benassi non voleva che si sapesse quello che è successo, ma sono convinto che un fatto di tale gravità fosse doveroso renderlo pubblico». Parole per esprimere la costernazione anche da parte dei fedeli che si dicono estremamente colpiti dalla violenza dell’evento come Francesco e Giusy Sicari: «E’ assurdo, non riusciamo a capire. Don Benassi ci è molto caro, lui non solo sa spiegare, ma si sforza di vivere nella parola di Cristo, per noi è come un fratello». Anche Bartolomeo Koomson, studente in Meccanica di 23 anni «Vengo qui ogni domenica per la Santa Messa, don Giovanni ha sempre una parola di conforto per noi giovani, quello che è successo è un fatto estremamente grave».

«La forza usata contro qualcuno non ha niente a che fare con Dio - sono queste le parole proferite da Don Benassi durante l’omelia nella Messa di ieri delle 18.30 - con la violenza non si costruisce niente. Vi ringrazio per la solidarietà che mi avete dimostrato. Nella sofferenza mi fa sentire bene la vicinanza degli altri e mi toglie ulteriore angoscia». Ha anche voglia di tornare a sorridere Don Benassi: «Certo avrei preferito non avere sofferenze e non vivere questa situazione penosa. Ringrazio tutti di cuore, in tanti mi hanno scritto e mi hanno telefonato, purtroppo non sono riuscito a rispondere a tutti, ancora grazie di cuore, domenica prossima sarò qui per celebrare le comunioni».
Si conclude così la Messa, ma il parroco è ancora visibilmente scosso. Non ha troppa voglia di parlare Don Benassi, i toni sono contenuti, sobri: «Sto abbastanza bene, mi fa piacere essere qui questa sera». Gli chiediamo quali i motivi della decisione di abbandonare il reparto di Medicina 2 del Policlino. «Mi sento abbastanza bene» risponde. «Perché restare ancora in ospedale? Non ne ho bisogno, in più stare qua mi dà forza, mi dà coraggio, volevo essere qui questa sera, la mia presenza è un segnale importante, anche per me, ho bisogno della solidarietà della gente. Quando sono in dialisi spesso ho problemi di pressione bassa, a volte mi sento più affaticato di quello che sono stasera, non mi sono stancato a fare la Santa Messa, avevo bisogno di essere qui». E ancora continua: «I ricordi, l’ho già detto, sono frammentari, sono confusi, ricordo solo due momenti: uno, quello in cui ho aperto e mi si sono avventate addosso queste persone, posso dire solo che erano persone di pelle bianca, sui 35 anni, con la barba incolta, poi mi sono ritrovato a terra. Non ricordo nemmeno se hanno parlato, se mi hanno detto qualcosa. Ma non chiedete a me un giudizio su quanto è successo». Qualcuno interviene e dice che alcuni fedeli avrebbero sperato di vedere gli impostori al momento della Messa in ginocchio in chiesa per chiedere perdono, Don Benassi interviene fermo: «Non proponetemi dei melodrammi, non mi interessano queste cose. Sapete, la parrocchia non è come una casa, quando qualcuno viene a bussare non succede come a casa propria che si può decidere di non aprire, qui le persone sono invitate a bussare, qui ognuno è il benvenuto, come si fa a sapere chi c’è dall’altra parte della porta?». «Ma dopo che succedono cose del genere uno si sente esposto. Ora non mi fido più a restare qui da solo, non riuscirei più a starci. La cosa che speventa di più è proprio la mancanza di un motivo, di una ragione. Se fossero venuti qui per prendere qualcosa, se avessero rubato, mi sarei dato ragione di quello che stava succedendo, ma così è come annaspare nel buio». Interviene Eugenio Galavotti, medico del parroco, nonché amico: «Ci siamo rimasti molto male. Non abbiamo idea del movente, si continua a pensare ad uno scambio di persona. Ora Don Benassi vive presso il Confratello Braglia, non se la sente più di star qui da solo, questa sarà comunque una sistemazione temporanea, andrà presso la Casa del Clero a Cognento. Don Benassi non voleva che si sapesse quello che è successo, ma sono convinto che un fatto di tale gravità fosse doveroso renderlo pubblico». Parole per esprimere la costernazione anche da parte dei fedeli che si dicono estremamente colpiti dalla violenza dell’evento come Francesco e Giusy Sicari: «E’ assurdo, non riusciamo a capire. Don Benassi ci è molto caro, lui non solo sa spiegare, ma si sforza di vivere nella parola di Cristo, per noi è come un fratello». Anche Bartolomeo Koomson, studente in Meccanica di 23 anni «Vengo qui ogni domenica per la Santa Messa, don Giovanni ha sempre una parola di conforto per noi giovani, quello che è successo è un fatto estremamente grave».
